Processo sul clan Molè-Piromalli in Lombardia, chieste condanne per 380 anni di carcere

In particolare, i pm Sara Ombra e Pasquale Addesso hanno chiesto 20 anni di carcere per lo storico boss della ‘ndrangheta in Lombardia
piromalli molè

Condanne complessive per oltre 380 anni di carcere chieste dalla Procura della Repubblica di Milano nei confronti di 34 persone imputate, nel processo abbreviato, davanti al gup Lorenza Pasquinelli, in quanto fermate, assieme ad altre, lo scorso 16 novembre nella tranche lombarda di una maxi inchiesta, coordinata anche dalle Dda di Reggio Calabria e Firenze. L’indagine, scrive l’ANSA, ha permesso di infliggere un duro colpo al clan Molè-Piromalli con oltre 100 misure cautelari eseguite in tutta Italia. In particolare, i pm Sara Ombra e Pasquale Addesso hanno chiesto 20 anni di carcere per lo storico boss della ‘ndrangheta in Lombardia Bartolomeo Iaconis, per Michelangelo Larosa e Michelangelo Belcastro.

Tre indagati per posizioni minori hanno chiesto di patteggiare. Tra i presunti capi del clan, attivo tra le province di Como e Varese, figura Domenico Ficarra, 37 anni, per il quale la Dda milanese ha chiesto 11 anni. Dagli atti era emerso, poi, che Attilio Salerni (chiesti 14 anni) e il fratello Antonio (chiesti 18 anni) sarebbero stati gli esecutori materiali “di violenze e minacce nei confronti dei dirigenti” della Spumador Spa, azienda di bevande gassate finita nella morsa dei clan e per la quale, poi, è stata disposta l’amministrazione giudiziaria per un anno per infiltrazioni mafiose.

Tre indagati per posizioni minori hanno chiesto di patteggiare. Tra i presunti capi del clan, attivo tra le province di Como e Varese, figura Domenico Ficarra, 37 anni, per il quale la Dda milanese ha chiesto 11 anni. Dagli atti era emerso, poi, che Attilio Salerni (chiesti 14 anni) e il fratello Antonio (chiesti 18 anni) sarebbero stati gli esecutori materiali “di violenze e minacce nei confronti dei dirigenti” della Spumador Spa, azienda di bevande gassate finita nella morsa dei clan e per la quale, poi, è stata disposta l’amministrazione giudiziaria per un anno per infiltrazioni mafiose.

Attraverso le intimidazioni i due Salerni avrebbero acquisito “il controllo e la gestione delle commesse di trasporto ‘conto terzi’” di Spumador “per il tramite di Sea Trasporti”, società a loro riconducibile. E avrebbero partecipato “al ‘cartello’ di imprese, insieme alle famiglie Palmieri e Stillitano, con i quali monopolizzavano le commesse di Spumador”. Per un totale di oltre 1,1 milioni di euro tra il 2015 e il 2019. Il processo va avanti con udienze almeno fino a fine novembre.

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