Porto di Vibo Marina, un ricorso al Tar rischia di bloccare un investimento da 25 milioni di euro

Un gruppo guidato dal segretario della Lega vuole impugnare un'ordinanza dell'Autorità Portuale e la concessione demaniale marittima della Cadi Srl

Un investimento da 25 milioni di euro destinato a rivoluzionare il porto di Vibo Marina e a proiettarlo nel futuro. Dopo oltre venti anni di attese, imprevisti, ricorsi e contro ricorsi, intoppi e lungaggini burocratiche, l’imprenditore vibonese Francesco Cascasi ha ottenuto la concessione dello specchio d’acqua dove poter trasformare in realtà il suo sogno. Il cerchio si chiuderà ufficialmente nei prossimi giorni con l’agognata consegna dell’area, primo passo verso l’avvio del più grande progetto privato programmato a Vibo e provincia (LEGGI QUI). All’orizzonte si addensa una piccola nuvola che potrebbe bloccare l’inizio dei lavori e frenare l’iter che viaggia ormai spedito verso la meta.

Il ricorso al Tar

Un gruppo di pescatori ha dato mandato a uno studio legale della città per impugnare dinnanzi al Tar l’ordinanza con la quale l’Autorità Portuale di Gioia Tauro lo scorso mese di novembre ha modificato la destinazione funzionale delle banchine del porto di Vibo Marina spostando i pescherecci in un’altra zona dello scalo, il molo Cortese. Nel mirino è finita anche un’altra ordinanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Traporti e la concessione demaniale marittima rilasciata alla Cadi Srl dalla stessa Autorità Portuale. Capofila del ricorso il segretario cittadino della Lega Mino De Pinto che, insieme ad altri suoi cinque concittadini, ha citato, tra gli altri, in giudizio l’Autorità Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, la Cadi srl, il Comune di Vibo Valentia, la Regione Calabria, il Ministero della Cultura, la Pro Loco di Vibo Marina, la Capitaneria di Porto di Vibo Marina, il Ministero delle Infrastrutture.

La riaffermazione della legalità al porto di Vibo Marina

La vicenda presta il fianco a un paio di riflessioni e interrogativi. Innanzitutto, c’è qualcuno dietro gli autori del preannunciato ricorso? Perché vogliono ostacolare un investimento di tale portata che avrebbe ricadute economiche ed occupazionali dirompenti sul futuro del porto di Vibo Marina? Il casus belli è davvero il cambio di destinazione dei pescherecci? Una domanda tira l’altra visto che i pescherecci sulla carta dovrebbero essere 36 ma – da quanto si apprende e da quanto di vede – la realtà è un’altra e il pesce di qualità al porto di Vibo Marina è sempre più merce rara perché le flotte davvero operative si contano sul dito di una sola mano. L’Autorità Portuale ha certamente un merito di non poco conto: la riaffermazione della legalità in uno specchio d’acqua abituato ad essere zona franca. Ben vengano i riflettori della magistratura. Non quella amministrativa, ma penale per spazzare definitivamente via l’abusivismo imperante e trasformare l’illegalità diffusa (anche dei proprietari delle tante barche e barchette lasciate fuori dai pontili) in un’opportunità collettiva fruibile fino a ieri solo per qualcuno.

La precisazione di De Pinto

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota di precisazione del segretario cittadino della Lega Mino De Pinto

In merito all’articolo apparso sulla stampa sulle problematiche del porto di Vibo Valentia, che rimarcava il ruolo che il sottoscritto ricopre nella Lega, preciso che le attività da me svolte all’interno del porto di Vibo Marina, niente hanno a che fare con le attività di partito, essendo io un rappresentate del gruppo ormeggiatori e da sempre impegnato nelle tematiche che riguardano lo stesso porto.

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