Il caso

Petrolmafie e la misteriosa morte di Antonio Cerra, l’investigatore che incastrò il clan Mancuso

Il programma di inchiesta Spotlight ripercorre la storia del finanziere trovato morto a Pizzo nel giorno in cui avrebbe dovuto testimoniare nel processo. Fu davvero suicidio?

E’ stato trovato morto nella sua casa estiva a Pizzo nel giorno in cui avrebbe dovuto essere sentito nel controesame fissato nell’ambito del processo “Petrolmafie” in aula bunker a Lamezia Terme. Ufficialmente Antonio Cerra, maresciallo della Guardia di finanza di 50 anni originario di Soveria Mannelli, si è suicidato sparandosi alla testa con la pistola d’ordinanza. Almeno così hanno stabilito le indagini dei carabinieri che erano stati delegati dalla Procura a svolgere gli accertamenti sotto il coordinamento della Procura di Vibo.

Le indagini hanno ricostruito le ultime ore di vita del finanziere che era nel pool di investigatori dell’inchiesta “Petrolmafie”. Nulla di anomalo per l’ufficio di Procura  che ha quindi chiesto al gip di archiviare il procedimento aperto a carico di ignoti nel luglio del 2023. La pista del suicidio però non convince i familiari dell’investigatore che si sono affidati allo studio legale Raimondi presentando opposizione alla richiesta della Procura di Vibo e la riapertura delle indagini. Una storia tragica che è tornata d’attualità attraverso il programma d’inchiesta Spotlight  andato in onda nel week end su Rainews. La giornalista Pamela Lasagna ha approfondito il caso andando sul luogo dove Cerra è stato trovato morto, intervistando l’allora sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, oggi a Napoli, sentendo l’avvocato che assiste la famiglia, Nunzio Raimondi e la moglie di Antonio, Francesca Rubbettino. Tante le anomalie venute fuori con una domanda inquietante ancora senza risposta: fu davvero suicidio? “Lui si occupava sempre di grandi inchieste. Lui amava davvero quello che faceva” ricorda la moglie Francesca Rubbettino. “Era una grandissima risorsa per me, aveva una conoscenza dettagliata e precisa. Mi sedevo alla scrivania e lui con grande pazienza mi spiegava tutto” aggiunge a Rainews Andrea Mancuso, il pm che ha seguito il processo Petrolmafie.

Le indagini hanno ricostruito le ultime ore di vita del finanziere che era nel pool di investigatori dell’inchiesta “Petrolmafie”. Nulla di anomalo per l’ufficio di Procura  che ha quindi chiesto al gip di archiviare il procedimento aperto a carico di ignoti nel luglio del 2023. La pista del suicidio però non convince i familiari dell’investigatore che si sono affidati allo studio legale Raimondi presentando opposizione alla richiesta della Procura di Vibo e la riapertura delle indagini. Una storia tragica che è tornata d’attualità attraverso il programma d’inchiesta Spotlight  andato in onda nel week end su Rainews. La giornalista Pamela Lasagna ha approfondito il caso andando sul luogo dove Cerra è stato trovato morto, intervistando l’allora sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, oggi a Napoli, sentendo l’avvocato che assiste la famiglia, Nunzio Raimondi e la moglie di Antonio, Francesca Rubbettino. Tante le anomalie venute fuori con una domanda inquietante ancora senza risposta: fu davvero suicidio? “Lui si occupava sempre di grandi inchieste. Lui amava davvero quello che faceva” ricorda la moglie Francesca Rubbettino. “Era una grandissima risorsa per me, aveva una conoscenza dettagliata e precisa. Mi sedevo alla scrivania e lui con grande pazienza mi spiegava tutto” aggiunge a Rainews Andrea Mancuso, il pm che ha seguito il processo Petrolmafie.

Il processo Petrolamafie e il ruolo di Antonio Cerra

Nel frattempo lo scorso uno dicembre il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti dei 59 imputati processati con il rito ordinario nel procedimento scaturito dall’inchiesta “Petrolmafie”, considerata il secondo atto di Rinascita Scott. In questo troncone sono stati condannati a 30 anni di reclusione il boss di Limbadi Luigi Mancuso e l’imprenditore Giuseppe D’Amico. L’inchiesta parte da un troncone di Rinascita Scott. Sotto la lente degli investigatori gli interessi della criminalità organizzata vibonese nel settore petrolifero e nella gestione del gasolio. Un’indagine in cui, spiega il procuratore Andrea Mancuso a Rainews, è stato fondamentale il supporto della Guardia di Finanza. “Viene acquistato dal Nord un prodotto che non è carburante, ma olio lubrificante. Questo arriva a Vibo, dove viene miscelato al carburante e venduto come tale” spiega il magistrato. Un totale di 6 milioni di litri di gasolio frodati in soli cinque anni nel Vibonese. Ma il progetto sarebbe stato ancora più ambizioso: costruire una boa galleggiante a Vibo Marina per acquistare petrolio e venderlo in tutto il meridione. Di questa inchiesta Antonio Cerra era uno degli investigatori schierati in prima linea. Un investigatore che sarebbe diventato teste importante nel processo. Racconta sempre il pm Andrea Mancuso: “Ricordo bene la testimonianza nell’esame. Fu perfetta, andò come un treno. Diceva esattamente quello che bisognava dire e come dirlo. Riusciva a focalizzare perfettamente gli aspetti della sua attività. Concluso l’esame gli faccio i complimenti e fissiamo l’appuntamento per settimana dopo”.

