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Omicidio Pagliuso a Lamezia, terzo ergastolo per Marco Gallo

di Gabriella Passariello- Fine pena mai. Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, la Corte di assise di Catanzaro, presieduta da Alessandro Bravin ha sentenziato il carcere a vita nei confronti di Marco Gallo, 35 anni, accusato di essere il killer del noto penalista Francesco Pagliuso, ucciso a colpi di pistola la sera del 9 agosto 2016, mentre si trovava a bordo della sua auto appena parcheggiata nel giardino dell’abitazione lametina. I giudici della corte hanno accolto la richiesta formulata dal pubblico ministero Pasquale Mandolfino, che nella sua requisitoria del 7 dicembre scorso aveva riferito in ordine al lavoro svolto da investigatori e inquirenti, che hanno indagato per oltre un anno alla soluzione del caso, riscontrando diverse analogie con gli altri due omicidi per i quali Gallo si trova già in carcere da luglio 2017, quello di Gregorio Mezzatesta, il dipendente delle Ferrovie della Calabria ucciso a Catanzaro la mattina del 24 giugno 2017 e di Francesco Berlingieri, il fruttivendolo freddato dinanzi al suo negozio a Lamezia Terme nel gennaio dello stesso anno, omicidi rispetto ai quali a Gallo sono già stati inflitti due ergastoli. E con il verdetto di oggi, l’imputato, che non era presente alla lettura del dispositivo, (difeso dall’avvocato Francesco Siclari), incassa la terza condanna al carcere a vita, nonostante sia crollata l’aggravante mafiosa.

Il sopralluogo del finto podista

Le analogie con gli altri due omicidi  hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di individuare, attraverso la telecamera di via Marconi, il finto podista in maglietta e calzoncini che si aggirava nelle sere precedenti all’omicidio Pagliuso in orari improbabili attorno alla villa dell’avvocato. Circostanze nelle quali era presente l’auto dello stesso Gallo, una Bmw station wagon. L’imputato, secondo le ipotesi accusatorie dopo vari sopralluoghi e appostamenti avrebbe atteso il rientro a casa della vittima a bordo della sua Volkswagen Toureg, si sarebbe avvicinato allo sportello del finestrino abbassato dal lato guida esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco, tre dei quali lo hanno raggiunto in testa.

Le parti civili

La Corte ha riconosciuto alle parti civili (l’Organismo congressuale forense rappresentato dall’avvocato Gianfranco Barbieri, i genitori della vittima rappresentati dall’avvocato Salvatore Staiano, la sorella Angela Rita Pagliuso, rappresentata dall’avvocato Nunzio Raimondi,  la sorella Assunta Antonia Pagliuso, difesa dal legale Aldo Ferraro, la moglie Antonella  Divasto, difesa dal legale Enzo Galeota, l’Ordine degli avvocati di Lamezia Terme, la Camera penale, i Comune di Lamezia e di Soveria Mannelli), il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede.

L’inchiesta Reventinum e i presunti mandanti dell’omicidio del penalista

Nell’ indagine Reventinum è emerso che Gallo era al servizio degli Scalise, vicino a Luciano Scalise, considerato dalla Dda, insieme al fratello Pino, il mandante dell’omicidio Pagliuso, entrambi condannati al carcere a vita (LEGGI QUI) . Ed è proprio in questa faida tra cosche che si inquadrerebbe il delitto di Pagliuso. I contrasti sarebbero iniziati quando Daniele Scalise, ucciso a giugno 2014, figlio di Pino Scalise e fratello di Luciano, incontrando Pagliuso nel periodo di latitanza lo avrebbe accusato di non averlo difeso in maniera adeguata in alcuni processi. E nell’estate del 2012, Pino Scalise, in concorso con i defunti Daniele Scalise, Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, avrebbe privato della libertà personale il noto penalista, conducendolo, contro la sua volontà, in un bosco in una zona montana del Reventinum.  I quattro l’avrebbero incappucciato, malmenato e trascinato di fronte ad una buca scavata con un mezzo meccanico, minacciato di essere scaraventato in quel fosso, senza che il suo corpo potesse più essere ritrovato.

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