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Quaresima 2019 – I Riti della Pasqua arbereshe

Terza puntata della rubrica Terra di Santi,  una collaborazione tra Calabria 7 e Life Communication


La Chiesa, in cammino verso la Pasqua, propone ai fedeli di rito bizantino un tempo di preparazione, la Grande Quaresima, nel corso del quale, mentre ci si organizza spiritualmente per celebrare in modo degno i Santi Misteri Pasquali, viene anche offerta l’occasione per riflettere sulla condizione di vita dell’uomo, lontano dal Paradiso e impossibilitato a vedere Dio.

Nel 2019 la Grande Quaresima arbereshe è cominciata il 4 marzo e terminerà il 12 aprile, subito dopo inizierà la Grande e Santa Settimana, che culminerà nel giorno della Santa Pasqua.

Durante il tempo quaresimale vengono offerte ai fedeli significative indicazioni spirituali da tenere presenti non solo nel tempo liturgico in atto ma per tutta la breve vita sulla terra.

Nostalgia di Paradiso

Padre Pietro Lanza

In primo luogo viene presentata la nostalgia del Paradiso perduto e il desiderio di voler ritornare a casa, compiendo ogni sforzo possibile e necessario, per poter rivedere il volto di Dio. A seguire, l’invito di accettare con pazienza l’umiliazione della condizione umana, soggetta alle malattie e alle debolezze di ogni sorta e, nonostante queste, di voler liberamente percorrere con fermezza il cammino della vita per giungere alla mèta, spogliandosi con il pentimento delle eventuali brutture assunte a causa delle debolezze della natura, perdonando e chiedendo perdono a coloro coi quali si condivide lo spazio e il cammino, confidando nella immensa misericordia di Dio.

E lungo il cammino, facendo buon uso dei talenti “per glorificare Dio”; quando Gesù tornerà per il giudizio finale non si baserà, infatti, sulle buone opere compiute filantropicamente ma prenderà in considerazione se queste sono valse a glorificare Colui che ha fatto l’uomo perché fosse a Lui somigliante nella misericordia.

Nel tempo quaresimale la Chiesa celebra diversi intensi momenti di preghiera, durante i quali irrora i fedeli della consapevolezza di essere inseriti nella storia della salvezza, voluta da Dio per la creatura fatta a sua immagine; vale ricordare la bellezza della Liturgia dei Presantificati, la profondità delle preghiere della Compieta, l’altezza teologica e poetica dell’Akàthistos;  tramite la preghiera i fedeli hanno l’opportunità di cogliere la bellezza del tempo liturgico e ricevono stimolo e illuminazione per maturare scelte e passi giusti al fine di rendere efficace la grande misericordia di Dio, che giunge al suo culmine e viene particolarmente celebrata, in continuità con la Quaresima, durante la Grande e Santa Settimana.

Settimana Santa

Preludio della Settimana è il sabato di Lazzaro, che quest’anno ricorre il 13 aprile. Lazzaro viene definito “amico di Cristo” e viene resuscitato una settimana prima della Risurrezione di Gesù; gli inni della festa cantano che la risurrezione di Lazzaro è per confermare che tutti seguiremo la sua sorte, il Cristo, infatti, non è venuto per risuscitare se stesso ma per la resurrezione di chi crede in Lui.

Il giorno dopo grande festa, l’ingresso di Gesù nella città santa di Gerusalemme; lo accolgono i bambini con ramoscelli di piante e i semplici stendendo i loro mantelli per terra in suo onore. Egli entra a Gerusalemme per conquistarla ma a dorso di un asino, animale mite, che serve. Gesù, infatti, entra a Gerusalemme per conquistarla offrendosi in sacrificio per la sua salvezza. Nelle chiese, in questo giorno, i fedeli vi entrano con rami di ulivo, palme e, soprattutto, di alloro, simbolo di vittoria.

Il tardo pomeriggio della Domenica delle Palme, prima preghiera prettamente della Grande e Santa Settimana, l’ufficio del Nimfios; ad un certo punto dell’ufficiatura il Sacerdote porta in processione all’interno della Chiesa, tutta buia, l’Icona del Cristo detta “lo sposo”, mentre viene intonato un dolcissimo e profondo inno che invita i credenti ad essere vigili, nel corso della vita, in attesa dell’arrivo dello sposo, che non ha un orario preciso, a combattere l’indolenza e la pigrizia, a seguire le vergini prudenti che avendo mantenuto la fede furono ammesse al convito nuziale. La stessa ufficiatura si svolgerà anche nei giorni successivi di lunedì e martedì.

Nelle mattinate degli stessi giorni viene celebrata la Liturgia dei Doni Presantificati; una ufficiatura comunionale per sostenere con la parola della scrittura e la santa Eucarestia i fedeli nella aspra battaglia della conversione e purificazione.

Tutti i giorni della Grande e Santa Settimana vengono definiti Santi e Grandi, per la grandezza dei misteri dei quali si fa memoria.

