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Povertà a Catanzaro, disoccupati popolano le mense di beneficenza

di Danilo Colacino – Numeri, spaventosi, con decine di persone quotidianamente costrette a ricorrere agli aiuti alimentari per tirare avanti, anche in Calabria e in particolare a Catanzaro. Questa è la notizia. Triste. Dietro a cui si cela la piaga di gente che si nasconde per pudore. E tanta altra, viceversa senza ormai alcuna remora, che frequenta alla luce del sole le cosiddette mense dei poveri. Soprattutto nel periodo natalizio, quando ognuno si sente più buono salvo chi, al contrario, caritatevole lo è tutto l’anno. E ha la vocazione di aiutare: perché sa che i soldi non ci sono, anche se prima c’erano, o comunque non bastano più. E ci vuole poco, molto poco, a scivolare sotto la soglia di povertà. Ma l’indigenza, come premesso magari inattesa, costa a famiglie prima definite ‘normali’ addirittura l’impossibilità di mettere insieme il pranzo con la cena. A scendere in campo, dunque, sono le varie associazioni di volontariato. Immediato, a riguardo, pensare alla Caritas. Ma le strutture, per così chiamarle, sono tante. Basti fare riferimento all’Alleanza contro la Povertà e al Banco alimentare della Calabria.

I numeri

Senza contare realtà quali Città del Vento (CdV), presieduta da Alessandro Astorino. Che, in cima ai Tre Colli, garantisce oltre 40 pasti il martedì e il giovedì. Le sedi in cui vengono distribuiti i pasti caldi sono, almeno le più note, quelle del Monte e del Conventino. A cui si aggiungono quelle di altre chiese cittadine, in cui si dà anche tanta spesa a chi ne ha necessità. Ma se 40 posti per la distribuzione del cibo gratuito sembrano molti, va detto che in tempi di pandemia si è arrivati persino a 60-70 coperti, garantiti dalla sola CdV. Stime più complessive parlano invece di 120 pasti caldi al giorno. Dato che per il capoluogo calabro sembra enorme, ma non è così. Perché c’è un’altra percentuale (aggregata, ovvero calcolata nel totale) che quasi mette i brividi. E non potrebbe essere altrimenti, con il Pil locale che ogni anno perde vigore. Tant’è vero che poco meno del 21% delle famiglie calabresi sono interessate ogni anno da vecchie e nuove povertà. Ma non c’è solo il fattore economico, pur come ovvio determinante, a incidere su questa preoccupante situazione. Considerato come i rappresentanti degli stessi angeli, vale a dire i volontari che ogni giorno garantiscono le mense talvolta anche con il coinvolgimento di chef di alta scuola in occasioni particolari, puntino il dito contro certe gravi falle istituzionali.

Mense di beneficenza e disoccupazione

Il riferimento è, nel caso di specie, anche a quanto emerso dal Forum del Terzo Settore. Che ha sovente, anche di recente, stigmatizzato le lacune fatte registrare a livello regionale in tale delicato ambito. Basti pensare a come, pure in una sfera molto peculiare come quella della solidarietà verso il prossimo, ci si scontri con la burocrazia. Ecco perché il Forum ha ufficialmente chiesto al vertice della Regione interventi forti e scelte decise. L’unica strada da imboccare per invertire la tendenza in una Calabria in cui si è indietro, anche sotto il profilo delle competenze alfabetiche inadeguate (pari nientemeno che al 47.1%) calcolate su 100 studenti delle scuole superiori. Che nel più specifico, e oggigiorno importante, campo numerico (relativo alle materie scientifiche con la prevalenza della matematica) sale al 57.9 nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 30 anni. Questo si traduce in automatico nell’avere lavoratori del domani scarsamente istruiti e dunque anche poco qualificati. Di conseguenza ad alto rischio di scivolare nella quota di persone poco abbienti. E tanti di questi, ci riferiscono proprio coloro che si occupano delle distribuzioni di pietanze e derrate alimentari gratuite, sono appunto quanti, sempre in misura crescente, si recano nelle mense di beneficenza dopo aver perso l’occupazione prima detenuta.

 

 

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