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Per Occhiuto il rebus giunta e il nodo Spirlì. Tempi e retroscena del prossimo governo regionale

di Sergio Pelaia – Dopo le elezioni del 26 gennaio 2020 il “Capitano Ultimo” Sergio de Caprio fu il primo assessore ad essere presentato, a Roma, una ventina di giorni dopo il voto. Seguì nel giro di 48 ore la nomina dell’astrofisica Sandra Savaglio, ma poi ci volle un altro mese esatto (18 marzo 2020) per conoscere i nomi degli altri cinque componenti della giunta regionale uscente: Nino Spirlì, Franco Talarico, Gianluca Gallo, Domenica Catalfamo e Fausto Orsomarso. Due di loro si sono candidati e sono stati eletti: un buon bottino di preferenze (9050) per il meloniano Orsomarso, uno storico record (21.692) per il forzista Gallo. Quest’ultimo condivide con il neo eletto presidente della Regione Roberto Occhiuto la formazione democristiana e, anche se dietro il bon ton ufficiale non c’è tra i due un vero e proprio idillio, salvo sorprese o altri ruoli di prestigio, sarà difficile non riconoscere l’impressionante boom di Gallo con la riconferma in giunta.

I tempi

Per il resto è ancora tutto da decidere. Occhiuto è andato a Roma per cominciare a tessere, nella sua nuova veste di governatore, relazioni istituzionali con ministri e leader di partito che, in gran parte, conosceva già da capogruppo di Forza Italia alla Camera. È chiaro che la sua missione romana serve anche a tastare il terreno con i big nazionali del centrodestra su eventuali indicazioni per la Giunta ma, sebbene abbia detto nei giorni scorsi che si occuperà di queste cose nella prossima settimana, è evidente che non essendoci ancora stata nemmeno la sua proclamazione – potrebbe avvenire tra una quindicina di giorni – i tempi per conoscere i nomi degli assessori si prolungheranno verosimilmente oltre, magari fino a fine ottobre.

Il filo con Roma

In diverse interviste Occhiuto ha ripetuto di voler scegliere la sua Giunta guardando “alle competenze” e pare che voglia mettere insieme sia alcuni eletti che assessori esterni. Non è chiaro se voglia seguire la strada di Jole Santelli, che aveva in parte optato per tecnici dai nomi noti come Ultimo – che si è fatto vedere a Catanzaro in prima fila al comizio di Giorgia Meloni – e Savaglio. Diversi osservatori concordano però sul fatto che Occhiuto, dalla presidente prematuramente scomparsa, voglia mutuare sia la distanza rispetto anche alla sua stessa maggioranza, per non essere più di tanto avvicinabile e dunque soggetto a pressioni interne, sia il filo diretto con Roma.

Il ticket

In questo discorso si incastra il nodo della Vicepresidenza. Non manca chi in queste ore, alla luce del risultato non entusiasmante della Lega che ha perso oltre 30mila voti in 20 mesi, mette in discussione il ticket con Spirlì già concordato sul “tavolo nazionale” al momento della scelta di Occhiuto. In verità si tratta più di tentativi di disturbo interni che nascono sull’asse Reggio-Catanzaro per cercare di non cedere terreno allo strapotere dell’asse Vibo-Cosenza rappresentato dal duo Occhiuto-Mangialavori. Insomma, o si confonde la speranza con la realtà o, più semplicemente, si punta a ritagliarsi più spazio all’interno del centrodestra.

I patti e i nervi

C’è poi un altro dato che non è affatto di contorno: tutti sanno che Matteo Salvini ha dato il via libera alla candidatura di Occhiuto solo dopo aver avuto garanzie sul futuro di Spirlì e, dunque, il neo governatore non avrebbe motivi per dimostrarsi non di parola rispetto a quell’accordo. Anche perché lo stesso Occhiuto ha detto più volte che “pacta servanda sunt”, quindi è difficile ipotizzare che davvero possa iniziare il suo percorso al governo della Regione con la scelta traumatica di mettere da parte l’uomo di cui più Salvini si fida in Calabria. Di certo, anche in questo caso al di là delle dichiarazioni ufficiali, Occhiuto non vede di buon occhio l’esuberanza di Spirlì e quest’ultimo, da par suo, non fa che confermare di avere i nervi non proprio saldi anche in occasioni come la chiusura della campagna elettorale. Dunque è probabile che, almeno all’esordio della giunta Occhiuto, Spirlì abbia il suo ruolo come da accordi. Quanto poi possa durare lo diranno il tempo e l’autocontrollo del (ex e in pectore) vicepresidente.

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