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Politiche 2022, Letta ha deciso: Stumpo e Irto capilista del Pd in Calabria (NOMI)

Con 3 voti contrari e 5 astenuti la Direzione nazionale del Pd, riunita al Nazareno, ha approvato le liste per le candidature in vista delle prossime elezioni. La riunione, convocata e slittata più volte nel corso della giornata di ieri, si è conclusa intorno all’1 di notte. Carlo Cottarelli sarà candidato per il Pd come capolista al Senato a Milano. È quanto si apprende da fonti Dem in vista del voto del 25 settembre. Il segretario del Pd, Enrico Letta sarà candidato come capolista alla Camera in Lombardia e Veneto. “Potevo imporre persone mie ma non l’ho fatto perchè il Partito è comunità”. È un passaggio dell’intervento del segretario del Pd, Enrico Letta parlando delle scelte fatte con le liste elettorali, durante la Direzione del partito. “Volevo ricandidare tutti gli uscenti ma era impossibile, quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: “faccio tutto da solo””. L’annuncio del segretario dem Enrico Letta arriva al termine di una lunghissima giornata di confronto al Nazareno: la riunione della direzione del Partito Democratico, inizialmente convocata per le 11 di mattina è slittata prima alle 15, poi alle 20 e alle 21,30. Infine la riunione è iniziata dopo le 23 e ha approvato la Delibera per votazione le liste per le elezioni politiche 2022 con 3 contrari e 5 astenuti. Letta, come detto, correrà da capolista alla Camera in Lombardia e Veneto, Carlo Cottarelli sarà capolista al Senato a Milano, il virologo Andrea Crisanti sarà candidato capolista nella circoscrizione Europa. Quattro under 35 correranno da capolista, Rachele Scarpa, Caterina Cerroni, Raffaele La Regina, Marco Sarracino. Stefano Ceccanti sarà candidato al proporzionale in Toscana al quarto posto, hanno fatto trapelate fonti dem, subito smentite però dal diretto interessato.

Il Pd in Calabria

In Calabria, nel collegio plurinominale, la lista al Senato sarà guidata dal segretario regionale del partito, Nicola Irto, seguito dall’ex sindaca di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole. Alla Camera, invece, le liste dem saranno guidate dal deputato di Articolo 1, Nico Stumpo. Dietro di lui ci sarà l’uscente Enza Bruno Bossio, mentre al terzo posto compare il nome dell’ex assessore e consigliere regionale Carlo Guccione. Il dimezzamento del numero dei parlamentari e i meccanismi richiesti dalla legge elettorale hanno reso estremamente complicata la chiusura delle liste e nelle scorse ore non sono mancate polemiche e proteste per la esclusione di alcuni esponenti Dem di prima linea. Lo stesso Letta ammette che avrebbe “voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti ma era impossibile a causa del taglio dei parlamentari ma anche per esigenze di rinnovamento”. “Ho chiesto personalmente sacrifici ad alcuni – dice il segretario Dem – mi è pesato tantissimo. Quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: faccio tutto da solo – continua Letta – io ho cercato di comporre un equilibrio e il rispetto dei territori è stato tra i criteri fondanti delle scelte”. “Termino questo esercizio con un profondo peso sul cuore per i tanti no che ho dovuto dire. Peso politico e umano. Ma la politica è questo: assumersi la responsabilità. E’ stato un lavoro faticoso, ci sono sempre troppe esclusioni ma credo siano liste competitive e per fare un buon risultato”. Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando parlando delle scelte fatte sulle candidature del Pd, uscendo dalla Direzione del partito.

