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Processo Lucano, acquisita relazione che loda modello Riace

di Vincenzo Imperitura

«Si ritiene, per concludere, che l’esperienza di Riace sia importante per la Calabria e segno distintivo di quelle buone pratiche che possono far parlare bene di questa regione». Parole e musica dei 4 dirigenti della prefettura reggina che a gennaio del 2017 arrivarono a Riace per ispezionare i progetti di accoglienza legati al Cas e che, forse sull’onda dell’emotività del viaggio all’interno dell’accoglienza, redassero il documento senza seguire «criteri e formule di stretto criterio burocratico amministrativo, in quanto si vuole fornire uno strumento di comprensione del fenomeno “Riace”».

Ora, questa relazione che da una parte non nasconde la presenza di problemi all’interno dei progetti e dall’altra loda e sottolinea l’importanza sociale e culturale dell’intero sistema Riace, è entrata nel processo Xenia che vede alla sbarra l’ex sindaco Mimmo Lucano e 25 altre persone a vario titolo legate ai progetti di accoglienza. Il tribunale ha infatti acquisito, su richiesta degli avvocati difensori di Lucano, la relazione che i dirigenti effettuarono in paese dopo una serie di richieste che erano arrivate in Prefettura. «Si comincia dalla scuola – scrivono i commissari – un edificio che ospita un numero cospicuo di ospiti stranieri, grandi e piccoli, in classi composite, variegate e multilingua, in un miscuglio di razze, dialetti, diademi e treccine». Un’immagine toccante, superata ormai dalla contemporaneità: dopo la progressiva chiusura dei progetti di accoglienza e l’allontanamento dei migranti, quella scuola dove «due ragazzini di Riace scherzano e scambiano commenti ironici con i loro coetanei dell’Africa o del vicino oriente» è chiusa per mancanza del numero minimo di iscritti e i bambini rimasti nel borgo dovranno da lunedì fare la spola con la frazione a mare. La relazione, dai tratti per la verità un po’ aulici, si sofferma poi sulle case che accolgono i migranti «vecchie e umili, ma pulite e ordinate venate della mescolanza di uomini e donne di provenienza disparata» e sulle botteghe «dove si lavora il legno, il vetro, la lana, i tessuti e molte altre cose»: anche in questo caso, la progressiva ma inesorabile scure del ministero dell’Interno e l’arresto dello stesso Lucano, ci consegnano una realtà che semplicemente, non esiste più. Chiuse le botteghe, sbarrato il ristorante, vuote le case. Ora, la relazione che Lucano era riuscito ad ottenere solo dopo numerosi tentativi andati a vuoto, entra ufficialmente nel procedimento in corso a Locri: i giudici, dovranno tenere conto anche di questo atto.

© Riproduzione riservata.

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