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Regionali e inchieste, Ferro: “Più strumenti alla politica, una banca dati unica tra le Procure”

di Bruno Mirante – Sarà la deputata catanzarese Wanda Ferro ad occuparsi della formazione delle liste di Fratelli d’Italia alle elezioni regionali calabresi. Spetterà a lei, all’interno del partito di Giorgia Meloni, guidare i processi che separano i calabresi dalle urne. Mentre si attende l’individuazione del candidato alla presidenza da parte del tavolo nazionale formato da Berlusconi (oTajani), Salvini e Meloni, l’unica certezza è che il nome dell’erede della compianta Jole Santelli sarà ancora espressione di Forza Italia.

Onorevole, come procedono le trattative in vista delle Regionali?

Al momento è tutto fermo. Con la crisi di governo le trattative si sono arenate nell’attesa che si risolva prima il quadro nazionale. Sembrerebbe che la scelta del nome del candidato a presidente spetterà a Forza Italia, quindi aspettiamo che si riunisca il tavolo nazionale per comprendere tempi, modi e nomi.

Per quanto riguarda le altre candidature in campo, cosa pensa della scelta di De Magistris?

Io guardo sempre in casa mia e non altrove. Quello che auspico è che sia una bella campagna elettorale nei temi e nei toni e nelle personalità che scenderanno in campo. Con Jole (Santelli, ndr) avevamo tutti intravisto la possibilità di un cambiamento. Quello che mi auguro è che non ci sia chi decide di scendere in campo con il vessillo dell’antipolitica, perché lo abbiamo visto a livello nazionale, l’antipolitica ha reso molto poco e in un periodo di emergenza sanitaria continua a lasciare l’amaro in bocca. Io parto dal presupposto che bisogna vincere per governare una terra difficile ma non mi interessa vincere a tutti i costi. Comprensibilmente abbiamo vissuto una fase storica dove i cittadini hanno guardano con maggiore interesse ai movimenti e non ai partiti. Ma tali movimenti hanno dimostrato di non conoscere e di non vivere la realtà calabrese. Intanto non la conoscono, ma non si sforzano neanche di viverla, di stare tra la gente: terminato il periodo elettorale dei comizi e delle piazze nessuno li ha più visti.

In qualità di commissario regionale di Fratelli d’Italia, sarà lei a occuparsi della formazione delle liste?

Da quello che mi è dato sapere non verrà nominato un commissario ad hoc come è accaduto alle precedenti regionali, dunque spetterà a me. Mi auguro di riuscire a fare liste che non deludano e che abbiano a che fare con la storia e la tradizione del partito che mi onoro di rappresentare.

Qualche “inciampo” alle passate regionali c’è stato, alcuni degli eletti di FdI sono stati raggiunti da indagini e provvedimenti da parte delle Procure calabresi..

Tante sono state le batoste in tal senso, purtroppo. Alcune, se non tutte, per quanto ci riguarda non erano prevedibili ma nessuna di esse ha a che fare con la nostra storia politica. Più che un’incetta di consensi quello che auspichiamo è un’incetta di gente che si unisca a noi per portare avanti un percorso di rinnovamento e non insegua l’elezione a tutti i costi. Poi vorremmo più strumenti..

Si spieghi meglio..

Vale per tutti i partiti, abbiamo compreso che guardare il casellario giudiziario di un aspirante candidato non è sufficiente. In questo momento dobbiamo stare tutti più attenti con chi si avvicina a Fratelli d’Italia perché è un partito in crescita e sarà una probabile forza di governo. Spetta a noi capire chi realmente fa politica all’insegna dei propri ideali e chi invece utilizza i partiti come trampolino per interessi che esulano dal bene comune.

Cosa intende per maggiori strumenti?

Ad esempio l’istituzione di una banca dati unica in cui tutte le procure sono collegate. Un candidato x può risultare pulito in Calabria ma sotto indagine in Emilia Romagna o altrove. Nel caso della commissione antimafia, ad esempio, dove non è la politica ad occuparsi di questo ma gli ufficiali di collegamento o gli uffici, questi ultimi devono interpellare procura per procura e tribunale per tribunale per poi emettere un verdetto che solitamente arriva a pochi giorni dal voto. Uniformare le informazioni può rappresentare uno strumento utile sia alla politica che alla stessa magistratura.

A proposito di inchieste giudiziarie, sul Comune di Catanzaro aleggia lo spettro della commissione d’accesso. Da catanzarese e segretaria della commissione Antimafia, che idea si è fatta?

La Procura di Catanzaro sta portando avanti un lavoro importante non solo nel comune capoluogo di regione ma in tutta la Calabria. Da componente dell’Antimafia a me spetta il lavoro in commissione, l’approfondimento di temi fondamentali che riguardano tutta la nostra nazione. Estirpare il male, per quanto mi riguarda, è alla base di tutto. Per ciò che concerne le indagini su Catanzaro credo che il vero rispetto verso i magistrati che lavorano e anche in qualche modo nei confronti degli indagati, sia quello di non utilizzare questo strumento per ferire l’avversario che spesso è anche in casa, non è detto che si tratti dell’avversario storico e contrapposto, né tantomeno di utilizzarlo per attirarsi le simpatie della magistratura. Alcune volte il silenzio è sinonimo di rispetto. All’interno di una coalizione ci si confronta sui temi e non bisogna aspettare che qualcuno inciampi in un infortunio giudiziario per cercare di prevalere non solo con gli antagonisti politici ma anche con gli avversari interni. E’ pure vero che chi da tanti anni ricopre il ruolo di consigliere comunale dovrebbe accorgersi prima di determinate condotte senza attendere l’azione della magistratura. Poi è chiaro: è una pagina che auspichiamo si possa risolvere nel miglior modo possibile per la città capoluogo, una ferita del genere (lo abbiamo visto in altre città) rimane indelebile, un’onta. Ci auguriamo che la vicenda si possa risolversi a favore della città.

 

 

 

 

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