Omicidio Pagliuso a Lamezia, chiesto in appello per il killer l’ergastolo con l’aggravante mafiosa

Il magistrato ha invocato ai giudici della Corte di assise appello di Catanzaro il riconoscimento della mafiosità esclusa in primo grado

“Fine pena mai”. Dopo cinque ore di requisitoria il sostituto procuratore generale della Corte di assise appello di Catanzaro Luigi Maffia ha chiesto la conferma dell’ergastolo sentenziata dal gup a dicembre 2021 nei confronti di Marco Gallo, 38 anni, accusato di essere il killer del noto penalista Francesco Pagliuso, ucciso a colpi di pistola la sera del 9 agosto 2016, mentre si trovava a bordo della sua auto appena parcheggiata nel giardino dell’abitazione lametina.

Inoltre il magistrato ha invocato il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, crollata in primo grado al termine di un processo in cui investigatori e inquirenti, che hanno indagato per oltre un anno alla soluzione del caso, sono riusciti a riscontrare diverse analogie con gli altri due omicidi per i quali Gallo si trova già in carcere da luglio 2017, quello di Gregorio Mezzatesta, il dipendente delle Ferrovie della Calabria ucciso a Catanzaro la mattina del 24 giugno 2017 e di Francesco Berlingieri, il fruttivendolo freddato dinanzi al suo negozio a Lamezia Terme nel gennaio dello stesso anno, omicidi rispetto ai quali a Gallo sono stati inflitti due ergastoli. 

Il sopralluogo del finto podista

Le analogie con gli altri due omicidi  hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di individuare, attraverso la telecamera di via Marconi, il finto podista in maglietta e calzoncini che si aggirava nelle sere precedenti all’omicidio Pagliuso in orari improbabili attorno alla villa dell’avvocato. Circostanze nelle quali era presente l’auto dello stesso Gallo, una Bmw station wagon. L’imputato, secondo le ipotesi accusatorie dopo vari sopralluoghi e appostamenti avrebbe atteso il rientro a casa della vittima a bordo della sua Volkswagen Toureg, si sarebbe avvicinato allo sportello del finestrino abbassato dal lato guida esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco, tre dei quali lo hanno raggiunto in testa.

Le parti civili

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 12 marzo, giorno in cui sono previste le arringhe difensive della parti civili  (l’Organismo congressuale forense rappresentato dall’avvocato Gianfranco Barbieri, i genitori della vittima rappresentati dall’avvocato Salvatore Staiano, la sorella Angela Rita Pagliuso, rappresentata dall’avvocato Nunzio Raimondi,  la sorella Assunta Antonia Pagliuso, difesa dal legale Aldo Ferraro, la moglie Antonella  Divasto, difesa dal legale Enzo Galeota, l’Ordine degli avvocati di Lamezia Terme, la Camera penale, i Comune di Lamezia e di Soveria Mannelli), e la Corte di assise appello ha calendarizzato una seconda udienza quella del 23 aprile, in cui sono previste le arringhe difensive.

L’operazione Reventinum

Nell’ indagine Reventinum è emerso che Gallo era al servizio degli Scalise, vicino a Luciano Scalise, considerato dalla Dda, insieme al fratello Pino, il mandante dell’omicidio Pagliuso, entrambi condannati al carcere a vita (LEGGI QUI) . Ed è proprio in questa faida tra cosche che si inquadrerebbe il delitto di Pagliuso. I contrasti sarebbero iniziati quando Daniele Scalise, ucciso a giugno 2014, figlio di Pino Scalise e fratello di Luciano, incontrando Pagliuso nel periodo di latitanza lo avrebbe accusato di non averlo difeso in maniera adeguata in alcuni processi. E nell’estate del 2012, Pino Scalise, in concorso con i defunti Daniele Scalise, Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, avrebbe privato della libertà personale il noto penalista, conducendolo, contro la sua volontà, in un bosco in una zona montana del Reventinum.  I quattro l’avrebbero incappucciato, malmenato e trascinato di fronte ad una buca scavata con un mezzo meccanico, minacciato di essere scaraventato in quel fosso, senza che il suo corpo potesse più essere ritrovato.

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