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OPINIONI | L’alito dello Jonio e quel profumo di libertà perduta al tempo del Covid

di Felice Foresta – Come un anno fa. Stamane sono uscito. La mia professione preserva, grazie al cielo, ancora tratti di essenzialità. Minimi, ma che ti fanno sentire utile. Almeno agli altri. E vivo, per te e per gli altri. È una bellissima giornata di primavera, stamane. Ne ho percepito i rumori, le sensazioni, e gli odori. Finanche la benzina mi è parso profumasse. Lo scenario inconsueto di una quotidianità sfuggente si è lasciata conquistare. Dalla bellezza obliqua e senza remore dello Jonio. Mitigata dall’oltraggio alla vocazione naturale dell’uomo alla socialità. Mascherarsi il volto è pratica dei ladri e degli accidiosi, non delle persone. Ma, come sempre mi accade, è stata una pianta (nomina sunt…) ad attutire lo spaesamento d’oltre mura (domestiche). Una pianta ancora orfana. Normale. Selvatica. Banalissima. Come quello che, ogni tanto, ci è sembrato pure infestante. E, invece, no. Una pianta che si alza è il simbolo dell’uomo di oggi. Proteso sempre più avanti, senza limiti, sempre più in alto. A conquistare ogni nicchia lasciata libera dalla natura. Sospinto dalla voglia di avvolgere tutto. Con il proprio protagonismo che, quando si veste solo di apparire e non di essere, cede, si schianta e sancisce d’imperio le proprie sconfitte. Come succede a una pianta che, se cresce troppo, o viene tagliata, o si attorciglia su se stessa o si spezza.

Tante cose ci sta insegnando questa brutta storia di mascherine negate, bollettini bellici e vecchi (non siamo ipocriti, e non chiamiamoli anziani, perché, anche questa volta, se muore un vecchio è naturale…) che ci lasciano con delicatezza, si fanno anime sante senza neppure il disturbo della liturgia di un funerale. La lezione più importante sta nei nostri limiti, quelli che pensavamo di non avere. In ogni nostra dimensione. Umana, professionale, etica. La lezione più forte, invece, è un’altra. È il senso irretrattabile della nostra neutralità difronte all’universo. Le piante vere, però, continuano a salire ancora. Noi no. Grazie al cielo che lo ho Jonio ci alita di fianco.

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