LA SENTENZA

Processo al clan dei Piscopisani, le accuse della Dda reggono anche in appello: 20 condanne (NOMI)

Pene rideterminate per sette imputati. Stangata per "Sarino" Battaglia, ritenuto uno dei capi del gruppo. Nuova condanna per il boss Pantaleone Mancuso

Ha retto in larga parte anche dinnanzi alla Corte d’appello di Catanzaro presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi il processo contro il clan dei Piscopisani scaturito dalla maxi operazione messa a segno dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia guidata all’epoca da Nicola Gratteri e denominata in codice “Rimpiazzo“. La pena più pesante (28 anni e 3 mesi) è stata inflitta nei confronti di Rosario Battaglia, alias “Sarino”, ritenuto uno dei vertici del potente gruppo di Piscopio che secondo l’accusa si era messo in testa di “rimpiazzare” i Mancuso di Limbadi da Vibo Marina e dintorni. Confermata la condanna a 8 anni di reclusione per il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, già condannato all’ergastolo in via definitiva in altri processi. Complessivamente sono state sette le pene rideterminate rispetto alla sentenza di primo grado e dodici le condanne confermate anche in secondo grado. Tra assoluzioni e prescrizioni sono una dozzina gli imputati prosciolti dalle accuse. Verdetto ribaltato solo per Giuseppe Lo Giudice e Andrea Ippolito Fortuna, precedentemente condannati (rispettivamente a 6 anni e 8 anni di carcere) e oggi assolti.

Le condanne

Rispetto al giudizio di primo grado sono state rideterminate le pene nei confronti di Rosario Battaglia, detto “Sarino”, condannato a 28 anni e 3 mesi (in primo grado 28 anni); Nazzareno Pannace, 6 anni e 8 mesi (13 anni e 5 mesi in primo grado); Francesco Romano, 6 anni (13 anni e 5 mesi in primo grado); Nazzareno Galati, 13 anni e 8 mesi (13 anni e 11 mesi in primo grado) Pierluigi Sorrentino, 6 anni e 8 mesi (13 anni e 4 mesi in primo grado); Michele Rinaldo Staropoli, 7 anni e 2 mesi (9 anni e 6 mesi e 6000 euro di multa in primo grado); Francesco Popillo, 6 anni e 8 mesi (13 anni e 6 mesi in primo grado).

Confermate le condanne emesse in primo grado dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia per Nazzareno Colace, 8 anni e 3000 euro di multa; Domenico D’Angelo, 10 anni; Giuseppe D’Angelo, 10 anni e 4 mesi; Angelo David, 10 anni; Francesco Felice,13 anni e 8 mesi; Giuseppe Brogna, 10 anni; Stefano Farfaglia, 10 anni; Salvatore Giuseppe Galati, detto “Pino il Ragioniere” 12 anni; Benito La Bella, 13 anni e 8 mesi; Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” 8 anni e 3000 euro di multa; Silvano Michele Mazzeo, 8 anni e 5000 euro di multa; Simone Prestanicola, 3 anni.

Assolti e prescritti

Sono stati assolti per non aver commesso il fatto: Nicola Barba detto Cola, di Vibo (il pg aveva chiesto 8 anni); Ippolito Andrea Fortuna di Piscopio(8 anni e 3000 euro di multa in primo grado); Giuseppe Lo Giudice di Piscopio (6 anni e 3000 euro di multa in primo grado); Immacolata Maria Concetta Fortuna di Piscopio; Michele Fortuna (cl. ’85) di Piscopio; Francesco Tassone di Vibo; Gianluca Rosario Tavella di Vibo; Leonardo Vacatello di Vibo; Luigi Francesco Zuliani di Piscopio. Prosciolti per intervenuta prescrizione: Raffaella Mantella di Vibo; Tommaso Lo Schiavo di Vibo, Annarita Tavella di Vibo. Tra gli assolti anche il finanziere in servizio a Vibo Giovanni Tinelli (erano stati chiesti tre anni) mentre la Corte d’appello ha dichiarato inammissibile l’appello contro l’assoluzione di Mariano Natoli, anche lui finanziere in forza al Reparto operativo della Guardia di Finanza di Vibo Valentia.

L’operazione Rimpiazzo

Le accuse contestate, a vario titolo, agli imputati sono associazione mafiosa, usura, estorsione, danneggiamento, illeciti in materia di armi, intestazione fittizia di beni e spaccio di droga. Gli inquirenti hanno ricostruito durante l’indagine una trentina di estorsioni, 9 danneggiamenti e 32 episodi di spaccio. Secondo l’accusa, i Piscopisani puntavano a scalzare i Mancuso di Limbadi dal capoluogo vibonese e dalle frazioni marine sfruttando i guai giudiziari dei Mancuso, molti dei quali all’epoca dei fatti si trovavano in carcere. Secondo l’accusa le vittime delle estorsioni e delle intimidazioni venivano individuate tra coloro che sapevano essere sottoposti al controllo del clan Mancuso tramite i propri emissari sul territorio.

Il collegio difensivo

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Diego Brancia, Giosuè Monardo, Walter Franzè, Giuseppe Bagnato, Francesco Muzzopappa, Giovanni Vecchio, Bruno Vallelunga, Antonio Porcelli, Salvatore Staiano, Nazzareno Latassa, Gregorio Viscomi, Guido Contestabile, Giuseppe Di Renzo; Leopoldo Marchese, Marcello Scarmato, Francesco Gambardella, Michelangelo Miceli, Gaetano Scalamogna, Giuseppe Pasquino, Rosa Giorno, Domenico Anania, Francesco Lione, Giovambattista Puteri, Francesco Calabrese, Letteria Porfidia, Francesco Manti, Giuseppe Rotundo.

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