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Processo al cartello di narcotrafficanti di Gioia Tauro, imputato assolto dalle accuse

Assolto per non aver commesso il fatto. Il Tribunale di Palmi presieduto dal giudice Bandiera ha assolto con formula piena Giuseppe Guerrisi di Gioa Tauro, l’unico imputato giudicato con rito ordinario nell’ambito del processo scaturito dall’operazione denominata antidroga “Vulcano” che aveva portato all’arresto di decine di persone tutte condannate in abbreviato per narcotraffico e spaccio di droga nel porto di Gioia Tauro.

Il dibattimento

Ritenuto fedelissimo d uomo di fiducia di Michele Zito, a sua volta considerato il capo dell’associazione condannato a 20 anni, Guerrisi è stato assolto nonostante nei suoi confronti il pm della Dda di Reggio Calabria avesse chiesto la condanna a 14 anni di reclusione. Difeso dagli avvocati Domenico Putrino e Caterina Albanese, l’imputato ha prodotto all’esito dell’istruttoria dibattimentale una corposa attività investigativa d’indagine per smentire il teorema d’accusa che ipotizzava il suo coinvolgimento nel potente cartello di narcotrafficanti capeggiati da Michele Zito ed Antonino Pesce. Nel processo è stato escusso anche il capo del Goa, il maggiore Pozzi che sottoposto ad un serrato controesame non è stato in condizione di riferire nessun episodio associativo riferibile Guerrisi.

Pentiti smentiti

Il pm per rafforzare il quadro probatorio aveva chiamato a deporre anche due collaboratori di giustizia, Lino Furfaro e Francesco Trunfio. L’avvocato Putrino dopo il controesame ha prodotto una mole di documentazione attestante l’inattendibilità di quest’ultimo in modo particolare fornendo una serie di riscontri negativi alle sue dichiarazioni.
Gli avvocati Putrino e Albanese hanno peraltro depositato la sentenza passata in giudicata del processo abbreviato Atlantide dove la Corte di Appello di Reggio Calabria presieduta dal presidente Tarsia aveva già demolito punto per punto le dichiarazioni di Trunfio. Al termine del processo, l’avvocato Putrino ha dichiarato che i processi si devono celebrare in dibattimento perché il materiale istruttorio e i pentiti devono essere sottoposti al controesame dei difensori.

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