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Operazione Deep 3: l’inquinamento in Calabria attira l’interesse dei clan, ma non dei cittadini (VIDEO)

di Maria Teresa Improta – Mare, fiumi e terreni contaminati in Calabria. Sono stati presentati questa mattina nella sala conferenze del Comando provinciale carabinieri di Cosenza i risultati dell’operazione di un vasta operazione sugli illeciti ambientali portata a termine in tre fase che hanno coinvolto tutte le cinque province calabresi (LEGGI QUI). I 150 militari coinvolti nell’inchiesta Deep 3 hanno setacciato il territorio risalendo a piedi corsi d’acqua, attraversando zone impervie e perlustrando canali della costa e dell’entroterra della fascia ionica settentrionale tra Catanzaro, Cosenza e Crotone. In un terzo delle attività monitorate sono state riscontrate irregolarità dallo smaltimento illecito dei rifiuti, agli sversamenti di liquami non autorizzati fino a un ampio ventaglio di reati in materia edilizia.

Colonnello Mambor: “Ricadute negative su salute, agricoltura e turismo”

“La nostra attività di controllo è incessante, non si chiude oggi, lo Stato è sempre presente. Lo scopo – ha spiegato il colonnello Gabriele Mambor comandante provinciale dei carabinieri di Crotone – è quello della prevenzione onde evitare danni irreversibili in una regione come la Calabria, a vocazione agricola e turistica, che deve preservare il proprio patrimonio ambientale. Abbiamo eseguito controlli su circa 60 attività umane: aziende zootecniche, agroalimentari, cementifici e imprese commerciali di vario tipo avvalendoci anche dell’impiego di droni. Non abbiamo solo denunciato oltre 10 imprenditori e sequestrato tre aree abusivamente occupate (LEGGI QUI), ma insieme a degli ausiliari di polizia giudiziaria abbiamo eseguito una dozzina di campionature di acque che tra un mese potranno darci risposte sullo stato di salute della Calabria. Si conclude così il ciclo di operazioni disposte dal Comando carabinieri legione Calabria iniziate nella fascia tirrenica cosentina, catanzarese e vibonese, proseguiti nell’area reggina, terminati nella fascia ionica centro settentrionale e nell’entroterra delle province di Crotone, Catanzaro e Cosenza. Un terzo delle attività non è risultato in regola, possiamo quindi dire che non si tratta di un malcostume diffuso, ma abbiamo rilevato la presenza di numerose aziende virtuose che operano nel rispetto dell’ecosistema. Intendiamo lanciare un messaggio chiaro: nessuno può operare in sfregio all’ambiente senza danneggiare l’intera cittadinanza. I fiumi, il mare, le zone umide sono di tutti quindi realizzare una discarica abusiva sul greto di un fiume ha ricadute negative a cascata sulla collettività, sull’incolumità pubblica e soprattutto sull’indotto legato ad agricoltura e turismo”.

Colonnello Borrelli: “Reati ambientali funzionali ai business della criminalità organizzata”

“È la terza operazione – ricorda il colonnello Giorgio Maria Borrelli comandante regionale Carabinieri forestali della Calabria – relativa alla strategia che abbiamo messo in campo circa i controlli in Calabria sull’inquinamento delle acque e del suolo. Si deve prevenire per scongiurare danni irreversibili, campagne come questa puntano alla sensibilizzazione. Lavoriamo costantemente monitorando le attività antropiche. In questa operazione sono stati interessati  mega impianti di trattamento inerti, ma anche piccoli opifici, autolavaggi, officine meccaniche perché anche piccole realtà ambientali possono creare disastri ambientali. Vorremmo che da queste nostre azioni possa nascere un processo virtuoso che porti progressivamente a migliorare la salute ambientale del territorio calabrese. Non bastano i controlli, serve una sensibilità diffusa. C’è oggi una coscienza collettiva maggiore rispetto ad anni fa, quello che manca è il cosiddetto controllo sociale, una fase in cui il cittadino diventa sentinella del proprio territorio, tra i calabresi è assente questa attenzione. Dal suo canto la criminalità organizzata trova nei reati ambientali fonti ingenti di profitto. Il traffico di rifiuti è il settore maggiormente attrattivo. Lo abbiamo visto nell’ottobre 2021 con l’operazione Malapigna della Dda di Reggio Calabria, nel 2020 in provincia di Cosenza con il business dello smaltimento illecito dei fanghi di depurazione e della gestione illecita degli impianti. Interessi dai quali purtroppo non è immune l’agricoltura”.

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