Processo Jonny contro il clan Arena di Isola, in appello chiesti oltre 400 anni di reclusione (NOMI)

La pena più alta è stata invocata per Leonardo Sacco. Si tratta dell'appello bis dopo gli annullamenti con rinvio della Cassazione
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Trentanove condanne sono state chieste dal magistrato della Dda Domenico Guarascio in veste di sostituto procuratore generale della Corte di appello di Catanzaro nei confronti di 39 imputati, giudicati con rito ordinario e con rito abbreviato, coinvolti nella maxi-inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata “Jonny” che nel 2017 aveva inferto un duro colpo al clan Arena, stroncando capi e gregari. Una potente famiglia di ‘ndrangheta, che per più di un decennio, secondo la pubblica accusa, ha messo le mani sul centro di accoglienza immigrati “Cara” di Isola Capo Rizzuto, riuscendo ad accaparrarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione.

Servizi affidati ad imprese costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. Il pg ha invocato condanne pesanti, comprese tra i 17 e i 2 anni di reclusione, chiedendo oltre 400 anni di reclusione per gli imputati su cui la Corte di appello bis dovrà pronunciarsi dopo gli annullamenti con rinvio della Cassazione, disposti in seguito al ricorso sulla sentenza emessa dai giudici di secondo grado il 9 giugno 2021.  La pena più alta è stata invocata per Leonardo Sacco, l’ex governatore della “Fraternità di misericordia” di Isola Capo Rizzuto. 

Le richieste di condanna

In particolare il magistrato davanti ai giudici della Corte di appello di Catanzaro ha invocato nei confronti di Antonio Francesco Arena, (33enne) 11 anni di reclusione; Francesco Arena, (44enne) 11 anni e 5 mesi di reclusione; Francesco Antonio Arena, (45enne) 8 anni e 4 mesi di reclusione; Francesco Arena (64 anni), 6 anni e 6mila euro di multa; Giuseppe Arena, (58 anni) 16 anni e 4 mesi; Giuseppe Arena, (38enne) 8 anni e 4 mesi, Paquale Arena, (32 anni) 11 anni di reclusione; Salvatore Arena, (55enne), 10 anni e 8 mesi; Francesco Bruno, 12 anni; Raffaele Di Gennaro, 13 anni e 6 mesi; Domenico Falcone, 12 anni di reclusione; Salvatore Foschini; 11 anni e 4 mesi di reclusione; Nicolino Gioffrè 13 anni e 4 mesi; Maurizio Greco, 11 anni e 8 mesi; Andrea Guarnieri 8 anni; Nicola Lentini 8 anni e 8 mesi; Paolo Lentini 12 anni; Rosario Lentini, 15 anni; Vincenzo Lentini di Paolo, 10 anni e 8 mesi di reclusione; Giuseppe Lequoque 14 anni; Costantino Lionetti 10 anni e 8 mesi; Luigi Miniaci, 12 anni e 8 mesi; Angelo Muraca, 16 anni, Stefania Muraca, 2 anni e 1.200 euro di multa; Benito Muto 11 anni e 4 mesi; Domenico Nicoscia, (46 anni), 10 anni e 8 mesi; Fortunato Pirrò 11 anni; Antonio Poerio (52 anni), 17 anni; Antonio Poerio ( 43 anni), 10 anni e 8 mesi; Ferdinando Poerio 16 anni e 4 mesi; Giuseppe Pullano, 11 anni e 4 mesi; Domenico Riillo 14 anni; Francesco Romano, 13 anni e 6 mesi; Leonardo Sacco, 17 anni; Francesco Taverna 11 anni; Santo Tipaldi 11 anni.

 Le scommesse on line

L’inchiesta ha permesso di provare che la potente famiglia di ‘ndrangheta ha acquisito e mantenuto una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse on line e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento nella città di Crotone e nel suo hinterland, conseguendo enormi profitti, alterando gli equilibri e precludendo l’accesso ad altri operatori commerciali. In particolare la società bookmaker “Centurion Bet Ltd”, attiva nel settore delle scommesse, operante in Italia con oltre 500 agenzie e ramificata in tutto il mondo, avrebbe messo a disposizione i propri circuiti di gioco on line alla società Kroton Games, attiva nella provincia di Crotone ed espressione commerciale della cosca Arena, determinando volumi di fatturato, sottratti al fisco, per decine di milioni di euro.

La longa manus della cosca nel capoluogo

La cosca Arena, secondo le risultanze investigative, aveva imposto la propria presenza anche sull’area jonica della provincia di Catanzaro dove o attraverso i suoi affiliati o per mezzo di fiduciari o con il sostegno di cosche alleate, aveva monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro e nei comuni di Borgia e Vallefiorita, una cellula della cosca, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, aveva messo a segno una serie infinita di danneggiamenti a fini estorsivi per esercitare il controllo sull’area.

Il collegio difensivo

Nel nutrito collegio difensivo compaiono, tra gli altri i nomi dei legali Gregorio Viscomi, Eugenio Felice Perrone, Stefano Nimpo, Romualdo Truncè, Saverio Loiero, Mario Prato, Giovanni Merante, Luigi Villirilli, Gianni Russano, Vincenzo Girasole, Giuseppe Gervasi, Emilio Vitaliano, Francesco Laratta, Vincenzo Ioppoli, Francesco Gambardella, Francesco Iacopino, Vincenzo Maiello, Nico D’Ascola, Gian Domenico Caiazza, Nicola Tavano, Tiziano Saporito, Francesca Buonopane, PaoIo Colosimo, Giovanni Vecchio, Francesco Catanzaro, Valerio Vianello Accoretti, Giorgio Accoretti Vianello, Roberto Coscia, Pasquale Lepera, Gianfranco Chiariello, Claudio Cenacchi, Giuseppe Barbuto, Mario Turano, Antonietta Gigliotti De Nicolò, Sergio Rotundo, Mario Nigro, Giuseppe Napoli, Valter Burani, Luca Cianferoni, Michele Bonsegna, Emilio Siviero, Guido Perri, Gianluca Vassai, Salvatore Iannone.

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