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Due imputati con il Covid, slitta il processo d’appello al clan Soriano di Filandari

danilo abramo

E’ saltata per Covid la prima udienza del processo di secondo grado nei confronti del clan Soriano di Filandari, nel Vibonese. Dinnanzi alla prima sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro dovevano comparire nella giornata di ieri dodici imputati coinvolti nel procedimento penale sfociato dall’inchiesta denominata “Nemea”. Due di loro però hanno contratto il Coronavirus e la giornata si è conclusa con un nulla di fatto. Ai giudici non è rimasto altro che rinviare tutto alla prossima udienza fissata per il 15 novembre. Il decreto di citazione a giudizio riguarda Luca Ciconte, 29 anni di Sorianello; Caterina Soriano, 31 anni di Sorianello; Giuseppe Soriano, 30 anni di Filandari; Leone Soriano 55 anni di Filandari; Graziella Silipigni, 50 anni di Filandari; Giacomo Cichello, 34 anni di Filandari; Rosetta Lopreiato, 51 anni di Filandari; Domenico Nazionale, 35 anni di Tropea; Alex Prestanicola, 30 anni di Filandari; Giuseppe Guerrera, 26 anni di Filandari; Luciano Mario Artusa, 30 anni di Filandari; Francesco Parrotta, 38 anni di Ionadi.
In primo grado il Tribunale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Tiziana Macrì aveva inflitto sette condanne e otto assoluzioni. La pena più pesante, pari a 18 anni e 11 mesi di reclusione, è stata comminata al boss Leone Soriano, ritenuto il capo indiscusso del clan. Alla sbarra c’erano capi e gregari di una delle “famiglie” considerate tra le più pericolose della ‘ndrangheta vibonese, coinvolte nell’operazione antimafia “Nemea” ma anche nella maxi inchiesta “Rinascita Scott”. Contro questa sentenza hanno fatto appello, in particolare, i sette imputati condannati: Luca Ciconte, Caterina, Giuseppe e Leone Soriano, Graziella Silipigni, Giacomo Cichello e Francesco Parrotta. A sua volta la Dda di Catanzaro ha impugnato il verdetto nei confronti di altri cinque imputati assolti dal Tribunale di Vibo: Rosetta Lopreiato, Domenico Nazionale, Alex Prestanicola, Giuseppe Guerrera, Luciano Artusa. Tutti e dodici saranno processati dai giudici della prima sezione d’appello presieduta da Loredana De Franco.

Operazione “Nemea”

Il blitz contro i Soriano di Filandari è scattato all’alba dell’otto marzo del 2019. I carabinieri, coordinati dall’allora procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri, hanno eseguito sette fermi nell’ambito di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’estorsione al danneggiamento, dalla detenzione di armi e munizioni alla detenzione di droga ai fini di spaccio. Reati aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta ha fatto luce su una serie di intimidazioni messe a segno tra Filandari e Jonadi in un arco temporale piuttosto ristretto che va da fine novembre a fine febbraio. Una dozzina gli atti intimidatori ricostruiti dai carabinieri guidati sul campo dal colonnello Luca Romano e dal maggiore Valerio Palmieri. Tra i tanti episodi oggetto del fermo, inquietante l’idea di compiere un attentato ai danni della caserma dei carabinieri di Filandari. Un quadro accusatorio appesantito dalle dichiarazioni fornite agli inquirenti dal nuovo collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso che proprio dopo essere stato arrestato dai carabinieri ha deciso di saltare il fosso. E’ stato processato con il rito abbreviato e condannato a 4 anni ed 8 mesi di reclusione.

Il collegio difensivo

Nel collegio di difesa figurano i seguenti avvocati: Diego Brancia, Salvatore Staiano, Francesco Schimio, Tommaso Zavaglia, Giuseppe Di Renzo, Daniela Garisto, Giovanni Vecchio, Mario Bagnato, Pamela Tassone, Vincenzo Brosio, Sergio Rotundo. (mi.fa.)

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