Primo Maggio, la “nuova frontiera” del lavoro del Psi ai tempi del Virus

Comunali Catanzaro

In questo amaro I° maggio, nel bel mezzo di un periodo in cui, a causa della pandemia, l’Italia, provata da lutti e sacrifici, rischia di finire stritolata dalla più grave crisi economica, finanziaria, e quindi sociale, del dopoguerra, occorre ragionare sul presente e sul futuro del mondo del lavoro che appare sempre più polarizzato. la storia insegna, infatti, che ogni crisi produce un nuovo sistema.

Nell’arco di qualche settimana, sono stati letteralmente stravolti i nostri modi di vivere, di lavorare e persino le nostre abitudini di consumatori.

Nell’arco di qualche settimana, sono stati letteralmente stravolti i nostri modi di vivere, di lavorare e persino le nostre abitudini di consumatori.

Necessità quali la quarantena e le misure di distanziamento sociale, hanno comportato che ancora una volta, anticipando il cambiamento, il lavoro reinventasse se stesso, obbligando aziende e lavoratori ad adeguarsi e riorganizzarsi al fine di consentire altre forme di lavoro.

Lo smart working mediante l’utilizzo di videoservizi., il ricorso alla cd stay-at economy,pur comportando un aumento di richieste di lavoro da casa del 1.100%, non ha evitato il tracollo dell’economia e la comprensibile perdita di migliaia posti di lavoro. Milioni di lavoratori hanno smarrito i punti di riferimento, complice una classe dirigente populista ed inconsistente che, nell’ultimo ventennio, incapace di programmare e di decidere perché priva di idee e di visione, ha ceduto primato e abdicato la propria ragion d’essere in favore di burocrati e tecnici.

Quanto sopra si evince, palesemente, non solo dall’impreparazione con cui è stata, prima sottovalutata e poi, affrontata l’iniziale emergenza, mandando allo sbaraglio le forze dell’ordine e il personale sanitario (la cui remunerazione – è bene ricordarlo – è molto al di sotto degli standard europei) a “combattere a mani nude” contro questo perfido nemico invisibile, con la conseguente emorragia di vite umane tra medici e infermieri.

E’ infatti la programmazione della cd Fase 2 a certificare i limiti di una classe politica alle prese, guarda caso, con l’ultima frontiera del conflitto tra salute e lavoro, che andrebbe risolto partendo dal presupposto che, difronte all’emergenza sanitaria, il tema della salute dei lavoratori più che una questione sindacale è una questione sociale. E come tale va trattata prendendo le opportune contromisure.

Guidare il cambiamento della natura del lavoro con l’obiettivo di favorire un nuovo rapporto tra capitali e lavoro che necessita di essere regolato ed equilibrato, considerando che nell’odierna società, pare addirittura aver ha assunto «dignità» finanche l’intero comparto del lavoro nero, dai braccianti, ai migranti, ai rider.

Immaginando, infatti, che il Covid-19, tra le tante macerie, possa lasciarci qualcosa di positivo, è possibile affermare come è già un sentire comune che questo turbo capitalismo vada rimodulato.

E’ necessario più Stato (sacrificato a più riprese ad appannaggio di imprese e selvaggio libero mercato), più reindustrializzazione, impegnandosi a creare mercati , anche interni, sostenibili ed idonei a produrre crescita inclusiva ed a rivedere i partenariati tra pubblico e privato, contemperando gli interessi di entrambe le parti nell’ottica dei cittadini e dell’economia e coordinando meglio le attività di ricerca e sviluppo orientandole verso obbiettivi di salute pubblica. Ristrutturare, dunque, il ruolo ad oggi preponderante dell’impresa privata nella vita pubblica che è stata la principale causa dello scetticismo nei confronti del tanto vituperato Stato che, fino a ieri (in ossequio ad una selvaggia globalizzazione) era “invitato a mettersi da parte”, mentre oggi viene invocato.

Nel post corona virus, lo Stato avrà, tra gli altri compiti, quello di trasformare i settori che verranno salvati, strutturandoli e preparandoli a diventare parte di una nuova economia basata sul Green New Deal, riducendo le immissioni ed investendo sulla forza lavoro per vincere la sfida dell’adattamento a nuove tecnologie.

E chissà che da una grande tragedia, come spesso la storia ci ha dimostrato, non possa nascere una nuova civiltà, più umana, più a misura dei lavoratori, più socialista, che possa costituire un’inaspettata opportunità per milioni di giovani italiani al centro del processo produttivo.

Partito Socialista Catanzaro

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