Rinascita Scott 3 – Assocompari contro il clan Bonavota di Sant’Onofrio, 17 imputati a giudizio (NOMI)

Il processo inizierà il prossimo 13 marzo davanti al Tribunale collegiale di Vibo. Accolta la richiesta della Dda di Catanzaro
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La ‘ndrangheta impiegata in società in Ungheria e in altri Stati Europei per riciclare il fiume di denaro provento delle attività illecite che una volta ripulito veniva reinvestito in immobili, ville di lusso, yacht. Un giro d’affari di milioni di euro, che coinvolge diversi esponenti considerati vicini al clan Bonavota di Sant’Onofrio e rispetto ai quali il gup distrettuale di Catanzaro ha rinviato 17 dei 25 imputati, che hanno optato per l’ordinaria udienza preliminare, nell’ambito dell’inchiesta“Rinascita Scott 3-Assocompari”, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, riciclaggio internazionale, truffa e trasferimento di valori.

I nomi dei 17 che hanno optato per l’ordinaria udienza preliminare

In particolare il gup distrettuale Sara Merlini ha mandato a processo Loris Junior Aracri, 33 anni di Pizzo; Raffaele Arone, 48 anni di Sommariva del Bosco (Cuneo); Basilio Caparrotta, 52 anni di Sant’Onofrio; Gerardo Caparrotta 55 anni di Carignano (To); Francesco Caridà, 55 anni di Pizzo; Gianluigi Cecchi, 51 anni di Milano; Domenico Cichello detto Salvatore 43 anni di Vibo Valentia; Annamaria Durante, 48 anni di Vibo Valentia; Danilo Fiumara 54 anni di Francavilla Angitola (Vv);  Luigi Fortuna, detto “Mastro Gino”, 57 anni di Vibo; Gaetano Loschiavo 35 anni di Sant’Onofrio;  Francesco Santaguida 45 anni di Vibo Valentia; Antonella Silvia Serrao, 59 anni di Francavilla Angitola; Fabrizio Solimeno 33 anni nato a Torino;  Marilena Ventrice, 34 anni di Soriano Calabro; Michele Vitale 44 anni di Chieri (To);  Sona Vesholli 30 anni nata in Albania. Il processo inizierà il prossimo 13 marzo davanti al Tribunale collegiale di Vibo.

Le posizioni stralciate

Quattro le posizioni già stralciate per difetti di notifica dell’avviso di conclusione indagini o della fissazione dell’udienza preliminare. Si tratta di  Giovanni Barone, 54 anni di Roma;  Basilio Caparrotta, 62 anni di Sant’Onofrio,Saverio Boragina 71 anni di Vibo Valentia; Erika Ventrice, 35 anni di Vibo Valentia, mentre altri quattro imputati hanno scelto il rito abbreviato, che verrà discusso il 24 gennaio, giorno in cui è anche previsto il ricongiungimento delle posizioni stralciate. 

Gli imputati che vanno all’abbreviato

Sono stati già stati ammessi al rito abbreviato Giuseppe Fortuna detto Peppe 46 anni di Sant’Onofrio; Giuseppe Fortuna detto Pino 60 anni di Vibo Valentia; Giuseppina De Luca, 55 anni di Vibo Valentia; Vincenzo Barba, 72 anni di Filogaso. 

Le parti civili

Si sono costituite parti civili la Presidenza del consiglio dei ministri, il Ministero delle finanze, la Regione Calabria, la Provincia e il Comune di Vibo, il Comune di Sant’Onofrio, il Comune di Pizzo e l’associazione Antiusura.  

Il collegio difensivo

Sono impegnati tanto nell’udienza preliminare che nell’abbreviato, tra gli altri, gli avvocati Angela La Gamma, Tiziana Barillaro, Antonio Galati, Diego Brancia, Sergio Rotundo, Michelangelo Miceli, Leopoldo Marchese, Nazzareno Latassa, Marcello Scarmato, Marco Rigamonti, Giuseppe Barbuto, Bruno Ganino, Vincenzo Gennaro, Giosuè Monardo e Giuseppe Di Renzo

L’inchiesta “Assocompari”, terza tranche di Rinascita Scott

Il blitz dei carabinieri scattò all’alba dello scorso 23 gennaio colpendo gli interessi economici dell’articolazione di ‘ndrangheta dei Bonavota di Sant’Onofrio. Nel mirino della Procura antimafia guidata da Nicola Gratteri sono finiti presunti appartenenti al potente clan vibonese che, come raccontato da diversi collaboratori di giustizia, vanta ramificazioni nel Nord Italia e all’estero. A quattro dei 30 indagati, ovvero Giovanni Barone, i due Basilio Caparrotta e Gerardo Caparrotta, viene contestato il reato di associazione mafiosa e cioè l’appartenenza alla locale di Sant’Onofrio.

In particolare, Giovanni Barone, per agevolare le attività di riciclaggio in favore della cosca, avrebbe costituito una serie di società di diritto italiano, ungherese e cipriota, fittiziamente intestate a terzi soggetti. Gli inquirenti ritengono di aver ricostruito anche le dinamiche sottese a una truffa, consumata nel 2017 dall’articolazione mafiosa, a danno di investitori omaniti che hanno versato la somma di un milione di euro dietro la promessa di ottenere il 30% delle quote di una società cui era riconducibile un compendio immobiliare a Budapest.

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