Calabria7

Parco eolico, il neo pentito: “Non solo gli Arena, il supervisore è Grande Aracri”

di Gabriella Passariello

Ci sarebbe dovuta essere la sentenza sul Parco eolico Wind Farm che vede alla sbarra 24 imputati giudicati con rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro sull’affare milionario del Parco di Isola Capo Rizzuto che con i suoi 48 aerogeneratori è considerato tra i più grandi in Europa per estensione e potenza erogata. E invece c’è stato un nuovo rinvio non senza colpi di scena. Il gup ha acquisito in aula il verbale di interrogatorio reso davanti al pm della distrettuale Domenico Guarascio, dal neo pentito Massimo Colosimo il 26 giugno scorso.  Un verbale che parla dell’affaire dei parchi eolici e fotovoltaici, che “sono diversi tra le città di Crotone sino ad Isola Capo Rizzuto” e a dirigere questo tipo di “operazioni”, a detta del collaboratore di giustizia, ci sarebbe Nicolino Grande Aracri. Colosimo, durante l’interrogatorio, fa anche riferimento a un danneggiamento ad opera dei cutresi su un Parco eolico, la cui proprietà non sarebbe scesa a patti con la ‘ndrangheta e a fornire questa informazione al collaboratore di giustizia sarebbe stato  Roberto Cosco. Poi il pentito scende nei dettagli riferendo del Parco eolico di Isola Capo Rizzuto: “sono a conoscenza che questo Parco eolico è gestito dagli Arena e so che incaricato della conduzione e della realizzazione del Parco è un componente della famiglia Arena, che lavora al Comune di Isola Capo Rizzuto. Anche qui il parco è supervisionato da Nicolino Grande Aracri, nel senso che seppure controllato dagli Arena, le utilità e i proventi di quella gestione, vengono gestiti da Nicolino Grande Aracri e suddivisi fra le varie famiglie del crotonese”.

I contatti con i Mannolo. Durante l’interrogatorio, il pentito riferisce al pubblico ministero della famiglia Mannolo, di San Leonardo di Cutro. Dichiara di conoscere Alfonso Mannolo “perché quando ero ragazzo, si portava al supermercato di mio cognato a fare la spesa”,  un clan gestore del traffico di cocaina e rifornitori della droga nei paesi limitrofi. Una circostanza riferitagli dai Trapasso, ma anche da alcuni esponenti della cosca di Petilia Policastro, che ha conosciuto in carcere prima di diventare collaboratore: Luigi Le Chiara, Salvatore Comberiati detto sabellino e Francesco Garofalo. Il pentito si sofferma sui componenti della famiglia Mannolo, riferendo al pm, di conoscere anche Dante Mannolo che “si occupa di estorsioni e che ha recentemente commesso una rapina al caveau di Catanzaro, il cui bottino è stato suddiviso tra tutte le famiglie crotonesi, “tra cui i Trapasso alla quale appartengo”. Ha dichiarato di conoscere anche un altro membro della famiglia Mannolo, proprietario di una pompa di benzina tra i Comuni di Botricello e Cropani, che “ordisce grosse truffe aziendali nel Nord Italia. Tale circostanza è stata da me appresa direttamente a seguito di un colloquio con Remo Mannolo, esponente di rilievo di quella famiglia”, conosciuto prima di finire nel carcere di Parma insieme ad altri suoi cugini, in un night gestito dallo stesso collaboratore e in quella circostanza Remo Mannolo gli avrebbe raccontato che in famiglia, avevano rilevato società ed aziende nel Parmense per concludere truffe.

La pace tra cosche e la gestione dei villaggi turistici.Il pentito ha riferito, inoltre, che dopo la pace tra cosche crotonesi, avvenuta nella seconda metà degli anni 2000, i rappresentanti delle varie famiglie si sarebbero divisi “tutte le utilità del territorio crotonese” e per quanto riguarda la gestione dei villaggi turistici della zona: i Mannolo con a capo Alfonso, avrebbero  controllato i villaggi turistici di Steccato di Cutro, come  Porto Kaleo ed il Serenè, mentre ad esempio, i Trapasso  i villaggi di Cropani marina, tra cui il Carrao, Riviera del Sole ed Anemia. La spartizione dei proventi fra le varie famiglie dopo la pace era assicurata dai Mannolo, che con i Trapasso e gli Arena avrebbero gestito i villaggi secondo un criterio di zona, garantendosi le utilità dalle estorsioni ai danni dei proprietari, con imposizioni di assunzioni, le forniture e avrebbero messo le mani anche nella gestione dei bar dei villaggi turistici. Ma ci sarebbero anche ulteriori affari, i cui proventi vengono ripartiti fra le famiglie: “mi riferisco in prima battuta ad esempio, circa i servizi, anche di catering, del centro immigrati di Isola Capo Rizzuto, lì son gli Arena a gestire in prima persona gli affari, nelle persone di Pasquale Arena, detto Nasca, Paolo Lentini e Franco Gentile”.  Colosimo riferisce, ancora, di non conoscere Leonardo Sacco, ex gestore del Centro, condannato nell’ambito dell’inchiesta Jonny, ma sa che è un intraneo e di comune accordo con gli esponenti apicali degli Arena, “gestisce il centro al fine di fare guadagnare la pratica alla cosca”.  Definisce Sacco la bella faccia di tutte le famiglie di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, “per gestire il campo” e anche in questo caso i proventi sarebbero stati divisi fra tutte le famiglie di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, per gestire il campo. Anche in questo caso i proventi vengono ripartiti fra tutte le famiglie del crotonese, “secondo una spartizione che, nel periodo in cui era libero, veniva effettuata  direttamente da Nicolino Grande Aracri e vedeva quali beneficiari Papaniciani, Mannolo e Trapasso, tra gli altri. Queste cose le ho apprese direttamente da Leonardo Trapasso e da Roberto Cosco”.

Articoli Correlati

Condannato per violazione a Testo Unico su stupefacenti: arrestato 35enne

manfredi

Corruzione, questore sospende poliziotto condannato

manfredi

Rifiuti speciali smaltiti come ordinari, denunciato amministratore struttura sanitaria

manfredi