Pasqua nel carcere di Catanzaro, detenuti donano oggetti sacri al vescovo

La Pasqua in carcere assume un significato simbolico profondo. Cristo in prima persona conobbe il sapore amaro la condanna
pasqua carcere catanzaro

E’ quasi Pasqua già l’8 aprile, con la celebrazione del nuovo Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Claudio Maniago, nella cappella del carcere di Catanzaro, dipinta da uno dei detenuti. “In questo luogo il Crocifisso è ancora di più simbolo non solo di dolore, ma anche di speranza” afferma monsignor Maniago di fronte a numerosi ristretti che ascoltano in profondo raccoglimento, e che sono quotidianamente seguiti nel loro percorso dal cappellano don Giorgio Pilò e dai volontari della Caritas guidati da suor Nicoletta.

“I percorsi di rieducazione”

“I percorsi di rieducazione”

Il direttore del carcere Angela Paravati spiega: “I percorsi di rieducazione in carcere si basano sull’attenzione al prossimo: in quest’ottica la preghiera diventa elemento di conforto e di accompagnamento in un percorso che, sia pur in un’ottica laica, contiene in sé i valori del messaggio di Cristo. Il mio ringraziamento va al vescovo per questo momento donato alla popolazione detenuta e al magistrato di sorveglianza Antonella Galati, presente anche in iniziative come questa”.

La Pasqua in carcere assume un significato simbolico profondo. Cristo in prima persona conobbe il sapore amaro la condanna: fu imprigionato e ucciso in quanto, diremmo laicamente oggi, vittima di un errore giudiziario. Condivise le drammatiche ore sulla croce con altri due condannati a morte: il Vangelo narra di un sincero pentimento di uno dei due poco prima della morte, immediatamente seguito da un autentico perdono. Questi brani delle Scritture, letti nel corso della Messa da chi sta scontando una detenzione lunga e ascoltati da persone nelle medesime condizioni, dicono forse molto più qui che altrove.

I doni dei detenuti

I detenuti donano al vescovo oggetti sacri in legno e in ceramica realizzati nei laboratori dell’istituto. Anche questi doni assumono in questo contesto un significato profondo: il materiale degli oggetti donati è lo stesso legno lavorato da Gesù per i primi trent’anni della sua vita nella bottega del padre Giuseppe, prima della predicazione, della passione e della croce. Un legame che all’avvicinarsi del giorno della Resurrezione diventa esso stesso un passo in un percorso di riscatto, di rinnovamento, verso un nuovo inizio.

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