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Omicidio stradale nel Catanzarese, inchiesta chiusa per El Ketani: non era lui alla guida dell’auto

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di Gabriella Passariello– Il caso è chiuso. Su quel drammatico incidente in cui ha perso la vita Noureddine Fennane il 6 settembre scorso in seguito ad un violento incidente stradale sulla statale 280, il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Anna Chiara Reale ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di Chafik El Ketani, lo stesso che era stato coinvolto nella strage dei ciclisti a Lamezia il 5 dicembre 2010. Non senza sorprese. L’ipotesi di accusa è sempre quella di omicidio stradale, ma la Procura torna sui suoi passi in merito allo svolgimento dei fatti: El Ketani non era alla guida della Toyota Corolla, non era lui a guidare quel mezzo, percorrendo la statale in direzione di marcia Catanzaro-Lamezia quando all’altezza di una curva, a causa delle condizioni meteorologiche avverse e la velocità sostenuta del mezzo, l’auto ha impattato prima contro il muretto di delimitazione di un canale di scolo e poi contro il guardrail, provocando la morte del suo amico.

Il dietro front della Procura

El ketani era sul lato passeggero dell’auto, mentre il conducente era Noureddine Fennane. Una conclusione a cui la Procura è pervenuta dopo aver preso atto di un video, depositato dagli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Tillieci, rimettendo in discussione la dinamica dell’incidente che aveva portato il gip del Tribunale di Catanzaro Matteo Ferrante ad emettere un’ordinanza di misura cautelare in carcere nei confronti di Chafik El Ketani, ora in libertà. I frame di quel video contenuti nella consulenza di parte redatta da Arrigo Palumbo docente all’Università Magna Graecia di Catanzaro e iscritto all’ordine degli ingegneri di Cosenza, sono stati ricavati dal cellulare dell’indagato, “con una procedura di estrazione dati che ne garantisce l’originalità e la non modificabilità”, immortalando quei tragici istanti immediatamente precedenti all’impatto fatale. Le immagini riprendono alla guida Fennane, intento ad agitare le mani e le braccia a ritmo di musica, allontanandole dallo sterzo, con il tachimetro che segna una velocità di 190 chilometri orari (LEGGI QUI).

A folle velocità sulla 280

Il magistrato accusa El Ketani di colpa generica: quello dell’indagato sarebbe stato un comportamento imprudente e negligente, dal momento che, “pur versando in uno stato di alterazione psicofisica dovuta all’assunzione di cannabis e cocaina si metteva in qualità di passeggero in quella macchina di cui aveva la disponibilità esclusiva in forza di un contratto di noleggio”, consentendo a Noureddine Fennane, sprovvisto di patente, di guidare il mezzo in violazione di specifiche clausole contrattuali secondo cui “la persona indicata in contratto e che paga il noleggio è l’unico conducente del veicolo”. Il pm ha ravvisato nell’uomo anche una colpa specifica, quella di aver permesso all’amico di non adeguare la velocità della macchina alle condizioni e alla conformazione della strada, permettendogli di guidare ad una velocità pari a circa il doppio del limite massimo consentito: 179 chilometri orari, mentre il limite era di appena 90, causando la morte di Fennanne derivata “da insufficienza cardio circolatoria dovuta ad una serie di traumi toraco- addominale” e il ferimento dello stesso El Ketani che ha poi subito un’amputazione della gamba. L’indagato, una volta chiuse le indagini, assistito dai sui legali difensori, potrà chiedere di essere interrogato dal magistrato, rilasciare dichiarazioni spontanee, depositare memorie difensive e compiere ogni atto utile per l’esercizio del diritto di difesa, prima che il pm proceda oltre con una richiesta di rinvio a giudizio.

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