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“Pedigree”, i dissidi (superati) tra il clan Serraino e la cosca Libri

Le relazioni tra il clan dominante dei Serraino e altre consorterie ‘ndranghetistiche non sempre sono state contraddistinte da rapporti idilliaci.  È il caso dell’altra cosca principale bersaglio dell’operazione Pedigree messa a segno oggi dalla Polizia di Stato reggina, col coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria: la ‘ndrina Libri.

Un cardine di dissidi – poi decisamente superati – fra le due “famiglie” viene ravvisato dagli investigatori nella presenza di richieste estorsive, a Gallina (zona alta della periferia Sud della città), nei confronti di un affermato odontoiatra, Basilio Salvatore Mansueto.
Nel tentativo di scansare richieste per lui moleste, il 15 gennaio 2019 il dentista fece contattare il referente della famiglia Libri a Gallina, Sebastiano Morabito (identificato come «il capo del gruppo mafioso di Gallina a cui occorre rivolgersi per aiutare un amico sottoposto a un tentativo d’estorsione»), da Paolo Pitasi. Lo scopo, riuscito, era di perorare la causa di Mansueto, garantendogli l’“ombrello protettivo” del clan.

«E poi devo salire a Gallina per risolvergli un altro fatto al dentista (…) che si è preso una villetta, per ora ce l’ha mezza in affitto… (…) e gli rompono i coglioni», perché «devo cercare a uno», era l’efficace sintesi di Pitasi nel dialogo del giorno dopo con l’amico Salvatore Paolo De Lorenzo, per poi ricostruire che «quello che ha quei cavalli a Gallico, fa il maneggio» si chiama Demetrio Costantino.
Il motivo della disputa? «Gli deve dare soldi in un posto», non due spiccioli ma 25mila euro: «Ha preso cose e gli ha rotto i coglioni». Mentre lavorativamente «a coso l’hanno mandato ora, a San Luca».

Quando proprio De Lorenzo – alcuni giorni dopo – torna sull’episodio con Carmelo Leonardo, spiega che il dentista, «che è compare con don Paolo» Pitasi, voleva ristrutturare la sua villetta di località Pirgo, ma «gli hanno mandato subito un’imbasciata con una una busta con una cosa…».
Carmelo Campolo, prontamente interpellato, conferma: dopo anni in cui la “zona” era sotto il controllo di Emanuele Quattrone, incaricato dall’ “uomo forte” dei Libri Filippo Chirico, adesso a Gallina “comanda” Sebastiano Morabito detto ‘u Sciabola, dopo essere miracolosamente sopravvissuto a un agguato a colpi di carabina calibro 22 compiuto ai suoi danni il 29 marzo del 2016 («è vissuto che ha voluto Gesù Cristo qualche due mesi e mezzo, l’ha preso nel collo un colpo»).

Dopo un tentativo fallito d’incontrare Morabito, Pitasi decide d’inviargli un messaggio tramite Antonino Barbaro, però in atto sorvegliato speciale e dunque con qualche difficoltà a incontrare Sebastiano Morabito («Non può andare da nessuna parte, però con lui ogni tanto s’incontrano»), con l’idea di rasserenare l’odontoiatra amico: «Basta che non lo disturbino». «Vanno pensando alle cazzate…» replica Campolo, in riferimento all’esiguo importo dei lavori da effettuare nella villetta del professionista.
Quando “Melino” Campolo riferisce agli altri del “cambio di mano” a favore di Morabito in zona, aggiunge: «…qua hanno dato la mano ad un altro, avete capito? (…) Io non tanto li digerisco a questi, avete capito? Sono di un’altra sponda… bastarda».
Dopo aver avuto l’incarico di mediare, Barbaro fa sapere: «A posto, vedete che l’incontrato a Bastiano Morabito, ho l’appuntamento, abbiamo l’appuntamento domani mattina alle dieci qua al cantiere».

E la mattina del 19 febbraio 2019 in effetti Pitasi, De Lorenzo e Bruno Nucera si recano davanti alla chiesa di San Sperato: all’appuntamento sono già presenti Nino Barbaro, sempre dei Serraino, e appunto il boss di Gallina “Bastiano” Morabito a bordo di una Land Rover “Discovery”.
Successivamente Pitasi riferisce d’aver dato il numero di Morabito direttamente all’odontoiatra amico: «Qua questo numero di telefono, telefonategli a questo tizio, parlategli. Lo stesso che state parlando con me, se lo devono chiamare lo chiamano».

In precedenza, il 22 maggio 2014, in casa di Anita Repaci, proprio il plenipotenziario del clan Libri Filippo Chirico – intercettato – aveva detto a chiare lettere che “in loco” con Emanuele Quattrone e i suoi sodali “scissionisti” erano insorti gravi problemi («Prima erano insieme l cosche… ma ora siamo cosca… separata!»), facendo capire d’essere ben pronto a uccidere qualcuno dei rivali: «Io voglio la scintilla per togliermeli dai piedi perché non ce la faccio più».

E la mediazione?
Alla fine interessato personalmente da Morabito, Chirico gli aveva risposto: «Che vuoi che gli faccio ora io? …Se si alzano la mattina, ora se loro non vengono a dire niente, posso andare io ad interessarmi?». E poi ancor più chiaramente: «Pare che sono venuti da me e mi hanno detto?»

 (ma.me.)

© Riproduzione riservata.

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