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Processo Ossessione a Vibo, reggono a metà le accuse della Dda: 8 condanne e 5 assoluzioni

Un nutrito gruppo di Avvocati Civilisti, determinati ad intervenire in maniera decisa per risolvere i reali problemi dell’amministrazione della giustizia presso il Tribunale di Vibo Valentia, ha dato vita alla costituzione della Camera Civile Vibo Valentia,

di Mimmo Famularo – Avevano l’ossessione di essere scoperti dalle forze dell’ordine. Una fobia trasformatasi in realtà nel gennaio del 2019 quando furono arrestati nell’ambito di un blitz antidroga coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che, non a caso, prese il nome di operazione “Ossessione”. L’indagine ha accertato l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico operante in diverse regioni italiane che operava sotto la “regia” di narcotrafficanti vibonesi collegati al clan Mancuso di Limbadi e in affari anche con i Mazzaferro di Maria di Gioiosa Ionica da anni trapiantati nel Milanese e nel Comasco. Nella giornata di oggi il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto da Gianfranco Grillone (a latere Chiara Sapia e Giorgia Maria Ricotti) ha emesso il verdetto nei confronti dei 13 imputati giudicati con rito ordinario. Il castello accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha retto però solo a metà. Otto sono state le condanne inflitte dai giudici vibonesi con pene che vanno dai 3 ai 30 anni di reclusione. Le più pesanti nei confronti di Fabio e Salvatore Costantino. Assolti da tutte le accuse gli altri cinque imputati. La pubblica accusa al termine della sua requisitoria aveva chiesto 13 condanne.

Le condanne

Queste le condanne emesse dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia (tra parentesi la richiesta del pm): 30 anni per Salvatore Costantino di Nicotera (il pm aveva invocato 30 anni di reclusione); 30 anni per  Fabio Costantino di Comerconi (chiesti 30 anni); 3 anni di reclusione per Gennaro Papaianni di Vibo Valentia (16 anni);  4 anni, 6 mesi e 7mila euro di multa per Antonio Narciso di Vibo Valentia (15 anni); 6 anni, 8 mesi e 10mila euro di multa per Salvatore Papandrea di Taurianova (15 anni); 15 anni per Safine Abderrahim di Monza (14 anni); 4 anni, 6 mesi e 15mila euro di multa per Luigi Mendolocchio di Milano (10 anni e 6 mesi); due anni e 5.600 euro di reclusione per Elisabeta Kotja di Sesto San Giovanni (4 anni e 6 mesi).

Le assoluzioni

Sono stati assolti da tutte le accuse: Giuseppe Costantino di Nicotera (30 anni la richiesta dell’accusa); Francesco Mancuso di Torre Preitoni di Nicotera (il pm aveva chiesto 8 anni di reclusione); Giovanni Stilo di Nicotera (invocati dalla pubblica accusa 16 anni); Gaetano Muscia di Tropea (richiesti 8 anni); Francesco Scaglione di Palermo (10 anni e 6 mesi)

Le pene accessorie

Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha anche condannato Fabio Costantino, Salvatore Costantino e Safine Abderrahim all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici nonché all’interdizione legale per tutta la durata della pena. Divieto di espatrio e sospensione della patente per tre anni per i due Costantino e per la durata di due anni per il marocchino. Per tutti e tre gli imputati è stato ordinato anche l’applicazione della libertà vigilata per i prossimi tre anni. Interdetti dai pubblici uffici per la durata di cinque anni per Antonio Narciso, Gennaro Papaianni, Salvatore Papandrea e Luigi Mandolicchio.

Operazione “Ossessione”

L’inchiesta è stata denominata “Ossessione” in relazione alla maniacalità manifestata dai principali indagati, costantemente assillati dal pensiero di essere monitorati dalle forze dell’ordine, ha dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda. Le indagini svolte dalla Finanza hanno consentito di accertare anche che, seguendo un’ottica prettamente imprenditoriale, l’organizzazione, in attesa dell’arrivo delle partite di cocaina dal Sudamerica, con lo scopo di massimizzare il profitto si intesseva rapporti d’affare con un personaggio marocchino residente a Milano, in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione di massicce quantità di hashish. La spiccata transnazionalità dell’organizzazione, che evidenzia nuovamente l’indissolubilità del “trait d’union” tra la criminalità organizzata calabresi e i “cartelli” mondiali della droga e una capillare diffusione sul territorio nazionale, fanno si che la consorteria criminale operi come una vera e propria multinazionale del narcotraffico, curando l’acquisto all’ingrosso , a prezzi assolutamente concorrenziali, della droga, direttamente dai produttori, per poi smistarla in territorio calabro e lombardo tramite una fitta rete di accoliti.

Il collegio difensivo

Gli avvocati impegnati nel collegio difensivo erano Diego Brancia, Guido Contestabile, Giuseppe Spinelli, Francesco Sabatino, Giovanni Vecchio, Francesco Lione, Mirko Mazzali, Valeria Iaria. In particolare, Diego Brancia difendeva Salvatore Costantino (insieme a Valeria Iaria) per il quale è stata esclusa l’aggravante mafiosa. Francesco Sabatino assisteva Gennaro Papaianni (condannato per il solo capo del favoreggiamento) e, insieme a Guido Contestabile e Giuseppe Spinelli, difendeva anche Giuseppe Costantino, assolto da tutte le contestazioni per non avere commesso il fatto. Guido Contestabile e Giuseppe Spinelli difendevano anche Francesco Mancuso, anche lui assolto da tutte le accuse.

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