Revoca della scorta al testimone di giustizia Bentivoglio, la “Tazzina della legalità” scrive a Mattarella e Meloni

La missiva indirizzata anche al ministro dell'Interno, al capo della Polizia, prefetto, questore e sindaco di Reggio Calabria

Una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al capo della Polizia Vittorio Pisani, al prefetto, al questore e al sindaco di Reggio Calabria. A scrivere è Sergio Gaglianese, presidente de “La Tazzina della Legalità”. Oggetto della missiva la revoca della scorta al testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio.

Il testo della lettera

Il testo della lettera

“Con grande stupore ho appreso la situazione riguardante l’imprenditore Tiberio Bentivoglio, il quale il 23 aprile scorso con una semplice telefonata ha visto revocata la sua scorta con effetto immediato, senza alcuna notifica e motivazione. Questa decisione ha suscitato in lui e nei suoi familiari una profonda preoccupazione e rabbia, impedendo loro di condurre una vita normale e costringendo il signor Bentivoglio a rinunciare ai numerosi impegni già programmati. In qualità di presidente dell’associazione “La Tazzina della Legalità”, desidero esprimere la mia solidarietà al signor Bentivoglio, e rivolgermi a voi con la richiesta di intervenire.

Ritengo che provvedimento è profondamente ingiusto, privare di protezione un uomo che ha subito un grave attentato, ricevendo sei colpi di pistola 3 dei quali lo hanno colpito alle gambe, alla schiena e solo grazie al marsupio con all’interno il portafogli lo ha salvato per aver attenuato il proiettile. Ancora ad oggi non è stata atta piena luce, di fatti l’autore non è stato ancora individuato e arrestato. Decisioni simili non scoraggiano solo il diretto interessato, ma anche chiunque intenda denunciare le vessazioni e i soprusi della criminalità organizzata, minando la fiducia nello Stato.

Auspico quindi che questa decisione venga revocata immediatamente, in difesa delle persone oneste che osano denunciare gli abusi, e con pieno rispetto delle istituzioni. È importante sottolineare che tale provvedimento, oltre a mettere a rischio la vita di Tiberio e dei suoi cari, scoraggia anche coloro che vorrebbero seguire il suo esempio. Inoltre, è da segnalare che il Comune di Reggio Calabria ha intimato lo sfratto dall’immobile confiscato alla ‘ndrangheta che ospita l’attività di Tiberio. Questa ulteriore situazione aggiunge ulteriore preoccupazione e frustrazione, evidenziando la fragilità della protezione delle persone che si oppongono alla criminalità. È essenziale agire concretamente, perché non ha senso fare proclami di solidarietà, di lotta alla ndrangheta se poi chi denuncia viene abbandonato. Confido nel vostro impegno e nella vostra attenzione per valutare attentamente la situazione surreale di Tiberio Bentivoglio, ciascuno secondo le proprie competenze”. 

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