Uninominali al Senato e alla Camera in Calabria

I candidati nel collegi uninominali alla Camera in Calabria, sicuri di un posto, l’attuale vicesindaco di Catanzaro Giusy Iemma nel capoluogo di regione. Nel collegio di Vibo – Gioia Tauro, Dalila Nesci in quota Di Maio. Nel collegio della città metropolina di Reggio Calabria, alla Camera regge la candidatura di Mimmo Battaglia. Il sindaco di Cassano Gianni Papasso scende invece in campo nel collegio Sibaritide – Crotone. Al Senato Francesca Donato nel collegio Calabria Nord e Francesco Pitaro nel collegio Calabria Sud. Ha rinunciato a candidarsi il deputato uscente Antonio Viscomi.

Lotti escluso: “Nelle liste quelli che sputavano veleno contro il Pd”

Tra i big esclusi dalle liste del Pd ci sarebbe, ad esempio, anche Luca Lotti. Il suo nome non compare nelle liste dei candidati che correranno nei collegi per elezioni del 25 settembre, spiegano diversi partecipanti alla Direzione nazionale. “Il segretario del mio partito ha deciso di escludermi dalle liste per le prossime elezioni politiche. Mi ha comunicato la sua scelta spiegando che ci sono nomi di calibro superiore al mio. Confesso di non avere ben capito se si riferiva a quelli che fino a pochi mesi fa sputavano veleno contro il Pd e che oggi si ritrovano quasi per magia un posto sicuro nelle nostre liste. Non lo so. Ma così è. Non sarò certo io a fare polemiche: non le ho fatte in questi anni e non comincerò oggi”. Così, in un post su Facebook, Luca Lotti. “Ho sempre agito per il bene del mio territorio e del mio partito. Non ho condiviso la scelta di tanti amici nel 2019 di uscire dal Pd e anche grazie a quella decisione (mia e di Lorenzo Guerini che ringrazio per il lavoro da ministro e per aver guidato con me i riformisti) il Partito democratico è rimasto presente in Parlamento dove, lo dicono i numeri, rischiava invece di sparire”, aggiunge. “Ecco perché fa male in queste ore ascoltare inutili polemiche e fake news sulle motivazioni della mia mancata ricandidatura, così come leggere assurde ricostruzioni in cui si prova a far credere che a scegliere sia stato il territorio. In Toscana sappiamo tutti come sono andate le cose. La scelta – sottolinea Lotti – è politica, non si nasconda nessuno dietro a scuse vigliacche. Io sono abituato ad affrontare la realtà a testa alta, altrettanto faccia chi ha deciso. Aggiungo solo una riflessione. Dispiace, e non poco, scoprire che i dirigenti del mio partito abbiano abbandonato uno dei cardini della nostra identità: il garantismo. É stato un onore per me essere un deputato del Pd, il partito che ho contribuito a fondare e che, in questi ultimi anni, insieme a molti amici ho tenuto unito e compatto. Rifarei tutto! Ai tanti che mi stanno scrivendo e mandando messaggi o che si sono preoccupati per me dico solo questo: anche quando alcune scelte sembrano più dettate dal rancore che dalla coerenza politica, mi troverete sempre dalla stessa parte. Dalla parte del Pd. Il Pd è casa mia. Lo sarà anche in futuro”, conclude.

Chi non ha votato

Un altro caso è quello di Monica Cirinnà: “La mia avventura parlamentare finisce qui, domani comunicherò la mia non accettazione della candidatura. Mi hanno proposto un collegio elettorale perdente in due sondaggi, sono territori inidonei ai miei temi e con un forte radicamento della destra. Evidentemente per il Pd si può andare in Parlamento senza di me, è una scelta legittima. Resto nel partito, sono una donna di sinistra ma per fortuna ho altri lavori”. Così la senatrice del Pd, Monica Cirinnà uscendo dalla direzione del partito. E ha concluso: “Non ho votato queste liste ma credo che anche altri rinunceranno”. Gli esponenti della corrente di Base riformista, una ventina circa, non hanno partecipato al voto sulla definizione delle liste per le candidature del Pd. È quanto si apprende da fonti parlamentari. Quindi non sono conteggiati né tra i 3 voti contrari né tra i 5 astenuti sulle liste.

 

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