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Pittelli e l’inutile consiglio all’imprenditore di Catanzaro: “Avvisiamo i Piromalli”

di Gabriella Passariello- Oltre duecento pagine di informativa contenenti stralci di verbali di collaboratori di giustizia, tutta una serie di conversazioni telefoniche e ambientali, comprovanti, secondo i carabinieri del Ros di Roma, il legame di Giancarlo Pittelli con la massoneria deviata, con la parte debole della magistratura in grado di essere corrotta e come il legale si sia piegato alla cosca Mancuso di Limbadi e al clan dei Piromalli di Reggio, famiglie di ‘ndrangheta appartenenti da sempre, secondo gli elementi storico-documentali emersi in Rinascita Scott alla stessa linea interna all’organizzazione criminale. Il Ros si sofferma in particolare su due conversazioni intercettate, che dimostrerebbero l’alta considerazione del noto penalista rispetto alle due massime espressioni della criminalità calabrese.

“Luigi Mancuso il capo assoluto della Calabria”

In un dialogo spiato del 13 luglio 2018 tra Pittelli e un suo conoscente non qualificato, l’ex parlamentare riconosce il ruolo verticistico del boss Lugi Mancuso. Si parla del sequestro dei parchi eolici e il conoscente chiede informazioni circa il coinvolgimento di Mancuso. Pittelli vantandosi dello spessore di un proprio cliente affermava:” io uno ne difendo… Luigi… il capo assoluto… il capo della Calabria. A Luigi a New York… gli vogliono bene… e la conversazione viene interrotta da omissis. In un altro dialogo  si interloquisce sulla realizzazione di un progetto imprenditoriale nel porto di Gioia Tauro e della necessità per l’ex parlamentare di dover avvisare la famiglia criminale egemone su quell’area, aderendo a quelli che sono i dettami mafiosi del territorio. In particolare nella trascrizione del 21 agosto 2018  Pittelli dialoga con un imprenditore di Catanzaro per la realizzazione di un dumperaggio nel porto di Gioia Tauro da parte di alcuni suoi clienti. Il legale gli riferisce che c’è una società petrolifera che vorrebbe concretizzare l’affare, una società milanese, parlano di cisterne del gas tutte da rifare, dell’eventualità di riprendere un vecchio progetto, di un allungamento della banchina perché ora le dimensioni delle navi sono cresciute, di autorizzazioni per far decollare il progetto. La conversazione si fa interessante per il Ros quando Pittelli mette in mezzo i Piromalli “bisogna avvertirli… lo vedi che sta succedendo a Gioia? Ci sono faide ogni giorno” e l’imprenditore non ci sta, si rifiuta di ricorrere alla ‘ndrangheta “non devi avvertire nessuno, non bisogna avvertire nessuno, te la curo tutta io questa cosa se vuoi”.

Il duplice ruolo di Pittelli con i Mancuso e i Grande Aracri

Non solo con i Mancuso e i  Piromalli  ma anche con i Grande Aracri di Cutro. Pittelli avrebbe avuto un ruolo ben preciso e ad offrirne uno spaccato è stato il collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro. Al centro della scena un progetto imprenditoriale turistico nel lametino, che avrebbe coinvolto ambedue le cosche e il noto penalista avrebbe assolto una duplice funzione di raccordo tra due poli criminali “per garantire le comunicazioni con gli esponenti della cosca Mancuso di Limbadi, competenti per quell’area insieme ai Piromall, e agli Alvaro, e la cosca Grande Aracri”. Aspetti affrontati dal pentito in  occasione della sua audizione del 28 aprile scorso nell’ambito del processo Rinascita Scott . “Francesco Grande Aracri mi disse di far parte della loggia coperta crotonese, mentre Nicolino spaziava tra quella crotonese  e quella catanzarese. Ovviamente pur essendo per l’area ionica il punto di riferimento, Nicolino Grande Aracri non intratteneva rapporti con i colletti bianchi ma utilizzava il volto pulito del fratello, l’avvocato Domenico”.  Questo ultimo, a detta del pentito, era il tramite dei suoi rapporti con Pittelli, il quale curava anche gli interessi di Mancuso. “Secondo quanto raccontatomi da Franco Grande Aracri in carcere, il rapporto tra Giancarlo e Mancuso era stabile e a carattere generale, tuttavia mi riferì anche nello specifico di una vicenda in relazione alla quale il legale perorando gli interessi di Mancuso, si era mosso anche nel lametino, in particolare attivando un suo canale di conoscenza, un’onorevole originario di quella zona.  Il discorso  che Francesco Grande Aracri ha fatto al collaboratore è molto più ampio e riguarda le cointeressenze delle cosche Grande Aracri e Mancuso soprattutto nel settore turistico alberghiero.

I legami massonici con il clan di Cutro

“Grande Aracri mi sottolineò che Pittelli quale appartenente alla massoneria coperta calabrese fungeva da tramite tra i due canali e in collaborazione con Domenico Grande Aracri aveva il compito di curare delle macro iniziative imprenditoriali nell’area crotonese (costruzione di un villaggio turistico, allestimento di un parco eolico e lavori legati all’aeroporto di Crotone)”. L’iniziativa era legata ad un analogo progetto imprenditoriale da realizzarsi sulla costiera vibonese e  Pittelli avrebbe dovuto essere il garante delle comunicazioni con gli esponenti della cosca “Mancuso di Limbadi e la cosca Grande Aracri mediante lo sfruttamento dei suoi rapporti di fratellanza massonica con personaggi chiave degli apparati pubblici, per ottenere possibili erogazioni comunitarie o comunque agevolare per questa via operazioni di riciclaggio di denaro di provenienza illecita”. In questo senso Pittelli doveva ripetere le stesse iniziative anche nell’area vibonese mediante la compiacenza di un politico lametino.

Gli investimenti turistici nel Vibonese e nel Crotonese

Questa operazione doveva essere portata a termine anche grazie all’intervento di una società irlandese che voleva investire nel settore turistico alberghiero in entrambe le zone e che rappresentava il comune denominatore dell’intera operazione. In definitiva Grande Aracri voleva proporre al pentito di mettere a disposizione i suoi terreni a Capo Vaticano per edificare la struttura alberghiera sul versante tirrenico.” Ed io gli risposi che avrei valutato questa possibilità anche a causa del timore reverenziale che condizionava le mie relazioni con questi personaggi. Seppi sempre da lui che questa ipotesi di utilizzare i miei terreni sarebbero state informazioni poi veicolate tramite imbasciata”. In quello stesso periodo i fratelli Stillitani, che il pentito definisce legati a Luigi Mancuso,  avrebbero sviluppato un progetto alberghiero a Pizzo Marina, di fianco al Valtour su cui aveva investito un imprenditore a lui noto quale massone e mafioso “in quanto il suo commercialista se non erro era fratello della compagna di Matteo Messina Denaro. L’imprenditore ora deceduto fu interessato su input di Nicolino Grande Aracri quale possibile investitore per la realizzazione del villaggio turistico nell’area Crotonese”.

LEGGI ANCHE | Rinascita Scott, l’inedita informativa del Ros su Pittelli e l’ombra di una nuova indagine

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