Pena ridotta per presunta omicida Vangeli, il dolore di mamma Elsa: “Stanca e disgustata”

"Come si può pensare che gli abbiano detto di lasciare l’auto e andare da loro se non avevano già ordito un piano per ammazzarlo?"

Le sue parole sono lo specchio della sua anima. D’altronde, un verdetto di tal genere verosimilmente non lo aveva preventivato. Ecco perché la sua delusione si mischia con la rabbia, e la speranza sembra vacillare. Sì, perché di fronte ad una decisione che fatica a comprendere, i suoi primi sentimenti, quelli di una madre a cui hanno strappato con la violenza il proprio amato figlio senza avere un luogo in cui piangerlo, non possono che essere quelli.  “Sono stanca e disgustata”, sono state le prime parole di Elsa Tavella, madre di Francesco Vangeli, dopo aver appreso della lettura della sentenza che ha ridotto la pena, da 30 a 17 anni e mezzo, per l’imputato Giuseppe Prostamo.

La donna, come detto, non condivide in alcun modo il verdetto dei giudici in ordine alla caduta delle due aggravanti: “Come si può pensare che mio figlio non sia stato attirato in una trappola – ha aggiunto – visto che ci sono anche le intercettazioni che supportano tale ipotesi? Come si può pensare che sia stato un omicidio d’impeto? Come si può pensare che gli abbiano detto di lasciare l’auto e andare da loro se non avevano già ordito un piano per ammazzarlo? No, non è possibile accettare tutto questo. E allora mi domando cosa abbiano visto i magistrati per arrivare ad una simile decisione che mi addolora profondamente. Poi, anche l’assenza di futili motivi è un colpo molto duro da digerire. Quando ho saputo che la pena era stata ridotta, tra l’altro in modo così sensibile, non ci volevo credere”. Mamma Elsa però non si dà per vinta e continuerà nella ricerca della verità e del corpo di Francesco che ormai manca da più di quattro anni: “E’ un dolore straziante che vivo quotidianamente, senza pace perché non poter piangere e portare un fiore alla creatura che ho messo al mondo è una cosa inaccettabile, che una madre non può sopportare. Resta, sì, la convinzione, questa volta anche tra i giudici, che ad uccidere mio figlio Francesco siano stati loro, ma è una magra consolazione se penso a quanto avvenuto oggi”. (f.p.)

La donna, come detto, non condivide in alcun modo il verdetto dei giudici in ordine alla caduta delle due aggravanti: “Come si può pensare che mio figlio non sia stato attirato in una trappola – ha aggiunto – visto che ci sono anche le intercettazioni che supportano tale ipotesi? Come si può pensare che sia stato un omicidio d’impeto? Come si può pensare che gli abbiano detto di lasciare l’auto e andare da loro se non avevano già ordito un piano per ammazzarlo? No, non è possibile accettare tutto questo. E allora mi domando cosa abbiano visto i magistrati per arrivare ad una simile decisione che mi addolora profondamente. Poi, anche l’assenza di futili motivi è un colpo molto duro da digerire. Quando ho saputo che la pena era stata ridotta, tra l’altro in modo così sensibile, non ci volevo credere”. Mamma Elsa però non si dà per vinta e continuerà nella ricerca della verità e del corpo di Francesco che ormai manca da più di quattro anni: “E’ un dolore straziante che vivo quotidianamente, senza pace perché non poter piangere e portare un fiore alla creatura che ho messo al mondo è una cosa inaccettabile, che una madre non può sopportare. Resta, sì, la convinzione, questa volta anche tra i giudici, che ad uccidere mio figlio Francesco siano stati loro, ma è una magra consolazione se penso a quanto avvenuto oggi”. (f.p.)

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