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Riflessioni sul Coronavirus: l’analisi del dott. Taverniti

Le riflessioni fatte nel corso dei precedenti incontri, oltre ad essere risultate estremamente suggestive, hanno scatenato tutta una serie di considerazioni, che richiedono a mio giudizio la necessità, oggi alla luce dello stato di fatto in cui la Nazione si trova, una concretizzazione sul piano sostanziale/pratico.

Le faccio subito dunque una domanda a bruciapelo.  

Alla luce degli studi epidemiologici da lei condotti, sarebbe in grado di indicarci con una certa approsimazione la data effettiva in cui il virus ha iniziato a circolare in Italia?

Lei ha fatto inconsapevolmente riferimento a un concerto molto importante in statistica sanitaria. Questa disciplina metodologica scientifica non ha la presunzione, né lo scopo ovviamente, di indicare soluzioni e risposte certe in alcun ambito. Ne  di carattere clinico-diagnostico ne tanto meno terapeutico. Il suo unico obiettivo e finalità è quello di mettere in luce i fenomeni studiati attraverso l’esame di numeri e calcoli, indicando appunto con approssimazione alcune possibili considerazioni nel merito.. È compito di altre branche e settori le successive fasi di analisi, comprensione e conclusioni a riguardo.

Ma questi studi sono in grado anche di indicarci la possibile origine causale e temporo-spaziale del fenomeno?

Si. E non attraverso ipotesi, ma qualcosa di molto meno fantasioso e suggestivo di quello che oggi circola imprudente ente in giro per la rete, riguardo le più fantasiose teorie più o meno complottiste. Questo perché gli studi matematici che ne sono alla base utilizzano precise metodologie empiriche di natura esclusivamente scientifica. Faccio riferimento allo studio dei patrimoni genetici dei virus studiati attualmente in oltre seimila dei soggetti deceduti.

A  quali risultati hanno portato questi studi?

Che con un grado di probabilità molto elevato noi siamo stati sede di due accessi esterni, in rapida successione, provenienti da Cina e Germania. Che non sono ovviamente da considerare untori. Così come non lo siamo noi attualmente, probabilmente propagatori inconsapevoli di questa epidemia in altre parti del Continente o dell’intero pianeta.

Ci può dire cosa quali indicazioni ha potuto ricavare dal suo studio epidemiologico, quali riflessioni le ha suggerito, e soprattutto quali risvolti pratici, in termini di indicazioni operative, lei si sente di esporre?

Fin dai primi giorni di contatto con la sua emittente televisiva, e con lei in particolare, ci siamo confrontati sulla necessità, e opportunità, dell’uso degli strumenti di calcolo quale diritto/dovere di informazione. Lascio a lei molto più competente di me in questo settore il compito di indicare diritti e limiti, legislativi e non. Io esprimo solo una mia personale valutazione, ma in un ambito concettuale/applicativo completamente diverso. La scienza dei numeri è molto complessa, ed esige il possesso per la sua applicazione e utilizzazione finalistica di competenze specifiche, che le assicuro non si acquisiscono certo sulle piattaforme digitali.

Io stesso, che pur non essendo uno specialista del settore, ne sono appassionato e fedele estimatore e studioso, vivo con la costante arte del dubbio e dell’umiltà interpretativa. Atteggiamento ben diverso da chi invece utilizza in questi giorni convulsi questo strumento quale elemento non solo di valutazione ma anche di sicuro convincimento e comprensione.

Vuol forse dirci che intravede possibili potenziali pericolosi segnali di confusione nell’utilizzo di tale metodologia informativa?

Se posso permettermi di essere sincero con lei, e con tutti, sinceramente si. E questo indipendentemente da quelle che sono la volontà o linconsapevolezza, le capacità o incapacità, i meriti o demeriti, sia di chi comunica sia di chi osserva e assorbe l’informazione. Il rischio potenziale è quello di una, consapevole o meno, distorsione informativa?

Ci può fare un esempio pratico?

Con piacere. Leggere un dato secco, porta a madornali errori interpretativi. Ad es gli ottomila morti in un solo giorno, l’incremento del numero dei contagi, l’aumento del numero dei morti indicherebbero a primacchitto una evoluzione sfavorevole del quadro. E invece possono dire esattamente l’opposto.