Quel tragico 11 maggio del 2022

E’ l’11 maggio del 2022, l’udienza dovrebbe aprirsi proprio con il completamento della testimonianza di Antonio Cerra ma in aula il finanziere non ci arriverà mai. Uscito presto da casa, si recherà non in aula bunker a Lamezia dove era atteso ma nella casa estiva di Pizzo dove verrà ritrovato morto dai suoi colleghi intorno all’ora di pranzo dopo essere scattato l’allarme. Alla tragica notizia seguono le indagini che portano all’archiviazione per suicidio. Una pista alla quale la famiglia non crede. Non ci crede l’avvocato Raimondi, tanto meno la moglie Federica. Dopo l’inchiesta, Antonio Cerra aveva richiesto il trasferimento da Catanzaro a Lamezia Terme. Alla base della decisione la ricerca di un ambiente più tranquillo per avere più tempo da dedicare alla famiglia, ma anche per alcuni presunti problemi lavorativi. Ma a Lamezia ha ancora più difficoltà ad ambientarsi, come dimostrano le continue lamentele con la moglie e con gli stessi colleghi di Catanzaro. “Mi sento in gabbia senza vie di fuga” scrive in alcuni messaggi. Una situazione che, spiega la Procura che ha archiviato il caso, avrebbe portato al tragico gesto dell’11 maggio. “Mio marito era stanco e preoccupato per la situazione lavorativa, ma aveva già fatto una serie di passi per risolverla” precisa la moglie. Tra questi anche l’ipotesi di chiedere il trasferimento per la Lombardia.

La richiesta della famiglia: “Riaprite le indagini”

Per Federica non era una persona rassegnata. I dubbi restano e sono tanti. Come la mancanza degli esiti dello stub sui residui di polvere da sparo. “Come si fa – afferma l’avvocato Raimondi – a chiedere l’archiviazione se non si ha la certezza della polvere da sparo sulla mano che si presume abbia sparato”. Altro rebus: le telecamere di fronte la casa a Pizzo Calabro: soltanto due sarebbero state visionate, ma senza il deposito integrale dei video. E poi la situazione familiare: l’amore per la bimba tanto attesa, gli studi per la laurea in arrivo, il mutuo per la seconda casa a mare. Tanti dubbi, troppi per rassegnarsi all’archiviazione del caso.

LA PUNTATA INTEGRALE ANDATA IN ONDA SU RAINEWS (Clicca qui)

© Riproduzione riservata

TI POTREBBE INTERESSARE
L'Intervista
Il testo licenziato dal Senato - spiega il governatore della Calabria al Corriere della Sera - è un buon testo, ma deve essere migliorato”
I messaggi social con la firma delle “Brigate Rosse” diretti a due cosiddetti "diarchi fascisti": "Siete condannati a morte"
La Cgil incalza di fronte all'ennesimo episodio "Bisogna prendere provvedimenti drastici e urgenti affinché i colleghi vengano tutelati"
Accolte le istanze dei difensori del 31enne, di Spadola. Il Tribunale di Messina ha ritenuto inammissibile la richiesta della Dda
Accusati in concorso tra di loro di peculato, erano stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta della Guardia di finanza. Accolte le le richieste della difesa
Il gup nelle motivazioni della sentenza: "era a conoscenza dei rapporti tra 'ndrangheta e servizi segreti"
I genitori hanno scoperto casualmente un anno fa della malattia del figlio, dopo una serie di accertamenti
"Il mio ginecologo mi ricorda che devo controllare una cisti ovarica. Da lì parte uno tsunami. Risonanza, ricovero, operazione. Ciao ovaie"
Prende il posto di Bruno Trocini. Da giocatore ha indossato la maglia amaranto tra il 1988 e il 1990 ai tempi di Nevio Scala
I tempi? Appena la vice presidente Princi sarà proclamata in Europarlamento. Il governatore conferma: "Ho intenzione di alleggerirmi di alcune competenze"
RUBRICHE

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Catanzaro n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019.

Direttore Responsabile Mimmo Famularo
Caporedattore Gabriella Passariello

Calabria7 S.r.l. | P.Iva 03674010792

2024 © All rights reserved