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Quinta Bolgia, la Dda di Catanzaro chiude l’inchiesta per l’ex deputato Galati

di Gabriella Passariello

Due gruppi imprenditoriali, i Putrino e i Rocca legati alle cosca confederata Iannazzo- Cannizzaro- Daponte,  si sarebbero accaparrati negli anni il mercato delle autoambulanze sostitutive del servizio pubblico, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue, escludendo dal mercato le altre ditte, operando attraverso un’illecita concorrenza con violenza e minaccia e cercando di turbare, mediante atti illeciti la regolarità delle gare  di affidamento delle ambulanze. La Dda di Catanzaro ha chiuso l’inchiesta Quinta Bolgia a carico di 22 indagati, tra personale dell’ospedale “Giovanni Paolo II di Lamezia”, funzionari, dirigenti dell’Asp del capoluogo calabrese ed esponenti politici. Sotto accusa anche sei società, che erogano servizi sanitari o di ambulanza, articoli medicali e ortopedici, servizi di pompe funebri. Nel mirino della Dda, tra gli altri l’ex parlamentare Pino Galati, l’ex consigliere del Comune di Lamezia Luigi Muraca, e i dg dell’Asp, Giuseppe Perri (commissario e poi direttore generale dell’Asp), Giuseppe Pugliese (già direttore amministrativo), ed Eliseo Ciccone (già responsabile Suem 118).

Le ipotesi di accusa. A carico degli indagati a vario titolo si ipotizzano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, turbata libertà dell’industria o del commercio, frode nelle pubbliche forniture, illecita concorrenza con minaccia o violenza, abuso di ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, peculato, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio.

“Il politico a disposizione della cosca”. Galati, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbe assunto nella sua qualità di membro della Camera dei deputati il ruolo di concorrente esterno della cosca confederata Iannazzo- Cannizzaro- Daponte, “in cui è inserito il sottogruppo ‘ndranghetistico Putrino”. Secondo la distrettuale, Galati pur non potendosi ritenere inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio, avrebbe avuto legami privilegiati, con alcuni esponenti di rilievo della cosca.  In particolare con la famiglia Iannazzo, soprattutto con Vincenzino Iannazzo oltre che con Pietro Putrino e con l’ex consigliere del Comune di Lamezia Luigi Muraca, fornendo un contributo fattivo all’associazione. Sarebbe stato riconosciuto dai membri della cosca come un politico a loro disposizione per l’assegnazione di gare di appalto, o posti di lavoro soprattutto nel campo sanitario, ma anche alla Sacal, società che gestisce l’aeroporto di Lamezia e in cambio la cosca avrebbe garantito un costante impegno elettorale per procacciare più voti possibili in vista delle elezioni. Pietro Putrino, Diego Putrino (52 anni), Vincenzo Torcasio, Giuseppe Galati, Luigi Muraca, Giuseppe Pugliese, Giuseppe Perri, Eliseo Ciccone, avrebbero turbato il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando, (il cui iter avrebbe avuto decorrenza dal 26 marzo 2015) sull’affidamento del servizio ambulanze, occasionale o su chiamata del 118 dell’Asp di Catanzaro. Giuseppe Pugliese, secondo le ipotesi di accusa, nella sua qualità di direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria di Catanzaro, avendo in ragione del suo ufficio la disponibilità della macchina  Golf Wolkswagen e del relativo autista, se ne sarebbe appropriato per scopi privati. Avrebbe utilizzato l’auto per raggiungere da Catanzaro la sede della concessionaria Audi a Pianopoli per un incontro con l’onorevole Galati per poi ritornare in direzione Catanzaro.  Eliseo Ciccone, in qualità di pubblico ufficiale, direttore della Unità operativa Suem 118, centrale operativa di Catanzaro, avrebbe abusato della sua funzione relativamente alla corretta esecuzione del servizio di autoambulanza, servizio affidato alla Ats Croce bianca, inducendo Strangis e Colombo nelle rispettive qualità di rappresentante  legale e amministratore di fatto della Ats Croce Bianca a dare o a promettere indebitamente utilità. Strangis, infatti, avrebbe spedito un pacco di circa 20 chili alla figlia di Ciccone, nella sua residenza di Milano.  Pietro Putrino, in qualità di capo indiscusso dell’omonimo gruppo imprenditoriale, riconducibile alla famiglia di ‘ndrangheta Iannazzo confederata con le famiglie Cannizzaro-Daponte, in diretto contatto con il capo cosca Vincenzino Iannazzo, dopo l’esecuzione dell’operazione Andromeda, avrebbe assunto una propria autonomia di azione, mantenendo alta la tensione concorrenziale col gruppo Rocca. Sarebbe ricorso anche alla assunzione di persone con rapporti di parentela con la criminalità organizzata lametina, quali Pierdomenico Iannazzo, figlio del capocosca Francesco, alias “Cafarone”, nonché di Luigi Notarianni, figlio di Aldo, detto “Piluosci”, al fine di mantenere la propria posizione dominante nel settore e salvaguardare i propri interessi economici,  a discapito dell’economia di libero mercato. Pietro Putrino inoltre avrebbe amministrato la “cassa comune” nella quale sarebbero confluiti i proventi derivanti dall’attività dell’illecita concorrenza. Da questa cassa venivano dati, secondo la Dda, i compensi illeciti a ciascun dipendente che con violenza o minaccia procurava committenze di onoranze funebri o forniture sanitarie per il gruppo imprenditoriale Putrino, a discapito della concorrenza di libero mercato. Putrino sarebbe risultato essere il promotore insieme con Vincenzo Torcasio ed altri della turbativa della gara di appalto per l’affidamento del servizio ambulanze grazie all’intermediazione del consigliere Muraca e dell’onorevole Galati.  Fin qui le ipotesi di accusa, di fronte alle quali gli indagati, assistiti dai legali Salvatore Staiano, Francesco Gambardella, Salvatore Cerra, Lucio Canzoniere, Piero Chiodo e Stefano Nimpo, avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti, per depositare ogni atto utile per l’esercizio di difesa, prima che la Procura proceda con il rinvio a giudizio o di archiviazione.

