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Operazioni “sotto copertura” nel processo penale, la Calabria incontra la Toscana

Si è tenuto ieri all’Auditorium virtuale della Fondazione dell’Ordine degli Avvocati di Firenze, il primo convegno nazionale di formazione forense sullo specifico argomento delle attività di investigazione “sotto copertura” della polizia giudiziaria nel contesto delle indagini preliminari. L’incontro in modalità web seminar è stato organizzato dal Movimento Forense del capoluogo toscano, in collaborazione con il Dipartimento di Diritto e Procedura penale “Cesare Beccaria”, istituito nell’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Catanzaro.

Il convegno ha preso spunto da una recente pubblicazione scientifica dell’avvocato Marco Grande (docente di Procedura penale e condirettore del Dipartimento “Cesare Beccaria”), dal titolo Le attività di investigazione sotto copertura nel processo penale, comparsa sulla Rivista giuridica di «classe A» dell’Ateneo catanzarese – Ordines. Per un sapere interdisciplinare sulle istituzioni europee. Lo scritto è liberamente consultabile (modalità open acces) sul sito della Rivista giuridica.

Gli “agenti infiltrati”

Seguendo il tracciato del lavoro di ricerca di M. Grande il seminario si è occupato di individuare chi siano gli “agenti infiltrati” che compiono attività d’indagine “sotto copertura”, quale sia l’ambito oggettivo di queste investigazioni, se gli agenti possano o meno spingersi fino al punto di istigare l’indagato. E ancora, se nella successiva fase dibattimentale, si terrà conto – ai fini della decisione – delle attività di indagine compiute nonché sul riflesso che ha la condotta dell’agente infiltrato sulla genuinità della prova. In primo luogo, si è quindi proceduto all’individuazione dei soggetti che sono inseriti nel contesto di queste peculiari tecniche di investigazione e del loro specifico ambito di operatività.

In secondo luogo, si sono affrontate le tematiche riguardanti l’utilizzabilità nel dibattimento degli atti di indagine compiuti durante le operazioni undercover, nonché le problematiche sottese all’assunzione della testimonianza degli agenti. Segnatamente, dopo i saluti istituzionali dell’avvocato Salvatore Medaglia (presidente della sezione fiorentina del Movimento Forense e consigliere dell’Ordine degli avvocati di quel capoluogo, originario di Catanzaro), sono iniziati i lavori, introdotti e moderati dall’avvocato Mirella Rechichi (docente di Diritto penale e di Diritto processuale penale alla Scuola Zincani).

Ha preso poi la parola l’avvocato Marco Grande che ha tracciato una panoramica generale, in chiave sistematica, sulla normativa di riferimento, sulle categorie soggettive, sulle fattispecie di reato che possono essere oggetto di queste tecniche speciali di investigazione e sulle tipologie di attività “sotto copertura”. Il secondo intervento dell’avvocato Enrico Zurli (consigliere dell’ordine di Firenze e docente di procedura penale) ha focalizzato l’attenzione sui recenti sviluppi normativi contenuti nella legge 3/2019, quindi sulle attività sotto copertura nel contrasto ai fenomeni corruttivi, anche tramite la proiezione di alcune slide.

Operazioni “sotto copertura”

È poi intervenuto il dottor Romano Gallo (sostituto procuratore della Dda di Catanzaro) che dopo aver fatto alcune premesse metodologiche, sul concreto dispiegarsi delle attività undercover nella prassi, ha illustrato un caso di operazioni “sotto copertura” a carattere transnazionale (tra Italia e Colombia), condotto dalla Procura di Catanzaro, descrivendo poi molte problematiche connesse alla genuinità della prova penale raccolta nell’ambito di queste attività investigative.

In ultimo l’avvocato Mirella Rechichi ha chiesto all’autore della pubblicazione di concludere, anche alla luce delle proposte de jure condendo già cristallizzate nel suo scritto. L’avvocato Grande ha allora illustrato la sua proposta di modifica normativa al c.d. statuto delle operazioni “sotto copertura”, sia per prevedere espressamente, nei casi in cui sia necessario differimento degli atti della polizia giudiziaria, un’ipotesi di arresto fuori dai casi di flagranza, sia di consentire al pm, nei casi di “consegne controllate” di emettere un decreto di urgenza, prima dell’autorizzazione del Giudice, al pari di quanto già previsto nella disciplina delle intercettazioni. Nutrito è stato l’interesse di un pubblico davvero molto numeroso presente al seminario, posto che si è trattato del primo convegno nazionale in ambito forense su questo specifico, complesso, poco conosciuto ma quanto mai affascinante argomento del Diritto processuale penale.

© Riproduzione riservata.

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