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Processo Ghota a Reggio, il pm: “La ‘ndrangheta tentò la trattativa Stato-massoneria deviata”

Rapporti tra “invisibili”, “visibili”, livelli massonici e parti delle istituzioni, che avrebbero dominato la scena politica ed economica degli ultimi quindici anni nella città di Reggio Calabria. E’ stata incentrata su questi aspetti la requisitoria del pm distrettuale Stefano Musolino nel processo “Ghota”, in corso a nella città calabrese dello Stretto. Musolino ha parlato della “diarchia” che sarebbe stata rappresentata dagli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, come esponenti della “borghesia professionale cittadina” in grado di interloquire con ogni strato sociale e favorire il conseguimento degli obiettivi economici sia dei “visibili” che degli “invisibili”. Il rappresentante dell’accusa, inoltre, facendo riferimento a numerose intercettazioni ambientali e telefoniche, ha riferito anche di un tentativo di mettere in piedi una sorta di “trattativa” tra apparati delle forze di polizia e livelli massonici deviati, “per ottenere – ha spiegato – la cattura di latitanti legati alla strage di Duisburg”.

Lo “Stato opaco”

Il Pm distrettuale ha reso nota a tal fine una intercettazione a carico di uno degli imputati in Ghota, l’avvocato Antonio Marra, che il pm definisce “confidente dei Carabinieri”, in cui lo stesso professionista imputato afferma di avere saputo della cosa dal ‘maresciallo Fichera’, un sott’ufficiale del Ros, nel 2008 in servizio a Reggio Calabria, sul cui esito però non vi sarebbe stato seguito. Musolino ha parlato di ‘Stato opaco’, con “burattinai che riuscirono persino a condizionare anche la macchina repressiva dello Stato, caratterizzato dal continuo tentativo di tenere separati i ‘visibili’ dagli ‘invisibili’, evitando contatti diretti tra i due mondi”. Il Pm ha inoltre sottolineato che “la necessità di segretezza derivava dal fatto che era necessario coprire una serie di soggetti istituzionali, senza i quali la ‘ndrangheta “non sarebbe stata la pericolosissima organizzazione che conosciamo”. Musolino, infine, ha reso noto di un viaggio a Malta di don Pino Strangio, il sacerdote della Madonna di Polsi, insieme a Sebastiano Nirta, con l’obiettivo di contattare l’organizzazione dei Cavalieri di Malta.

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