Il Giovedì Santo nella mattinata viene celebrato il Vespro e la Divina Liturgia di San Basilio e si fa memoria della lavanda dei piedi dei discepoli fatta da Gesù, che ha annullato se stesso per amore dell’uomo, come fa ogni persona che ama veramente un altro e amandolo non vuole il proprio bene ma il bene dell’amato ed è disposto a tutto. La Sacra Scrittura ci racconta che Gesù prese una bacinella, vi mise dell’acqua, si levo i vestiti e si cinse di un asciugamano e poi lavò i piedi dei suoi amici, dicendo loro di imitarlo. Dopo aver fatto tutto, la Scrittura dice che si rimise i vestiti ma non fa alcun cenno all’asciugamano, segno di servizio, che, evidentemente non si è levato per poterci servire finchè non giungiamo al porto della Gerusalemme celeste. Alla lavanda dei piedi segue l’istituzione della Eucarestia. È una giornata di festa sacerdotale; ogni sacerdote, infatti, è tale nel nome di Gesù, che è il Sommo e unico Sacerdote, oltre che agnello sacrificale e sulla parola di Gesù ogni sacerdote offre tutto sé stesso per il bene del gregge che gli è stato affidato per riportarlo all’ovile, mantenendo per tutto il tempo il grembiule intorno alla vita.

La sera del Giovedì si svolge una funzione molto bella, lunga e suggestiva, con la lettura dei Vangeli della Passione e la Processione, all’interno della Chiesa, con il Crocifisso, che poi sarà sistemato al centro della Chiesa per l’adorazione dei fedeli.

Il venerdì, veglia di preghiera e contemplazione della immensa condiscendenza di Dio, al centro della Chiesa il Crocifisso, che alla preghiera del Vespro, durante la lettura del Vangelo, viene schiodato dalla Croce, avvolto in un candido lenzuolo e deposto nel sepolcro. Sulla Croce viene apposta una corona ghirlandata, simile a quella che viene messa in testa agli sposi il giorno del matrimonio; il Cristo con la morte ha sposato, unendosi ed unendo a sé la natura umana, prendendo da essa la morte, che è solo dell’uomo, e dando ad essa la vita eterna, che è solo di Dio.

La sera, intorno al sepolcro, gli inni della vita a Colui che non può essere morto perché è il datore della Vita. Alta e profonda teologia espressa con densità poetica e struggenti melodie. Fino ad arrivare alla strofa rievocante le mirofòre – portatrici di profumi, allora il Sacerdote con l’aspersorio in mano, cominciando dal Sepolcro, comincia a spargere profumo per la Chiesa e tra i fedel; il profumo evoca ricordi e persone gradite e non assoggettate alla morte, e i fedeli ritornando profumati nelle loro case porteranno la notizia che la vita giace nella tomba ma non assoggettata al potere della morte, ma è dormiente, avendo combattuto e vinto il potere del peccato per darne i benefici  della vittoria all’uomo.

Attesa di Resurrezione

Il sabato della Grande e santa Settimana è giorno di fervente attesa, inizia con la preghiera del Vespro con letture bibliche dell’Antico Testamento, che testimoniano l’attesa dei giusti per il compimento della profezia di Dio di mandare un Salvatore al suo popolo e continua con la Divina Liturgia di San Basilio nel corso della quale con i versi del Salmo si chiede al Signore di Sorgere per giudicare tutte le genti, mentre il Sacerdote cosparge per tutta la Chiesa foglie di alloro, segno della vittoria, che i chiavistelli sono stati divelti, che nell’Ade i giusti hanno visto il Salvatore, promesso da Dio, che attendevano a illuminazione della loro vita.

La notte tra il sabato e la Domenica è un tempo liturgicamente denso. In alcune Parrocchie le ufficiature iniziano prima della mezzanotte, in altre alle prime luci dell’alba. In un primo momento i fedeli si ritrovano in Chiesa e pregano quasi al buio, finchè non risuona il canto del sacerdote che li invita ad accendere i loro lumi dal cero pasquale, la loro vita dal Cristo, luce che non tramonta. Segue una processione all’esterno della Chiesa, davanti al protone principale, dinanzi al quale viene proclamato il Vangelo della Risurrezione e intonato il Christòs anèsti – Cristo è Risorto, l’inno della vittoria pasquale. Allora si entra in Chiesa ed è una nuova vita, un nuovo giorno. Il Cristo Risorto diventa il primogenito di una nuova umanità. E la festa continua ininterrotta per una settimana intera e si prolunga per tutta una Quaresima, non più verso la Pasqua e l’incontro con il volto della misericordia del Padre ma di vita in Cristo, per tutta la vita.

(Fonte: Padre Pietro Lanza, Vicario della Eparchia di Lungro)

PRIMA PUNTATA –  Pesach, la Pasqua Ebraica in Calabria

SECONDA PUNTATA- I Riti e la Naca a Gagliano di Catanzaro

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