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“Patto corruttivo” tra Parente e i consiglieri: “Pijiasti a fratima, ma ti ho dato visibilità”

di Gabriella Passariello – 30 luglio e 1 agosto 2018. Due date che secondo la Procura suggellano un accordo corruttivo tra Claudio Parente e due consiglieri comunali Francesco Gironda e Giuseppe Pisano, un patto siglato assumendo nelle strutture speciali della Regione rispettivamente il fratello e la compagna dei due consiglieri, utilizzando fondi pubblici per fini privati, pur sapendo di conferire i due incarichi senza procedere ad alcuna selezione pubblica e a persone prive dei requisiti necessari per svolgere quel determinato ruolo. “Un regalo” per compensare i due consiglieri di aver dato il loro voto in un Consiglio comunale convocato di urgenza per l’approvazione della delibera numero 95 del 13 settembre 2018 con cui l’associazione interregionale “Vivere Insieme” di cui Parente è titolare e amministratore di fatto, ha ottenuto l’affidamento per il progetto di riqualificazione Catanzaro Sud, da periferia a nuova centralità, in aree ex piano di zona numero 5 denominato Corvo-Aranceto, per la costruzione di un complesso di attività di carattere sanitario e sportivo.

“I familiari dei consiglieri remunerati senza svolgere attività”

Reciproci favori, secondo il gip Filippo Aragona firmatario dell’ordinanza di sequestro preventivo di circa 38mila euro a carico dell’ex consigliere regionale richiesto dal sostituto procuratore Graziella Viscomi, titolare dell’inchiesta Corvo”, risultanti anche dal fatto che il fratello di Gironda e la compagna di Pisano  durante l’espletamento del loro incarico hanno avuto rarissimi contatti telefonici con Parente, “con la conseguenza che molto probabilmente loro non hanno mai effettuato alcuna attività, ma hanno solo beneficiato della remunerazione”.

“È vero ca mi pijiasti a fratima, ma ti ho dato visibilità in Consiglio”

Emblematica una conversazione intercettata tra Gironda e una dipendente regionale, dove il primo afferma: “E già te lo avevo dimostrato già, è ca c’era mio fratello cu Parente, ca si no già a Roma l’avia dittu già, ca mi nd’avia iutu. Io adesso sono libero: non devo rendicontare a niente. Se Parente mi dice ah, però tuo fratè. Tu si è veru ca mi pijiasti a fratima da’, ma è pure vero che io ti ho dato una visibilità all’interno del Consiglio comunale (…)”. Ancora tra gli stessi conversanti un altro dialogo, ritenuto interessante dagli inquirenti, su ciò che sarebbe potuto accadere se fosse venuto meno l’appoggio politico a Parente: “Perché… io l’unico modo se no mi cacciavano a fratima, poteva perdere sette, otto stipendi, e allu postu di fratima mintia ncun artru, capito com’è? Ho voluto fare questo”. Gironda in queste conversazioni parla dell’assunzione del fratello come di un qualcosa ricevuto da Parente in cambio della sua visibilità in Consiglio comunale e l’espressione utilizzata dal consigliere, secondo quanto riportato nel provvedimento, tradisce la causa dell’incarico: il voto espresso in seno al civico consesso in provvedimenti che interessavano Parente, certificano un asservimento della funzione pubblica piegata a tutelare le prerogative dell’ex consigliere regionale.

Il gip: “Fondi regionali piegati per interessi illeciti”

Per il gip non c’è dubbio: “siamo in presenza di una forma di peculato. Per come documentato la Regione attribuiva un potere di spesa funzionale a soddisfare finalità istituzionali, e l’uso destinato a soddisfare la copertura di un incarico non previsto obbligatoriamente, ma facultato configura un’appropriazione di denaro pubblico per finalità private”. In altre parole, l’assunzione non è stata funzionale a soddisfare le esigenze istituzionali del consigliere Parente, ma a compiacere le esigenze private dell’imprenditore Parente. “Questo è ciò che ha fatto l’ex consigliere regionale: ha usato i fondi regionali – si legge nel provvedimento – come proprietario, distorcendo le finalità per le quali il possesso medesimo era conferito e piegate a servire i propri obiettivi illeciti, destinandole a vantaggio proprio e dei sodali, remunerati per il loro appoggio in seno al Consiglio”. Per il giudice il sequestro della somma di 37.682,80 euro, corrispondente al quantum percepito dai familiari di Gironda e Pisano si è reso necessario per evitare la consumazione di altri reati.

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