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Quando la sofferenza diventa riscatto per il prossimo, la storia di Maria

Maria Marchio

di Martina Gareri – Il disagio e la sofferenza di una bambina dislessica, diversa dagli altri, incompresa, che è riuscita ad incanalare la sua ribellione trasformando la sua più grossa difficoltà in un’opportunità. A 11 anni ha imparato a leggere e a scrivere, da sola. Oggi è una donna, fortemente disortografica e con un disturbo Dsa ma che, nonostante tutto, è riuscita a laurearsi. La prima donna in Italia con questo disturbo è riuscita a diventare madre, psicologa e autrice di un metodo capace di dare speranza e gioia a bambini che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento e non solo. Maria Marchio rappresenta una testimonianza importante di come da una condizione di sofferenza si può rinascere dando vita alla parte più bella di noi. Con tanta determinazione è riuscita a riscattare se stessa e, al contempo, a dedicare la sua vita a chi si trova in difficoltà, soprattutto bambini e adolescenti, ma anche genitori, affetti da Dsa o meno, che si trovano in momenti di difficoltà. L’energia e la passione di questa donna sono tangibili nelle sue opere d’arte che hanno salvato la sua anima e le hanno dato la forza di vivere e di non chiudersi in se stessa.

Questa è la testimonianza di Maria Marchio che ha emozionato e ammaliato il pubblico presente domenica scorsa a Locri, nel palazzo della fondazione “Zappia”, dove si è inaugurata la sua mostra. E’ stata una serata a servizio della cultura, moderata da Domenico Gareri, in cui Maria, assieme a sua figlia, Sonia Patti, ha colto l’occasione per presentare il suo progetto accompagnato da alcune testimonianze. Ad aprire la serata è stato l’assessore Domenica Bumbaca che ha ringraziato l’associazione La Città del Sole (ente promotore del progetto) accreditata, in seno alle attività in cui si applica il Metodo Integrato Marchio Patti, per la formazione dei tirocinanti provenienti dalle facoltà di Psicologia delle Università di Roma La Sapienza e di Milano Bicocca, per l’impegno che mette nel parlare all’opinione pubblica e alla gente attraverso l’arte.

Il creare diviene terapia

“Nell’arteterapia l’obiettivo è l’espressività della persona e la possibilità di accompagnarla e sostenerla dando significato all’intimo vissuto di un evento, che sia traumatico o no” – sottolinea Sonia Patti nello spiegare gli obbiettivi del metodo -. “L’elemento fondamentale è la motivazione, bisogna mettere in relazione mente e corpo, il creare diviene terapia, serve a stare meglio. Il metodo guida prima all’ascolto, poi all’intervento”. La serata si è arricchita della testimonianza della già dirigente Agata Alaface e di Vittoria Romeo, insegnante esperta del metodo, che hanno ricordato l’ampia applicabilità di quest’ultimo e i benefici che esso ha portato non solo ai ragazzi ma anche alle famiglie.

“Tutti i bambini necessitano di un metodo educativo emozionale”

Un altro tema importante è stato affrontato dalla Senatrice Silvia Vono, la quale ha sottolineato la necessità di una riforma nella scuola: “Tutti i bambini hanno bisogno di un metodo educativo di gioco, emozionale, che tiri fuori i sentimenti. La scuola è l’ambiente in cui alcuni bambini trovano la famiglia e questo legame deve essere approfondito anche per far capire ai genitori il rapporto da instaurare con i propri figli. Oltre la sensibilità personale è importante la formazione degli insegnanti prima che degli alunni e deve essere costante.”

© Riproduzione riservata.

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