Ma a cosa è dovuta questo paradosso, se eventualmente di solo paradosso si può parlare?

Alla mancanza appunto di conoscenza e competenza specifica della materia. Parlare solo di % di incremento, tassi, R0 etc senza sapere quali siano le loro realtà costitutive non è solo un errore banale ma soprattutto una pericolosa follia procedurale che può arrecare danni, in termini ad es.  di paure, timori, confusione o al contrario pericolosi convincimenti di ordine contrario.

Ad esempio l’utilizzo delle medie mobili precedenti da me utilizzate nello studio stocastico condotto dal 24.02 non è stato casuale, ma frutto di una precisa scelta di campo in relazione alle poche certezze nel merito di questo nuovo nemico, di cui ahimè sappiamo ancora molto poco. Una di queste è il tempo medio di incubazione da contatto a evidenza clinica, calcolato in 5,1 giorni. Ecco perché il calcolo della medua a 4 e 6 giorni valuta proprio questo parametro tenendo conto che l’evidenza del dato quotidiano è solo il risultato conclusivo di un fenomeno nato cinque giorni prima, e si tiene dunque lontano dal pericolo di provare a capire qualcosa dal freddo calcolo % degli indici giornalieri, che non esprimono alcun valore utile ai fini della corretta interpretazione dell’andamento del fenomeno

A parte l’evidente prudenza procedurale che appare dai suoi discorsi, ma ci può dire se qualcosa di più pregnante e sicuro si può ricavare concretamente dall’approccio metodologico che ha utilizzato con i suoi studi?

La modifica del titolo V della costituzione, è l’assenza di un controllo centralizzato da parte dello Stato, ha fatto sì che questo si sia accontentato solo di assistere passivamente, ed  impotente, ad una concorrenza territoriale regionale priva di regole, in cui vince chi è più potente o chi si accoda ai potenti compiacendoli. Che si concretizza nell’assurdo postulato che cura meglio chi ha più soldi. Le ricordo in ciò anticostituzionale perché contrario alla ratio legis dell’art 32 della Costituzione.

Con questo atteggiamento delirante inoltre lo Stato, per questioni di mero bilancio, non solo nazionale ma europeo, ha abdicato al suo compito e ruolo, che è quello di controllare dell’efficienza e della legalità di una Amministrazione che giuridicamente le è comunque sottoposta.

Questo ha permesso che si sono venuti a creare nel tempo, quasi senza rendercene nemmeno conto, venti sistemi sanitari diversi. Anzi, ventuno, perché diversi sono anche quelli delle province autonome di Trento e di Bolzano.

Conseguenze? Medici e infermieri a fettine. Ospedali chiusi e depotenziati. Risorse, mezzi e personale decimati. Ed oggi proprio a questa componente si chiede di trovare soluzioni che non solo non ha determinato, ma che ha dolorosamente subito.

Ed a proposito delle prossime onde di questo TSUNAMI SANITARIO le ricordo che l’altro giorno le ho fatto cenno delle successive onde che incalzano. E non mi riferisco solo a quella economico-produttiva, che già tante vittime innocenti sta mietendo sul campo. Parlo di quella sociale ad esempio. Medici e Infermieri, ad oggi più di 4000 contagiati e oltre 60 deceduti. Altro che chiamarli eroi. Questi, a torto o ragione che lo si voglia valutare personalmente, potrebbero essere istintivamente indotti  fra poco a prendere i forconi, e chiedere di giudicare loro una classe politica che da anni taglia e basta. Negli ospedali, ma anche nel territorio, si registra un clima aspro. Le parole di Draghi sul debito che adesso pare “autorizzato“ vengono prese con rabbia: “Ci avete tagliato tutto, contiamo migliaia di morti, e adesso ve ne siete accorti?

Lei fin dal primo giorno parla sempre di un problema come una possibile risorsa, una opportunità, se non addirittura un potenziale beneficio. Ma se le cose fossero realmente così come lei ha ipotizzato, cosa si sente di dire su questo specifico aspetto del problema?

