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Riforma Cartabia, nuova bocciatura di Gratteri: “E’ la peggiore di sempre. Devastante e dannosa”

“E’ la peggiore riforma della giustizia da quando sono in magistratura, ovvero dal 1986. Devastante e dannosa”. E’ quanto dichiarato dal procuratore antimafia Nicola Gratteri a “In Onda” in programma di Davide Parenzo e Concita De Gregorio in onda su La7. “Questa riforma – ribadisce – rappresenta una tagliola per i processi ed è come il processo breve di Berlusconi, tale e quale. Anzi, Berlusconi magari faceva qualche legge ad personam, ma almeno non rimetteva le mani così pesantemente sulla giustizia”. Nel pomeriggio il consiglio dei ministri aveva trovato l’accordo sulla riforma del processo penale voluta dalla ministra Marta Cartabia. La soluzione trovata è quella di prevedere una corsia speciale per i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale, traffico di droga gestito dalle mafie. Per questi processi ci saranno tempi più lunghi: fino a sei anni in appello, per i processi per delitti con aggravante mafiosa, nella fase transitoria di entrata in vigore della nuova prescrizione, fino al 2024. La proposta, frutto di una mediazione del Pd con il ministro Orlando, avrebbe assorbito i dubbi del M5S sull’improcedibilità per l’articolo 416 bis.1 del codice penale, sull’aggravante mafiosa. Una deroga esplicita per quei reati ci sarebbe nella fase transitoria, con la possibilità di termini fino a 5 anni a regime.

“La Cartabia? Forse mai entrata in un’aula di Tribunale”

Modifiche che non bastano perché – come ribadito da Gratteri – restano fuori reati gravi come quelli commessi all’interno della pubblica amministrazione ma anche quelli come la bancarotta fraudolenta o il riciclaggio. “Ci siamo dimenticati – osserva il procuratore di Catanzaro – di tutti i reati che riguardano la pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione”. Sotto questo profilo la Riforma Cartabia tanto somiglia a una “salva-ladri” o, peggio, a un’amnistia mascherata che salva i “colletti bianchi” corrotti. E gli imprenditori collusi? “Tutti i reati che riguardano le bancherotte, dove vengono giudicati imprenditori spregiudicati che organizzano bancherotte per frodare pensando di riciclare andranno in coda e i processi non si celebreranno”. Una ghigliottina pericolosissima. “Non si accorcia il tempo – spiega ancora Gratteri – perché da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura. Nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire quelli che vanno in pensione. La ministra Cartabia fino all’anno scorso ha fatto il professore universitario e probabilmente non è mai stata in un’aula di tribunale. I problemi all’interno degli uffici giudiziari sono un’altra cosa. Questa è la peggiore riforma di sempre”. Un’altra bocciatura, insomma per la “pupilla” del presidente emerito della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, l’uomo che non volle Gratteri nel ruolo di Guardasigilli. Altri tempi, altra storia. “I magistrati d’appello saranno contenti di questa riforma perché diminuirà il loro lavoro. Basterà scrivere ‘improcedibile’ su un processo e il lavoro sarà finito. Così finiranno al macero il 50% dei processi in appello e la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado”.

Le modifiche alla riforma Cartabia

Il Cdm a tal proposito ha deciso di apportare alcune modifiche. Rispetto al testo approvato due volte all’unanimità dal governo, si introducono alcune novità tra cui: si prevede che per i primi tre anni di applicazione della riforma, la durata del processo d’Appello si estende per un ulteriore anno e quella del processo per cassazione di ulteriori sei mesi; si prevede che per taluni reati, in particolare per i reati di associazione mafiosa, scambio politico mafioso, associazione finalizzata allo spaccio, violenza sessuale e reati con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, i giudici di Appello e di Cassazione possano con ordinanza, motivata e ricorribile in Cassazione, disporre l’ulteriore proroga del periodo processuale in presenza di alcune condizioni riguardanti la complessità del processo, il numero delle parti e delle imputazioni o per la complessità delle questioni di fatto e di diritto. Per i reati aggravati di cui all’articolo 416 bis, primo comma, la proroga può essere disposta per non oltre due anni.

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