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Omicidio Grande, la Dda di Catanzaro chiede 12 anni per il pentito Mirarchi

di Gabriella Passariello- Ha ricostruito i fatti di indagine il pm della distrettuale di Catanzaro Debora Rizza sul delitto di Luigi Grande, che vede imputato per omicidio, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, detenzione illegale di armi, tutti reati aggravati dalla mafiosità Santino Mirarchi, 37 anni di Catanzaro, giudicato con rito abbreviato. Aggravanti alle quali si aggiungono quelle delle crudeltà e delle sevizie dovute ad un’integrazione del capo di imputazione avvenuta durante l’udienza tenutasi il 5 novembre scorso su richiesta dell’avvocato di parte civile Anselmo Torchia. Durante la requisitoria il magistrato ha parlato del contesto storico-culturale in cui è stato commesso il fatto di sangue, maturato nell’ambito della faida tra la cosca Cossari e quella dei Catarisano, del tentato omicidio di quest’ultimo e della scomparsa di Grande per poi chiedere 12 anni di reclusione nei confronti del collaboratore di giustizia. Il difensore del pentito, l’avvocato Michele Gigliotti, si è opposto sia alle aggravanti della crudeltà e delle sevizie che a quella della premeditazione: le prime, perché contestate in un momento successivo a quello in cui l’imputato è stato ammesso al rito abbreviato, la seconda, perché Santino, secondo il legale non aveva programmato di uccidere Grande, ma avrebbe voluto estorcergli un’informazione. Il gup Antonio Battaglia ha aggiornato l’udienza al prossimo 18 marzo per eventuali repliche e sentenza.

 Il testimone oculare e l’inganno

Secondo le ipotesi accusatorie, il pentito, il 12 agosto 2009,  per acquisire informazioni sulla scomparsa di Giuseppe Fraietta, avvenuta quattro giorni prima in località Fortuna, nel quartiere marinaro del capoluogo di regione e della quale era ritenuto testimone oculare, avrebbe condotto con l’inganno Luigi Grande in un casolare disabitato a Manganella nel Comune di San Floro dove, dopo averlo picchiato, utilizzando anche un bastone, lo avrebbe ucciso con due colpi di arma da fuoco, che lo hanno raggiunto alla testa, per poi tentare di distruggere ogni traccia bruciando il cadavere, i cui resti sono stati ritrovati  il 29 novembre di quello stesso anno.

Per l’accusa l’ omicidio è premeditato

Un omicidio premeditato in risposta all’uccisione di Giuseppe Fraietta appartenente alla cosca Cossari, attiva nel territorio di Roccelletta di Borgia e contrapposta alla famiglia Catarisano. Un fatto di sangue che si inseriva in una sanguinosa faida interna per la supremazia ed il controllo delle attività illecite nel territorio di Roccelletta di Borgia e in zone limitrofe. Il collaboratore di giustizia risponde anche di detenzione illegale di armi in luogo pubblico: avrebbe portato con sé due pistole, una delle quali utilizzate per sparare mortalmente Luigi Grande.

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