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Omicidio Rosso, chiesti 16 anni e quattro mesi per uno degli esecutori

Sedici anni e quattro mesi di reclusione sono stati chiesti oggi in aula dal sostituto procuratore Veronica Calcagno per uno dei sei imputati, Danilo Monti, 27 anni di Catanzaro, giudicato con rito abbreviato, accusato dell’omicidio di Francesco Rosso, freddato il 14 aprile 2015 all’interno della macelleria di famiglia a Simeri Mare da tre colpi di pistola che lo hanno raggiunto al viso e al torace. Il gup ha rigettato la richiesta di abbreviato condizionato per Vincenzo Sculco, 30 anni, di Catanzaro il cui processo verrà riunito a quello dell’imprenditore Evangelista Russo, 71 anni, di Catanzaro; Francesco Mauro, 41 anni di Sellia Marina; 27 anni di Catanzaro; Gregorio Procopio, 56 anni e Antonio Procopio, 31anni, in corso davanti ai giudici della Corte di assise. Poi le discussioni delle parti civili, l’ avvocato Piero Mancuso, in difesa del  padre e della madre di Rosso, l’avvocato Salvatore Staiano, in difesa della sorella della vittima, il legale Claudia Macrì, in rappresentanza degli zii Carmine, Giuseppe e Franco, che hanno insistito per una pena più alta e le arringhe difensive dell’avvocato Arnaldo Celia, che ha invocato, ta l’altro, le attenuanti generiche. L’udienza per Monti è stata aggiornata al prossimo 30 settembre.

 I singoli ruoli nel delitto. Sarebbe stato proprio Russo il mandante del delitto deciso nel corso di una riunione avvenuta un mese prima dell’esecuzione. Russo avrebbe conferito a Sculco, Gregorio Procopio, Danilo Monti l’incarico di eliminare Rosso o il figlio Francesco, procurando una pistola calibro 9 da utilizzare per l’omicidio, materialmente consegnata da Mauro, l’istigatore, a Monti. Mauro, poi, avrebbe eseguito a bordo della sua Golf nera sopralluoghi nei giorni precedenti il delitto insieme a Monti, Sculco e Gregorio Procopio tanto nell’abitazione in località “La Petrizia” di Sellia Marina di proprietà della famiglia Rosso come nella loro  macelleria “Le bontà del Rosso” in località “Chiusa” a Simeri Mare, fornendo loro le indicazioni del luogo più idoneo per portare a termine il piano omicidiario e delle strade da percorrere per darsi alla fuga in sicurezza. Tutti avrebbero avrebbe seguito gli spostamenti della vittima nei giorni precedenti l’agguato, effettuando un accurato controllo della macelleria e del contiguo bar Mojto, per individuare le camere interne ed esterne dell’impianto di video sorveglianza.

Il giorno dell’omicidio. Monti, la mattina del 14 aprile, avrebbe eseguito un ultimo sopralluogo insieme ai due Procopio e a Sculco, avrebbe parcheggiato la macchina all’esterno della macelleria e una volta entrato nel negozio e chiesto della carne, avrebbe esploso all’indirizzo di Rosso, posizionato al di là del banco frigo, non meno di tre colpi di pistola, almeno due dei quali lo hanno raggiunto nelle “zone cervico-facciale, toracica e branchiale sinistra, cagionandone la morte per insufficienza respiratoria acuta con l’aggravante della premeditazione”.

Gli arresti e il movente. Danilo Monti , Gregorio Procopio , Antonio Procopio e Vincenzo Sculco, accusati di essere gli esecutori materiali del delitto sono stati arrestati a settembre 2018, dai militari della Compagnia Carabinieri di Sellia Marina, nell’ambito dell’operazione denominata “Quinto Comandamento”, dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro su richiesta della Procura.  Le manette per l’imprenditore Evangelista Russo e il suo dipendente  Francesco Mauro, sono scattate, tre mesi dopo, il 13 dicembre dello stesso anno. Come evidenziato dagli inquirenti i motivi dell’efferato omicidio sono da ricercarsi in una serie di dissapori sorti tra le famiglie Russo e Rosso e continuati per più di 20 anni. Una serie di ricatti, ritorsioni e screzi, trasformati in odio e sfociati poi nel sangue.

© Riproduzione riservata.

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