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Presunti illeciti al porto di Badolato, chiesta condanna per Antonio Ranieri

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Una richiesta di condanna a 9 anni di reclusione. E’ questo quanto avanzato dal pm Veronica Calacagno nel corso del processo Itaca Free Boat, per Antonio Ranieri, di 67 anni, che oltre alla pena in carcere, secondo l’accusa, dovrebbe anche essere obbligato a pagare 15 mila euro di multa.

Ranieri è accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso, dopo essere stato indagato nell’operazione “Itaca Free Boat”, diretta contro presunti affiliati alla cosca Gallace-Gallelli operante tra Badolato e Guardavalle, nel Catanzarese. Il tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Antonella De Simone ha aggiornato l’udienza al prossimo 17 luglio, quando prenderanno la parola gli avvocati di parte civile, il legale Antonietta De Nicolò per la “Ranieri Cantieri Nautici” di Pietro Ranieri e dei figli Salvatore e Antonio, l’avvocato Fulvio Orlando del foro di Modena, per la Salteg srl, e l’avvocato Vittorio Platì, difensore dell’imputato.

In secondo grado, il 17 luglio 2019, i giudici hanno emesso sentenza di 11 condanne ed una sola assoluzione, Domenico Tedesco,  difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino (il pg aveva chiesto 6 anni). Per gli altri era stata confermata la sentenza emessa l’11 ottobre 2017 dai giudici del Tribunale di Catanzaro.

I condannati nel processo Itaca Free Boat

Alfredo Beniamino Ammiragli, a 7 anni di reclusione; Antonino Belnome, 2 anni e 4 mesi di carcere; Giuseppe Compagnone 4 anni; Vincenzo Gallace, 20 anni di carcere; Andrea Gallelli, 2 anni e 6 mesi; Maurizio Gallelli, 16 anni di reclusione; Vincenzo Gallelli, 15 anni di carcere; Gianfranco Pietro Gregorace, 8 anni di carcere; Nicola Arena Romeo, nove mesi; Antonio Saraco 10 anni e Vittorio Tucci, 4 anni.

Gli illeciti al porto di Badolato.  Nel mirino i presunti illeciti nella gestione del porto di Badolato sul quale aveva lavorato la ditta Salteg dei soci Mario Grossi e Carlo Stabellini, portando avanti una trattativa seria con la ditta di Pietro Ranieri, esponente di una famiglia di armatori di Soverato, per la gestione del porto. Una trattativa poi sfumata per le presunte ingerenze anche di Antonio Saraco e Antonio Ranieri, che avrebbero fatto presente a Grossi i “rischi” che correva se avesse affidato la gestione a Pietro Ranieri piuttosto che a suo fratello Antonio. Pietro Gregorace, direttore dei lavori e socio Salteg, avrebbe minacciato implicitamente Mario Grossi adducendo che qualora la gestione del porto fosse stata affidata a Pietro Ranieri sarebbe scoppiata una guerra di mafia a Badolato anche con l’attuazione di azioni di danneggiamento.

Redazione Calabria 7

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