E’ troppo facile oggi parlare col senno di poi. Adesso incomincia a sembrare chiaro agli addetti ai lavori cosa sia necessario fare nell’immediato per venire a capo di questa intricata situazione. Ma il problema va visto in prospettiva, perché il ventaglio delle sue componenti è molto più ampio di quello che appare. Non bastano solo DIP OSPEDALI RISORSE UOMINI. Ci vuole un deciso cambio di mentalità. Una rivoluzione strategica che ne implica una molto più grande. Quella mentale, che punti sulla immediata individuazione e successiva istantanea applicazione di percorsi diversi.

La battaglia che oggi stiamo per vincere, grazie alle misure di contenimento e riduzione di impatto adottate dal Governo, sulle strade, è ancora aperta all’interno delle case.

Si proprio quelle case dove ci siamo strategicamente ritirati per rafforzarci in questo scontro con un nemico invisibile e strisciante.

È dunque importante adottare nuove misure per vincere anche in questa nuova fase di scontro. Andando alla ricerca mirata e serrata dei contatti, e non più solo di quelli diretti, come da identificazione ministeriale. Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a quelli indiretti, molto meno intuitivi e identificabili. E qui entrano in gioco nuovi strumenti di lotta.

Faccio riferimento alla necessità di agire con tamponi di massa, misure di di stanziamento sociale per gli operatori esposti di qualsiasi settore, etc.

Poi ultima decisiva battaglia si combatterà nell’ambito dei Presidi Sanitari, proprio lì dove è iniziata, e dove purtroppo contiamo il maggior numero di caduti. Perché questa sarà la sede della madre di tutte le battaglie.

Il coronavirus non è forte ne invincibile. Però ha dimostrato di essere incredibilmente astuto. In questa fase sta prendendo atto di aver perso terreno, e di avere poche possibilità con le risorse che gli sono rimaste di poter continuare a lottare ad armi pari con l’uomo.

Sta per prendere la decisione di ritirarsi, e forse ha già scelto il luogo dove concentrerà tutte le risorse e mezzi a sua disposizione per ritentare un nuovo decisivo attacco frontale. Questa volta non solo in grande stile, ma in forma ancora più subdola rispetto all’inizio di questo scontro a fine febbraio.

Si dice sempre che bisogna imparare non solo dal passato, ossia dalle esperienze che la Storia ci indica come più utili, ma anche da quelle del presente, cioè degli uomini e delle circostanze che hanno dimostrato sul campo, e con fatti non teorie, di essere stati più bravi di tutti.

Bene ora è il momento di smettere di teorizzare questi concetti e incominciare subito a renderli attuativi. Molto rapidamente però, e soprattutto efficaci, perché il Coronavirus non concede alcun tempo né di indecisione né di eccessive riflessioni. Ha tempi decisionali e operativi estremamente rapidi, che mal si conciliano con la nostra atavica mentalità procedurale burocratica mostruosamente, e pericolosamente, macchinosa e lenta.

Bene, perfetto Dottore. Ecco il cammino a cui abbiamo fatto riferimento l’altro giorno. Lento, prudente, equilibrato, ma nel contempo deciso, risoluto, ostinato. Continuiamo così. Credo che con l’aiuto dei nostri ascoltatori forse riusciremo ad arrivare alla meta. Che per noi è quella di provare ad avvicinarci ad una comprensione quanto più possibile vicina alla verità storica e scientifica di questa situazione critica che il paese sta attraversando.

Si. Esattamente questo deve essere il mio, il suo e l’obiettivo finale di tutti noi. Non stiamo cercando colpevoli da buttare in pasto alla massa. Non siamo ne la sede ne le persone indicate a svolgere questo compito. Noi dobbiamo solo sforzarci di apportare il nostro personale contributo per una migliore comprensione dell’accaduto, non solo per richiamare ciascuno alle proprie responsabilità, dando a Cesare ciò che è di Cesare, ma anche per imparare dagli eventuali errori a non fare mai più ciò che non deve essere fatto, ma anche e soprattutto a evitare di omettere di fare, nei tempi e modi più giusti, ciò che è invece necessario fare.

Redazione Calabria 7

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