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Regionali, il no delle tre donne al Pd e il caos del centrosinistra. La sfida per un seggio nel Catanzarese

Bruno Mirante – Anna Falcone e Jasmine Cristallo sono le figure femminili che da indiscrezioni giornalistiche, alle quali sono seguite i chiarimenti delle dirette interessate che con accenti e motivazioni diverse hanno rispedito l’ipotesi al mittente, sarebbero state contattate dai vertici del Pd per sondare la loro disponibilità a correre per la presidenza della Regione Calabria. A loro si aggiunge anche Paola Militano, direttore responsabile ed editoriale del “Corriere della Calabria”, che stamane ha riferito dalla sua testata di aver detto “no alla politica senza politica”. E in effetti a latitare in questo incipit di campagna elettorale sono proprio i programmi e i progetti per la Calabria in un quadro politico in cui si alternano nomi e profili da fare invidia al calciomercato.

Tentativi, fondati o presunti, andati a vuoto in un partito dove vige il caos dopo l’ennesima rinuncia di Nicola Irto. Proseguono le trattative romane, in particolare tra il Pd e il Movimento 5 Stelle per l’individuazione di una candidatura di “superamento”, nonostante le solite e anonime “fonti del Nazareno” si siano premurate di rivendicare che il candidato del Pd resti il giovane vicepresidente del Consiglio regionale. Ma è proprio nella corrente di Irto, quella Base riformista di cui è espressione anche il commissario regionale Stefano Graziano, che si registra un certo attivismo per l’individuazione di una candidatura femminile.

Mentre nella giornata di domani è in programma l’atteso vertice del centrodestra che, salvo sorprese,  dovrebbe ufficializzare la candidatura del capogruppo alla Camera di Forza Italia, Roberto Occhiuto, il Pd è ancora in alto mare, ostaggio di correnti che spirano le une contro le altre generando una situazione politica stagnante dalla quale non si riesce ad uscire. Così il vantaggio apparentemente maturato durante i mesi in cui la candidatura di Irto è stata “congelata” rischia così di svanire sotto i colpi di una “guerra da bande” in cui a farne le spese sono quei calabresi che a pochi mesi dal voto non conoscono ancora la proposta politica del partito che alle passate consultazioni è risultato il più votato in Calabria.

Conte: “Si all’alleanza in Calabria ma serve un nome”

Intanto l’ex premier Giuseppe Conte ribadisce che “ci sono le condizioni anche per un Patto per la Calabria (sul modello di quello sottoscritto per Napoli con la convergenza M5s, Pd e alleati su Gaetano Manfredi, ndr.), con tutte le forze di centrosinistra e le forze civiche”. “Ci sono le premesse e le condizioni – rimarca – bisogna trovare un grande o una grande interprete per questo progetto”.

Il segretario provinciale del Pd Gianluca Cuda è al lavoro nella costruzione della lista del collegio che comprende Catanzaro, Crotone e Vibo. L’ex sindaco di Pianopoli, rimasto fuori per una manciata di voti alle passate regionali, sarà di nuovo in campo. Tra gli aspiranti consiglieri regionali del Catanzarese, vi è Enzo Bruno, il politico di Vallefiorita già presidente della provincia di Catanzaro e segretario provinciale del Pd ai tempi di Matteo Renzi. La novità da un punto di vista politico è rappresentata dal consigliere regionale di Catanzaro, Francesco Pitaro. Eletto nel 2017 nella lista “Io resto in Calabria” e poi transitato al misto, Pitaro ha aderito al Pd e segnatamente ad Area Dem, la corrente dell’ex Ministro Franceschini. Sono in corso le trattative per comprendere se l’avvocato catanzarese troverà posto nella lista ammiraglia del Pd o nelle liste civiche che comporranno la coalizione. In ogni caso, sempre nel centrosinistra. Ma l’ultima parola anche sulla collocazione di Pitaro e degli altri aspiranti consiglieri spetterà al candidato governatore. Se e quando il partito di Letta riuscirà a trovare la quadra.

 

 

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