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Orthrus |’Ndrangheta nelle Preserre Catanzaresi, 14 condanne. L’avvocato Pitaro assolto (NOMI)

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di Gabriella Passariello- Quattordici condanne e nove assoluzioni sono state sentenziate dal gup distrettuale di Catanzaro Gabriella Logozzo per ventitré imputati giudicati con rito abbreviato,  coinvolti nell’inchiesta “Orthrus” contro la cosca Chiefari-Iozzo, due nuclei familiari, costituenti uno stesso sodalizio di ‘ndrangheta operante nell’area di Chiaravalle Centrale, Cardinale e Torre di Ruggiero. E’ stata molto ridimensionata l’inchiesta della Dda di Catanzaro, che aveva invocato al termine della requisitoria ventitré condanne a pene superiori rispetto a quelle inflitte dal gup che ha, inoltre, assolto tutti i Chiefari, accogliendo le istanze difensive.

Le condanne e le richieste del pm

In particolare il giudice ha  inflitto a Marco Catricalà, 4 mesi(il pm ha chiesto 8 anni e 6 mesi); Alexandr Daniele, inteso Sasha, 7 anni e 8 mesi (il pm ha invocato 9 anni);   Damiano Fabiano, 8 anni (il pm aveva chiesto10 anni); Giuseppe Garieri, 4 mesi (il pubblico ministero 8 anni e sei mesi); Giuseppe Giovanni Iozzo, 7 anni e 8 mesi (il pm 9 anni); Raffaele Iozzo, 19 anni, 3 mesi e dei giorni (il pm ha invocato 20 anni); Andrea Maida, inteso u babbo, 2 anni, 5 mesi e 10 giorni (il pm 8 anni e 6 mesi); Antonio Maiolo, 7 anni e 8 mesi (il pm 9 anni); Giuseppe Marco Marchese, 8 anni e 4 mesi (il pm 12 anni); Stefano Pasquino, 2 anni, (il pm 9 anni);  Antonio Rei, inteso U Bellino, 2 anni, 2 mesi e 20 giorni (il pm 2 anni); Salvatore Russo, inteso u Porco, 8 anni, 5 mesi e dieci giorni (il pubblico ministero 9 anni);  Marta Sanginiti, 8 mesi (il pm 8 anni e sei mesi); e Fabio Romeo, 4 mesi(il pm 8 mesi e 80 euro di multa). Il 6 novembre dello scorso anno sono già stati rinviati a giudizio altri sei imputati (LEGGI), per loro è in corso il dibattimento.

Gli assolti e le richieste del pm

Il gup ha scagionato dalle accuse Domenico Chiefari, (il pm ha chiesto 8 anni), codifeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Giovanni Russomanno;  Giuseppe Chiefari,codifeso dai legali Giovanni Russomanno e Vincenzo Cicino (il pm ha invocato 8 anni), codifeso dai legali Vincenzo Cicino e Giovanni Russomanno; Nicola Chiefari, (il pm ha invocato 8 anni), codifeso dai legali Vincenzo Cicino e Giovanni Russomanno; Pietro Antonio Chiefari,  difeso dal legale Giovanni Russomanno (il pm ha invocato 8 anni); Vito Chiefari, codifeso dai legali Vincenzo Cicino e Giovanni Russomanno, nonché Massimiliano Carnovale (il pm ha chiesto10 anni)Stefano Dominelli, (il pm ha invocato 8 anni), codifeso dai legali Fabrizio Costarella e Domenico Pasceri; Mario Salvatore Garieri, (il pubblico ministero 8 anni), difeso dal legale Francesco Antonio Gareri; Claudio Marchese, assistito dal legale Vincenzo Savaro (il pm 8 anni);l’avvocato ed ex sindaco Giuseppe Pitaro, (il pm 6 anni), difeso dall’avvocato Enzo Ioppoli. Bisognerà adesso attendere le motivazioni della sentenza che verranno depositate tra 90 giorni.

Il ruolo delle due famiglie Chiefari- Iozzo

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il nucleo familiare degli Iozzo di Chiaravalle Centrale sarebbe costituito dai fratelli Mario, detto Marino, Giuseppe Gregorio, Luciano e Gianfranco Iozzo. Per gli inquirenti un ruolo rilevante lo avrebbe avuto anche il figlio di Mario, Raffaele Iozzo. Nella loro disponibilità armi di uso comune e da guerra e sarebbero stati dediti alle estorsioni ai danni dei commercianti e degli imprenditori boschivi oltre al traffico di droga. Il punto di riferimento sarebbe Antonio Chiefari, nonché i figli Vito, Pietro Antonio, Domenico Giuseppe e Nicola. Secondo l’accusa avrebbero gestito varie attività imprenditoriali, operanti principalmente nel settore degli scavi, del movimento terra e nel settore agricolo. Avrebbero avuto il controllo del territorio, in particolare quello di Torre Ruggero, attraverso la forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo che avrebbe permesso loro di interferire nelle attività economiche della zona e, in particolare, sulle grandi opere relative alla costruzione della “Trasversale delle Serre”.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Un’ingerenza – raccontano i collaboratori di giustizia – che si sarebbe manifestata per mezzo della stipula di contratti di noleggio di macchinari in favore dell’Ati aggiudicatrice dell’appalto mediante una società riconducibile alla famiglia Chiefari. Non solo, i Chiefari avrebbero anche gestito il business degli spazi alla fiera della Madonna delle Grazie di Torre Ruggero imponendo e dettando le loro regole. A consolidare il quadro indiziario costruito dagli inquirenti anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. In particolare Domenico Todaro nei cui interrogatori ha riferito come gli Iozzo costituirebbero un autonomo gruppo criminale nella zona di Chiaravalle Centrale con a capo Mario Iozzo, detto “Marino”. Vincenzo Todaro ha invece riferito che per l’esecuzione delle rapine bisognava chiedere il permesso ai Chiefari di Torre Ruggero e agli Iozzo “i quali – spiega il pentito – erano sempre presenti sul territorio e dovevano essere a conoscenza di tutti ciò che accadeva”. Lo stesso Todaro ha parlato dell’affiliazione di tutti i fratelli Iozzo (Mario, Luciano, Pino, Gianfranco e Saverio) alla cosca Gallace. Ancora più preciso il collaboratore di giustizia Gianni Creterola che agli inquirenti ha dichiarato di far parte della ‘ndrina di Gagliato capeggiata da Massimiliano Sestito alle dipendenze del “locale” di Serra San Bruno con a capo Damiano Vallelunga (ora defunto). Secondo quanto sostenuto da Creterola di quest’ultimo “Locale” facevano parte i Comuni di Soverato di cui era capo ‘ndrina Vittorio Sia; Chiaravalle Centrale con a capo gli Iozzo; San Sostene con i Lentini e i Procopio; Torre di Ruggero con i Chiefari, capeggiati da Antonio Chiefari; e Vallefiorita con i Bruno.

Il collegio difensivo

Impegnati nel processo, tra gli altri, gli avvocati Sergio Rotundo, Daniela Giancristofaro, Giovanni Merante, Luigi Gullo, Saverio Loiero, Vittoria Aversa, Stefano Nimpo, Salvatore Giunone, Antonio Ierardi, Anselmo Torchia e Domenico Cortese.

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