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Perché dovremmo pensare a come riaprire l’Italia anziché quando

Il 4 maggio 2020, per una fetta di popolazione, rappresenta la data clou per far ripartire l’Italia. L’emergenza Coronavirus ha caratterizzato (e caratterizzerà) le abitudini di ognuno di noi, che mai si sarebbe immaginato di trascorrere la prima parte del 2020 rinchiuso in casa.

File fuori dai supermercati, niente sport all’aperto, strade pressoché deserte hanno fatto da cornice alla quarantena iniziata nel mese di marzo. Adesso, dopo aver contato migliaia di contagi e di decessi, alla gente interessa esclusivamente sapere cosa potrà fare dal 4 maggio in poi. Come se da quel giorno dipendesse il futuro dell’Italia soprattutto sotto l’aspetto economico. In base al trend degli ultimi giorni, che conta meno positivi, meno ricoveri in terapia intensiva e meno decessi, qualche allentamento delle misure restrittive (ovvero la fase 2) effettivamente ci potrebbe essere, ma siamo sicuri sia la scelta corretta? Ci mettiamo nei panni di un proprietario di ristoranti, bar, pizzerie, che riaprirebbero più tardi dell’ormai “famoso” 4 maggio. In base alle indiscrezioni, e a quello che sta avvenendo in Cina, tali attività dovrebbero ripartire con svariate norme da seguire: misurazione della temperatura a ogni cliente, distanziamento tra persone di almeno 1 metro, mascherine obbligatorie per i dipendenti, gel igienizzante all’entrata dell’attività e, forse, divisori in vetro ai tavoli. Un biglietto da visita “niente male” che, nella maggior parte dei casi, porterà 8 clienti su 10 a non fare colazione, a non pranzare, a non cenare nei luoghi pubblici. La causa? Paura, disabitudine, create in questi mesi e che porterebbero il ristoratore di turno a chiudere la sua attività per mancanza di entrate economiche. Medesimo discorso vale per chi ha uno stabilimento balneare. Per questo motivo, dunque, anziché pensare a quando riaprire l‘Italia, chi di dovere dovrebbe riflettere su come far ripartire il Paese, compresa la Calabria. Magari non tornando a prima del 20 febbraio (data del primo caso di Covid in Italia), a quando consideravamo la normalità una meraviglia, ma con idee vecchie, sbagliate. Se si vuole ripartire davvero, la parola chiave deve essere “novità” senza pensare a ciò che facevamo prima della pandemia, lasciando il “vecchio” da parte. Ma senza farsi prendere dalla fretta. Quella ha causato danni. Da sempre. (m.b)
Redazione Calabria 7

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