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Petrolmafie spa-Dedalo, la Dda di Catanzaro in aula: “In 67 a giudizio” (NOMI)

di Gabriella Passariello- Al termine della requisitoria, il pm della distrettuale antimafia di Catanzaro Andrea Mancuso ha ribadito in aula la richiesta di rinvio a giudizio per 67 degli 85 imputati, coinvolti nell’inchiesta Petrolmafie spa, il cui troncone catanzarese è stato ribattezzato “Dedalo”. Tra questi compaiono il presidente della Provincia di Vibo e sindaco di Stefanaconi, Salvatore Solano, rispetto al quale si ipotizza il reato di scambio elettorale politico mafioso. Avrebbe ricevuto e accettato la promessa di Giuseppe D’Amico (ritenuto dalla Dda un imprenditore appartenente alla ‘ndrangheta) di “procacciare voti agli elettori dei Comuni di Vibo Valentia, Capistrano, Filandari, Francica, San Nicola da Crissa, Tropea ed altri per la nomina a presidente della Provincia in cambio del proprio stabile asservimento realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere o omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata nonché contrari ai doveri di ufficio”. E inoltre Francescantonio Tedesco, ex consigliere comunale di Vibo Valentia, considerato vicino agli Anello di Filadelfia, già arrestato in Imponimento e rinviato a giudizio; gli  imprenditori vibonesi Giuseppe e Antonio D’Amico, dei boss Luigi e Francesco Mancuso e della show-girl Ana Betz, all’anagrafe Anna Bettozzi, vedova di un ricco petroliere.

“A giudizio 67 imputati”

In particolare il pubblico ministero ha invocato il processo per Roberto Aguì di Catania; Nicola Amato, di Catania; Francescantonio Anello di Filadelfia, Benedetto Avvinto di Portici (Na); Giuseppe Barbieri di Sant’Onofrio; Anna Bettozzi di Roma; Anna Buonfante di Portici (Na), Vincenzo Campajola di Giugliano (Na), di Carignano (To); Isaia Angelo Antonio Capria di Nicotera; Alberto Coppola di Pollena Trocchia (Na), Carmine Coppola, di Napoli; Roberta Coppola di Pollena Trocchia (Na), Felice D’Agostino di Martinsicuro (Te), Angela D’Amico di Vibo, Antonio D’Amico di Vibo, Domenica D’Amico di Vibo, Giuseppe D’Amico di Vibo, Rosa D’Amico di Vibo, Francesco D’Angelo di Vibo, Gaetano Del Vecchio di Tropea, Virginia Di Cesare di Roma, Biagio Esposito di San Giorgio a Cremano (Na), Carmelo Fabretti di Catania,Giuseppe Fasulo di Statte (Ta), Filippo Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Sebastiano Foti di Catania, Antonio Francolino di Catanzaro, Salvino Frazzetto di Catania, Gregorio Giofrè di San Gregorio d’Ippona, Salvatore Giorgio di Catanzaro, Gennaro Gravino di San Giorgio a Cremano (Na), Giasone Italiano di Delianuova, Gabriele La Barbera di Palermo, Salvatore La Rizza di Vibo Valentia, Cesare Nicola Limardo di Limbadi, Paolo Lipari di Stefanaconi, Sebastiano Lo Torto di Nicotera, Francesco Mancuso di Limbadi, Luigi Mancuso di Limbadi, Silvana Mancuso di Limbadi, Nazzareno Matina di Stefanaconi, Giulio Mitidieri di Potenza, Francesco Monteleonedi Vibo Valentia, Luciano Morabito di Africo, Lucia Nurcato di Napoli, Irina Paduret di Milano, Zhelev Peyo Petkov di Vibo Valentia, Fabio Pirro di Napoli, Francesco Saverio Porretta di Milano, Antonio Prenesti di Nicotera, Daniele Prestanicola di Maierato, Rosamaria Pugliese di Nicotera, Rocco Raccosta, di Oppido Mamertina, Domenico Rigillo di San Vito sullo Ionio, Orazio Romeo di Acireale, Giuseppe Ruccella di Filogaso, Fortunato Salamò di Zambrone, Rosario Cristian Santoro, di Palermo, Damiano Sciuto di Catania, Salvatore Solano di Stefanaconi, Francescantonio Tedesco di Ionadi, Giuseppe Terranova di Vibo Valentia, Roberto Domenico Tirendi di Catania, Ernesto Tortora di Napoli, Roberto Trovato di Santa Domenica Vittoria (Me), Angelo Ucchino di Giardini Naxos, Gennaro Vivese di San Giorgio a Cremano. Poi la volta delle arringhe difensive degli avvocati Wanda Bitonte e Nicola Cantafora, mentre gli altri legali, (nel cui collegio compaiono i nomi di Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Ioppoli, Luigi Latino, Eugenio Minniti, Sergio Rotundo, Giuseppe Torchia, Salvatore Sorbilli, Tiziano Saporito, Alessandro Parisi, Alessandro Diddi, Vincenzo Gennaro, Mario Murone, Antonio Ingroia, Marco Tullio Martino, Salvatore De Bonadies, Giuseppe Monteleone, Ornella Valenti, Francesco Giuseppe Finocchiaro, Marco Esposito, Daniela Garisto, Giovanni Vecchio, Gianfranco Giunta, Francesco Sabatino, Francesco Carioti, Nicola Cantafora, Guido Contestabile, Stefano Luciano, Vincenzo Belvedere, Antonio Porcelli, Armando Veneto) sono state rinviate al prossimo 15 ottobre.

