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Report Calabria 2019 Bankitalia, cauto ottimismo per il futuro ma ancora troppe zavorre

di Danilo Colacino – “L’economia calabrese nel 2018 è cresciuta, sebbene in misura inferiore all’anno precedente”. Parola di Bankitalia che nel suo abituale report sulle Economie regionali, presentato stamani nella filiale catanzarese della Banca di Stato, ha certificato come il rallentamento abbia riguardato “consumi e soprattutto investimenti, estendendosi nell’ultima parte dell’anno anche al mercato del lavoro”. Malgrado ciò, le “aspettative per le imprese – relativamente al 2019 – resterebbero comunque moderatamente ottimistiche anche se l’incertezza continuerebbe a limitare la voglia di investire”.

Crescita e produttività dell’economia calabrese. Durante la prolungata fase di crisi, come noto iniziata nel 2008, l’attività economica della regione si è contratta in modo notevole. Tra il 2007 e il 2014, il valore aggiunto si è infatti ridotto del 12.9% a fronte del meno 7.7 registrato invece quale media nazionale. Lieve di contro il recupero, nel quadriennio successivo al periodo considerato, pari soltanto all’1.8% a fronte del 4.6 del resto d’Italia e con per giunta un valore aggiunto inferiore dell’11.3% rispetto ai valori ‘prebolla’. Un numero altissimo se si pensa al -3.4% del Paese.

Il tasso di occupazione e il mercato del credito. In relazione al 2017 l’occupazione è cresciuta del 2.6%, ma con indicatori peggiori riguardo alla media nazionale e in particolare evidenziando una certa crescita nel lavoro autonomo e negli incarichi stagionali in virtù dell’impatto della ‘locomotiva’ Turismo. Resta inoltre bassa la capacità del sistema produttivo locale di assorbire i laureati, mentre si registrano non pochi problemi anche nell’agricoltura – nell’ultimo decennio afflitta dalla contrazione di settori chiave quali quelli della coltivazione di olive e agrumi – in cui pure è impiegato il 15% di tutti i lavoratori della regione. Sotto il profilo del mercato del credito i depositi bancari sono invece cresciuti dallo 0.9% all’1.8%. Stessa cosa dicasi per il credito al consumo, che ha fatto segnare un incremento pari al 5.9%. Positiva anche l’ulteriore deflazione dei tassi d’interesse per i mutui, scesi al minimo storico (2%).

Altre ‘zavorre’. In sofferenza pure il mercato delle commesse pubbliche con il 60% delle Province e circa la metà dei Comuni calabresi in disavanzo, anche per la conclamata difficoltà di riscuotere i tributi da parte dei cittadini. Un fatto che si ripercuote sulle commesse per le opere pubbliche e i tempi di pagamento, ormai attestatesi sui 39 giorni a fronte dei 30 nel resto d’Italia. Ma non va certo meglio con il porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto essere un’infrastruttura di fondamentale importanza per la Calabria capace di fungere da traino per l’economia del territorio. Speranza invece persa, anzi naufragata, per una serie di fattori fra cui, non ultimo, il peso della ‘ndrangheta che vi ha allungato sopra i tentacoli e la concorrenza spietata di molti porti del Mediterraneo. Scali più appetibili per i loro minori costi o migliori collegamenti con l’Europa e le rotte intercontinentali.

Qualche piccolo motivo di ottimismo. Il direttore Sergio Magarelli e i ricercatori della sede regionale di Banca d’Italia Giuseppe Albanese, Iconio Garrì e Antonio Covelli, hanno comunque snocciolato in conferenza stampa pure qualche ‘segno più’ come ad esempio l’impennata fatta registrare in alcune nicchie dell’esportazione, un ‘tipo’ di export che ovviamente non può però essere considerato in valori assoluti per le sue dimensioni, e la capacità di iniziativa di un nutrito gruppo di aziende considerate all’interno di un campione molto più largo. Imprese che hanno messo in risalto notevoli fattori di crescita grazie alla loro intraprendenza e all’oculatezza nel portare avanti i propri affari in vari settori merceologici. Un fatto positivo che lascia una luce accesa per il futuro.

© Riproduzione riservata.

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