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Provocò danni irreversibili ad un neonato, condannata ginecologa di Lamezia

ospedale di lamezia

di Gabriella Passariello- Un doppio errore terapeutico e diagnostico, pagato sulla pelle di un neonato che in seguito al parto ha riportato una lesione encefalica e danni a livello motorio, irreversibili. Il giudice del Tribunale monocratico di Lamezia Luana Loscanna ha condannato la ginecologa C. M., 61 anni, di Lamezia, per lesione personale colposa, ad un anno e quattro mesi di reclusione, accogliendo la richiesta della Procura, formulata al termine della requisitoria. Il giudice ha disposto, inoltre, il pagamento di una provvisionale di 20mila euro in favore delle parti civili rappresentate dall’avvocato Roberta Scozzafava del foro di Catanzaro, oltre al pagamento delle spese processuali. Secondo le ipotesi di accusa, il 3 novembre 2016, la donna in qualità di medico specialistica di turno nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Lamezia, avrebbe sottovalutato che il tracciato effettuato sulla gestante evidenziava una crisi cardiaca del nascituro, una sofferenza che avrebbe richiesto l’immediato trasferimento della donna in sala parto per un taglio cesareo, mettendo fine al calvario del piccolo.

“Il duplice errore e i danni irreversibili”

A questo primo “errore diagnostico, dovuto a negligenza, imperizia, imprudenza”, sempre secondo le ipotesi di accusa se n’è aggiunto un altro di tipo terapeutico. La ginecologa avrebbe perseverato nell’errore effettuando dopo trenta minuti un altro tracciato, senza disporre l’immediato trasferimento della partoriente in sala parto, rendendo così irreversibili le lesioni riportate dal neonato che nel momento in cui ha visto la luce è stato colpito da un arresto cardio respiratorio e sottoposto a una serie di manovre per rianimarlo. Ma i danni ormai erano irrimediabili: il piccolo ha riportato sordità all’orecchio destro, una lesione encefalica e danni a livello motorio. L’avvocato difensore Angelo Grandinetti, del foro di Lamezia, attenderà il deposito della motivazione della sentenza, prevista in sessanta giorni per ricorrere in appello.

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