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Passepartout, viaggio ad alto rischio a bordo del treno della Sila

di Serafina Morelli – Viaggio ad alto rischio a bordo del treno a vapore che attraversa vallate, pontili e boschi della Sila. A distanza di quasi tre anni si scopre che la tratta tra le stazioni di Moccone e San Nicola/Silvana Mansio non è stata sottoposta “a verifiche di sicurezza formali e sostanziali”. Ciò ha determinato un pericolo effettivo di un infortunio ferroviario. Lo segnala il gip della Procura di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Passepartout” sulle presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti pubblici che ha fatto scattare venti avvisi di garanzia notificati a politici, amministratori e imprenditori. Coinvolti nell’indagine anche il presidente della Regione Mario Oliverio, il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, l’ex deputato del Pd Nicola Adamo.

Nelle conversazioni intercettate dagli investigatori emerge l’attenzione di alcuni degli indagati alla realizzazione della tratta turistica tra Cosenza e San Giovanni in Fiore. Il bando viene pubblicato nel settembre del 2015 e alla gara partecipa una sola impresa: Ventura Costruzioni. È a luglio 2016 che si decide di procedere: Giuseppe Lo Feudo (direttore generale delle Ferrovie della Calabria S.r.l.) e Santo Marazzita (direttore dell’esercizio ferroviario di Ferrovie della Calabria S.r.l.) avrebbero riaperto la tratta anche in assenza del nulla osta tecnico da parte del componente U.S.T.I.F. (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi). Le conversazioni inserite nel fascicolo d’inchiesta portano alla luce l’esistenza di problemi di sicurezza sulla linea e l’avvenuta inaugurazione senza tutte le necessarie autorizzazioni. Al punto che il funzionario tecnico del Ministero delle Infrastrutture, Vito Filippetti, dice a Lo Feudo: “È  una cazzata questa Giusè te lo ribadisco”. Ma, nonostante le forti obiezioni, il direttore generale delle Ferrovie della Calabria sembra voler unicamente provvedere all’inaugurazione, incurante degli eventuali profili di sicurezza, e quando ne parla con l’amico imprenditore Pietro Ventura, che ha eseguito i lavori, lui minimizza e lo rassicura. Con queste parole: “E lo so, mo però voglio dire, mo ormai mo bisogna ballare ormai. Non ci so, non c’è niente non ti preoccupare”.

Per evitare problemi, l’unico intervento riportato nei documenti è relativo all’innalzamento delle ringhiere in corrispondenza dei passaggi pedonali. Ventura afferma: “Comunque poi ho fatto fare…oggi abbiamo poi pensato di alzare anche le ringhiere di quel ponte…senza appesantirla, però la dobbiamo alzare…perché non si sa mai…nella vita può capitare di tutto…però hai capito poi le minchiate diventano seri. Cioè di questo che poteva essere un gioco è diventata una cosa seria”. E il gip però specifica: “Nessun elemento è stato acquisito al fine di verificare se la messa in funzione del tratto ferroviario, pur in assenza delle necessarie valutazioni tecniche da parte del componente organo ministeriale, avrebbe comunque costituito di per sé pericolo per l’incolumità dei viaggiatori”.

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