I nomi degli indagati.Pietro Putrino, 73 anni di Lamezia Terme; Diego Putrino, 36 anni di Lamezia Terme; Diego Putrino, 51 anni di Lamezia Terme; Vincenzo Torcasinodetto Enzino, 38 anni di Lamezia Terme; Silvio Rocca, 61 anni di Lamezia Terme;Pietro Rocca, 63 anni di Lamezia Terme; Ugo Bernardo Rocca, 33 anni di Lamezia Terme; Pietro Ferrise, 59 anni di Lamezia Terme; Alfredo Gagliardi, 40 anni di Lamezia Terme; Tommaso Antonio Strangis, 53 anni di Lamezia Terme; Franco Antonio Di Spenadetto Tony, 45 anni di Lamezia Terme; Pasquale Reillo, 52 anni di Lamezia Terme; Roberto Frank Gemelli, 54 anni Lamezia Terme; Sebastiano Felice Corrado Mauceri, 56 anni di Lamezia Terme; Giuseppe Galati, 57 anni di Lamezia Terme; Luigi Muraca, 50 anni di Lamezia Terme; Giuseppe Pugliese, 50 anni di Crotone; Giuseppe Perri, 65 anni di Falerna; Italo Colombo, 48 anni di Catanzaro; Eliseo Ciccone, 65 anni Catanzaro; Giuseppe Luca Pagnotta, 45 anni Montepaone; Francesco Serapide, 45 anni di Catanzaro. Sotto inchiesta anche Croce Rossa Putrino, La Pietà Putrino srl e La Putrino service srl, Rocca Servizi sas, Rocca snc di Silvio Rocca e associazione Croce Bianca Lamezia.

 

 

 

 

 

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