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Prese a calci le sue bimbe e le violentò per anni nel Catanzarese, condannato

Violentò 14enne lamezia terme

di Gabriella Passariello

Nessuno sconto di pena per il 51enne, di Catanzaro, ma residente a Montauro, nel Soveratese, accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti nei confronti di due delle tre figlie. La Corte di appello del capoluogo calabrese, presieduta dal giudice Loredana De Franco ha confermato la condanna a 7 anni e 4 mesi emessa con rito abbreviato dal gup Carmela Tedesco il 20 luglio 2018.  A carico dell’uomo sono rimaste immutate le statuizioni sentenziate in primo grado: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la perdita della patria potestà, la misura cautelare in carcere. I giudici della Corte di appello hanno dato un termine di novanta giorni per il deposito della motivazione della sentenza.

Le violenze, gli abusi e le minacce. Secondo le ipotesi accusatorie l’uomo avrebbe ripetutamente abusato delle sue bambine, palpandole nelle parti più intime, costringendole ad avere rapporti sessuali completi ovunque, in macchina, sul divano, minacciandole che avrebbe rovinato loro la vita, che le avrebbe ammazzate, che avrebbe picchiato la madre qualora si fossero rifiutate di avere rapporti completi con lui. Con l’aggravante di aver commesso il fatto quando entrambe erano minorenni: una quattordici anni, l’altra undici. Avrebbe abusato di loro vessandole, spingendole sul letto per poi immobilizzarle col suo corpo senza dar lor scampo. A volte sarebbero state costrette a subire atti sessuali mentre dormivano, atti ripetuti con cadenza quotidiana. Con la più grande sarebbe riuscito con l’uso della forza ad avere rapporti sessuali completi, mentre l’altra avrebbe pagato a caro prezzo il suo rifiuto: colui che diceva di amarla, l’avrebbe minacciata verbalmente e poi percosso con una cintura, sferrandole pugni in testa e in altre parti del corpo, causandole una serie di ematomi.

La denuncia. Sono state le figlie a denunciare ai carabinieri della Stazione di Gasperina le continue violenze, facendo poi scattare l’inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato, su ordinanza vergata dal gip Claudio Paris, dietro le sbarre il 51enne. Una di loro, riferì agli investigatori, che il padre avrebbe abusato di lei in più occasioni nel periodo tra i tredici e i sedici anni di età. Ma a 10 anni ci sarebbero state già le prime avvisaglie.

Un incubo ad occhi aperti. Mentre dormiva insieme ai suoi genitori, la bambina, sempre secondo le ipotesi  accusatorie “avvertiva la mano del padre che la toccava. Inizialmente credeva che il papà cercasse in realtà un contatto con la madre, solo successivamente realizzava che voleva toccare proprio lei”. La piccola decise di prendere il discorso col padre “che anziché giustificarsi, le proponeva di andare a letto con lui”, tentando contestualmente di accarezzarle le parti intime”.

I fatti aberranti. Per l’accusa sono stati due i fatti gravi in questa drammatica storia. Il primo si riferisce a quando il padre con la scusa di portare la figlia a fare un giro con la macchina per farle sentire il nuovo impianto stereo, le avrebbe confessato di essere innamorato di lei e avrebbe tentato di baciarla. Il secondo episodio quando lui sostenendo che “la figlia necessitasse di un maggiore controllo, in quanto troppo libertina, la costringeva a seguirlo sul luogo di lavoro, in una casa estiva disabitata, dove doveva mettere delle piastrelle iniziava a toccarsi e a mettere le mani addosso alla figlia fino a costringerla ad avere con lei un rapporto sessuale completo”. La ragazzina non avrebbe mai avuto il coraggio di denunciare le violenze, se non avesse scoperto chattando con la sorella di sedici anni su whatsApp, che anche lei avrebbe subito le stesse violenze. La preoccupazione a questo punto sarebbe stata per la sorellina più piccola, di appena sei anni. Il solo pensiero che anche lei potesse subire le stesse angherie spinse le altre due a denunciare i fatti ai carabinieri.

Redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

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