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Omicidio Vangeli, quando i desideri delle donne non contano nulla

di Vincenzo Imperitura – Uno spaccato delle umane miserie dai tratti desolanti: l’ordinanza che ha disposto il carcere per il presunto assassino di Francesco Vangeli rappresenta un salto nel buio in quello che che un tempo veniva tratteggiato come sottoproletariato e che mostra, oggi, una fotografia tremenda di cosa significhi crescere in alcuni ambienti di una società complessa come quella calabrese.

TRA LE BRACCIA DELL’ORCO

Parte integrante della vicenda che ha portato alla scomparsa dell’artigiano 26enne, la riveste, suo malgrado, Alessia. La donna, giovanissima, è sospesa tra l’amore verso Vangeli, il ragazzo con cui ha convissuto (e il cui corpo, sostengono gli inquirenti, è stato fatto sparire tra le acqua del Mesima) e il sentimento per Prostamo, presunto autore dell’ennesimo caso di lupara bianca calabrese. Una montagna di problemi legati all’eroina e all’alcool per il primo, un vissuto e un futuro da piccolo boss di paese per il secondo: e la donna (definita dagli inquirenti come soggetto «particolarmente vulnerabile»), neanche vent’anni e con un bambino conteso in grembo, che resta inevitabilmente stritolata in mezzo, spinta sul bordo del burrone dai suoi stessi familiari più stretti: «Hai solo saputo rovinare la nostra famiglia – scrive in una conversazione WhatsApp il fratello maggiore della ragazza – che vergogna, mi fai schifu sulu u ti viju».

La ragazza ha appena detto alla sua famiglia di essere rimasta incinta, confessando di non essere certa della paternità. Una situazione comune a tanti giovanissimi ma che a casa della giovane viene vista come un affronto intollerabile che ne provoca l’allontanamento dalla casa dei genitori. «Papà l’hai ucciso – continua il fratello nella sua reprimenda – nemmeno parla più». E poi insulti ripetuti più volte che contornano il disprezzo con il quale la ragazza viene apostrofata dalla sua famiglia. Decisamente diversi i rapporti con il fratello più giovane che prova, sempre attraverso i social, a spiegarle il perché della frattura che si è creata. «Papà ce l’ha con te perché sei andata da Antonio e poi sei tornata con Francesco apposta. Papà dice che gli hai fatto fare una figura di merda con quella gente».

E con quella gente – i Prostamo ndr – non si possono fare brutte figure perché il loro spessore criminale non lascia spazio a equivoci. E d’altronde, nelle pagine del decreto di fermo emesso dal tribunale di Vibo su disposizione della distrettuale antimafia di Catanzaro, il fatto che la famiglia della ragazza, la spinga verso le braccia di quello che si era “proclamato” padre del futuro arrivo, appare evidente. Inutili le rimostranze della ragazza che pur tenendo un comportamento che gli inquirenti definiscono «ambiguo» tra i due contendenti, prova a ribadire un concetto di cui sembra essere perfettamente conscia: «Lui (Antonio, ndr) dice che è suo – scrive la ragazza al fratello più piccolo – poi il bambino principalmente è mio, quindi sta a me decidere e papà non doveva mettere bocca tanto meno fare come ha fatto».

Ma su questo punto, quello che desidera la ragazza che non sa scegliere con chi continuare a vivere, non sembra fare per niente presa sui comportamenti del presunto killer. «Al bimbo ci penso io – scrive Antonio Prostamo – tu ti tieni il drogato e al bimbo col binocolo lo vedi, resta con l’altro». A chiudere il cerchio su questa storia tremenda, sarà, a distanza di pochi giorni da questo ultimo messaggio, un colpo di fucile che, in una notte d’ottobre, segnerà la fine del cammino per Francesco Vangeli.

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