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Parentele imbarazzanti? Salvini reagisce: “Ci vedremo in Tribunale”. E annuncia: “Chiuderò qui la campagna elettorale”

di Sergio Pelaia – Il pomeriggio dell’orgoglio leghista a Catanzaro comincia con il lametino Domenico Furgiuele che recita a memoria una frase di San Francesco di Paola e finisce con il milanese Matteo Salvini che cita una canzone di Giorgio Gaber. Se sia anche questo un segno – e in che direzione vada inquadrato – dell’evoluzione del Carroccio è difficile dirlo, quel che è certo è che al Teatro Casalinuovo, nonostante il pubblico non sia esattamente quello delle grandi occasioni, va in scena la certezza della vittoria – “daremo non 20 ma 30 punti di distacco al secondo”, carica il leader – e soprattutto la risposta alle polemiche sulle parentele imbarazzanti di alcuni candidati leghisti al consiglio regionale.

Il “reato di consuocerismo”

Il primo a sfiorare l’argomento è il candidato alla Presidenza Roberto Occhiuto che dice: “La “’ndrangheta ci fa schifo ma non deve diventare un alibi”. L’argomento piace a Salvini – preceduto dai veloci interventi di Furgiuele e Nino Spirlì, con Giacomo Saccomanno a fare il maestro di cerimonie – tanto che lo stesso leader del Carroccio esordisce annunciando una querela verso “un esponente della sinistra”, che poi è Carlo Tansi, che ha scritto che “chi vota Lega vota la ‘ndrangheta”. La risposta è “ci vedremo in Tribunale” e “devolveremo in beneficenza i 100mila euro di danni che chiederemo”. Segue l’ironia sul “reato di consuocerismo” di un candidato di Rosarno e l’orgoglio perché “la Lega apre le sue porte a chi vuole ribellarsi: la ‘ndrangheta è merda – aggiunge Salvini – e la tratteremo come tale”. Ma a volte – dirà poi in chiusura del suo intervento – la ‘ndrangheta “è una scusa per qualcuno che non ha voglia di lavorare”.

Il repertorio classico

Il resto è dedicato agli avversari, con frecciate a Luigi de Magistris – “ma se hai disastrato Napoli e l’hai riempita di mondezza cosa c’azzecchi con la Calabria?” – e un “imbecille” rivolto a Nicola Morra per le polemiche di qualche mese fa sull’ostentazione dei simboli religiosi. Salvini come sempre dipinge un mondo fatto “di attacchi e di invidia” da parte degli avversari “della sinistra”, mentre la Lega è per lui sostanzialmente sinonimo “di onestà, di lavoro”, perfino “di bellezza”. Il repertorio di argomenti è quello che i calabresi ormai conoscono bene: l’impegno di far uscire la sanità dal commissariamento “grazie al fatto che siamo al governo con Forza Italia”, il mare “bellissimo ma senza infrastrutture e porti”, il no a “barchini e barconi” e l’impegno affinché tra 5 anni i calabresi debbano andare altrove “solo per turismo e chiunque debba essere curato e salvato in questa terra”, la statale 106 di cui “non voglio più sentir parlare come strada della morte”.

L’annuncio: “Chiuderò qui la campagna elettorale”

In chiusura, dopo una battuta sulla cucina calabrese “quasi vegana” e un attacco al ministro Luciana Lamorgese che “non fa il suo lavoro sugli sbarchi”, rimane giusto lo spazio per un po’ di catechesi politica rivolta ai candidati che sono alle sue spalle sul palco: “Metà degli elettori di questa regione pensa sia inutile andare a votare: io chiedo a voi non di cercare di convincere chi vota a sinistra perché è inutile, ma di chiedere ‘libertà e partecipazione’ a chi è sfiduciato”. Quindi un’esortazione: “È giusto competere tra di voi, ma l’avversario è fuori. Mi auguro che in questi 25 giorni perdiate 4-5 kg e un po’ di voce”. E l’annuncio finale: “Venerdì 1 ottobre chiuderò la campagna elettorale qui perché questa per è la battaglia più importante, non credo che Conte farà lo stesso…”.

© Riproduzione riservata.

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