I patteggiamenti

Sono otto i patteggiamenti richiesti, mentre altri 8 sono stati ammessi al rito abbreviato e due imputati hanno preannunciato istanza di rito alternativo. Hanno chiesto di patteggiare la pena davanti al gup Matteo Ferrante Alberto Pietro Agosta, di Catania; Enrico Agosta di Catania; Gennaro Basile di Napoli, Luigi Borriello di Torre del Greco (Na), Raffaele Celotto di Napoli, Francesco Reugeri di Motta Sant’Anastasia, Antonino Signorello, di Belpasso, Ciro Sodano di San Giorgio a Cremano. I patteggiamenti verranno decisi al termine dell’udienza preliminare.

Gli abbreviati ammessi dal gup e quelli richiesti

Sono stati ammessi al rito abbreviato Gerardo Caparrotta, Vincenzo Zera Falduto di Reggio Calabria, Giocchino Falsaperla di Catania, Pasquale Gallone di Nicotera, Marco Lione di Terzigno (Na), Giuseppe Mercadante di Casal di Principe (Ce), Antonio Ricci di Montecorvino Pugliano, Alessandro Primo Tirendi di Gravina di Catania. Le discussioni su coloro che hanno chiesto il rito abbreviato sono state rinviate al prossimo 13 dicembre nell’aula Bunker di via Paglia a Catanzaro. Mentre Armando Carvelli di Crotone, Giovanni Carvelli di Petilia Policastro, hanno preanunciato il rito abbreviato, che verrà formalizzato alla prossima udienza del 15 ottobre

Le parti civili ammesse

Il gup ha ammesso come parti civili il presidente del Consiglio dei ministri, il ministero dell’interno, i Comuni di  Limbadi, Sant’Onofrio, Vibo Valentia, Provincia di Vibo, Regione Calabria, le associazioni Antiracket, Antiusura, assistite dagli avvocati Giovanna Frante e Antonella La Monica, inoltre l’associazione Cooperporo. 

 

Le ipotesi di accusa

Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle accise anche mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione e utilizzazione di documenti di accompagnamento semplificati. Reati aggravati dall’essere stati commessi per agevolare le associazioni ‘ndranghetistiche attive sul territorio calabrese, in particolare, quella dei Mancuso di Limbadi.

L’inchiesta

Si tratta dell’inchiesta, condotta sul campo dai carabinieri del Ros e dalla componente specialistica in materia di accise del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, che ha fatto luce sulle attività illecite del clan Mancuso nel florido commercio fraudolento di prodotti petroliferi colpendo gli assetti organizzativi e logistici del sodalizio.

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