Regione, gli 800 “fantasmi”: guai a licenziarli, ma si potrebbe provare a farli lavorare

Consiglio Regionale rinviato

di Danilo Colacino – Ottocento, dicasi ottocento, persone impiegate in Regione per cui la presidente Jole Santelli, non certo un passante quindi, afferma candidamente in Consiglio: “Ma che mansioni di lavoro svolgono il giorno? Chi lo sa!”.

E se non lo sai lei, figuratevi noi, che pure da giornalisti di fatti del genere ce ne occupiamo.

E se non lo sai lei, figuratevi noi, che pure da giornalisti di fatti del genere ce ne occupiamo.

Ma è difficile condurre un’inchiesta in cui bisogna appurare dove stia la mattina il signor Tizio e se lo ha sistemato Caio, anzi magari Mevio o Sempronio, anche perché i tanti ‘protettori’ di lor fortunati signori non è che siano così fessi, soprattutto di questi tempi, da metterci la firma.

Chissà, allora, pare proprio avesse ragione – al netto dei singoli casi per cui peraltro ci sono pure processi in corso, su cui non possiamo e vogliano entrare – l’ex capo della Protezione Civile calabra Carlo Tansi quando lasciava trasparire che occupare certi posti in Regione era come ‘vincere al lotto’ ogni fine mese.

Si attivi, allora, il governatore, dopo aver fatto la tanto roboante quanto legittima e giusta dichiarazione in Aula, per scomodare questi fantasmi dell’ente, che nessun ormai vuol mandare a casa ma al contrario vedere all’opera.

Quello sì, dal momento che i soldi – in particolare dei contribuenti – si sudano.

È infatti intollerabile che certi potenti della politica, dopo averli serviti, seguitino a tenerli anche al riparo dagli ‘impegni’.

Mentre i dipendenti privati devono sgobbare talvolta per la metà dei soldi elargiti dal settore pubblico e un decimo dei diritti garantiti sempre dalla Pa.

E agli imprenditori, che un futuro ai membri dei loro staff lo assicurano, va persino peggio, forse: abbandonati al proprio destino, anche oggi che sono in balia del Covid-19.

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