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Rinascita Scott, al via il maxi processo alla massomafia. Chi sostituirà il giudice ricusato?

di Mimmo Famularo – Il maxi processo “Rinascita Scott” apre ufficialmente i battenti nella nuova e futuristica aula bunker di Lamezia Terme con un grande interrogativo: chi presiederà il collegio giudicante rimasto “zoppo” dopo la ricusazione di Tiziana Macrì? Proprio qualche giorno fa la Corte di appello di Catanzaro ha accolto l’istanza di ricusazione presentata dalla Direzione distrettuale antimafia guidata da Nicola Gratteri (LEGGI QUI). Il nodo verrà sciolto solo domani mattina nell’udienza che vede alla sbarra 330 imputati che hanno scelto di essere processati con il rito ordinario dinnanzi al Tribunale di Vibo Valentia. L’appuntamento è per le 9.30 mentre alle 13 toccherà a chi ha scelto ed è stato ammesso all’immediato: oltre all’avvocato Giancarlo Pittelli, l’imprenditore di Vibo Mario Lo Riggio, l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo e l’avvocato Giulio Calabretta. Il giudice Tiziana Macrì è stata ricusata proprio nell’ambito di questo troncone ma un’altra istanza sarebbe già stata depositata dalla Dda e riguarderebbe il processo con rito ordinario. Scorrendo la tabella a sostituire la Macrì nel ruolo di presidente del Tribunale collegiale di Vibo dovrebbe essere Brigida Cavasino ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo.

I numeri del maxi processo

Imponenti le misure di sicurezza predisposte nella zona industriale di Lamezia Terme dove si celebrerà un processo destinato ad entrare nella storia e che punta a riconoscere la struttura unitaria della ‘ndrangheta vibonese. I pm antimafia Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso che rappresentano l’accusa hanno citato ben 908 testi. Sono 58 i “pentiti” chiamati a deporre. Tra questi spicca Gaspare Spatuzza, l’ex killer della famiglia di Brancaccio che ha rubato la Fiat 126 trasformata in autobomba nella strage di via d’Amelio. Chiamato a testimoniare anche il giudice Marco Petrini, condannato dal Tribunale di Salerno a 4 anni e 4 mesi per corruzione in atti giudiziari. E ancora collaboratori di giustizia storici come Pino Scriva di Rosarno, l’ex boss di Messina Gaetano Costa, l’ex boss di Cosenza Franco Pino oltre al super pentito vibonese Andrea Mantella, l’ex capo dell’ala scissionista considerato dagli inquirenti una sorta di Buscetta calabrese. La Dda di Catanzaro ha chiesto l’acquisizione dei verbali rilasciati da collaboratori deceduti: Gerardo D’Urzo e Rosario Michienzi di Sant’Onofrio, Domenico Cricelli di Tropea, Francesco Fonti di Bovalino (il pentito delle “Navi dei veleni”). Altissima l’attenzione mediatica con una lista lunghissima di giornalisti e operatori tv accreditati: dal Times di Londra fino alla Bbc passando per le grandi agenzie di stampa internazionali Reuters e Associated Press.

La mappa della ‘ndrangheta vibonese

I carabinieri del Ros e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno ricostruito l’attuale mappatura della ‘ndrangheta nel Vibonese con al vertice la cosca Mancuso che, dall’alto della sua potenza, dettava legge sul territorio appoggiata da una serie di “famiglie”: i La Rosa a Tropea; la consorteria Fiarè-Razionale-Gasparro a capo della locale di San Gregorio d’Ippona; la cosca Lo Bianco-Barba e i Camillo-Pardea dominanti sulla locale di Vibo Valentia città; la cosca Accorinti del locale di Zungri; il gruppo dei Piscopisani a capo della locale di Piscopio; la cosca Bonavota del locale di Sant’Onofrio; la cosca Cracolici, ‘ndrina di Filogaso e Maierato; la cosca Soriano di Filandari, Ionadi e San Costantino; la cosca Pititto-Prostamo-Iannello della società di Mileto; la cosca Patania della locale dominante a Stefanaconi.

La “massomafia” alla sbarra

“Rinascita-Scott” ha colpito, per la prima volta, tutte le ‘ndrine del Vibonese e anche i “colletti bianchi” e la rete di rapporti tra ‘ndranghetisti, ambienti imprenditoriali, politici e massonici. Non a caso i magistrati della Dda di Catanzaro hanno descritto la criminalità vibonese come “un vero e proprio cartello ‘ndranghetistico trasversale rappresentativo delle locali di ‘ndrangheta della Provincia di Vibo Valentia” e i capi “una sorta di direttorio criminale (denominato ‘caddara’) avente decisiva influenza in tutta la zona”. Fra i reati contestati vi sono l’omicidio, il tentato omicidio, l’associazione mafiosa, l’estorsione, la truffa, il traffico di stupefacenti, la detenzione illegale di armi, l’usura, il danneggiamento, il concorso esterno in associazione mafiosa, l’abuso d’ufficio, la rapina e l’intestazione fittizia di beni.  Circa 600 gli avvocati impegnati nel collegio di difesa degli imputati. Fra gli imputati, Lugi Mancuso, 66 anni, di Limbadi, ritenuto al vertice della ‘ndrangheta vibonese, l’ex consigliere regionale del Pd Pietro Giamborino, gli avvocati Vincenzo Renda, Francesco Stilo e Nazzareno Latassa, l’ex sindaco di Pizzo Gianluca Callipo, l’ex assessore di Vibo Vincenzo De Filippis, l’ex consigliere comunale di Vibo Alfredo Lo Bianco, l’ex comandante della Polizia municipale di Vibo Filippo Nesci, gli imprenditori Mario e Umberto Artusa e Gianfranco Ferrante, il gioielliere di Vibo Vittorio Tedeschi, l’ingegnere ed ex assessore comunale di Vibo Francesco Basile, l fratello Paolo Basile (commercialista), il dentista di Limbadi Agostino Redi, l’operatore giudiziario del Tribunale di Vibo Danilo Tripodi, il carabiniere Antonio Ventura, la poliziotta della Stradale di Vibo Daniela De Marco, la veterinaria Chiarina Cristelli, dirigente del Servizio veterinario dell’Asp di Vibo Valentia.

I cinque tronconi di Rinascita Scott

Il maxi processo è diviso in cinque tronconi. Quello di domani è filone principale che verrà probabilmente riunificato con il processo celebrato con giudizio immediato che vede imputati Pittelli più altri quattro. All’abbreviato sono invece stati ammessi 91 imputati. L’udienza è fissata per il prossimo 27 gennaio sempre nell’aula bunker di Lamezia Terme con la requisitoria del pm antimafia. In tredici invece compariranno dinnanzi la Corte d’assise di Catanzaro il prossimo 10 febbraio del 2021. Si tratta di Giuseppe Antonio Accorinti, detto Peppone; Saverio Razionale; Vincenzo Barba, alias “U Musichiere”; Filippo Catania; Paolino Lo Bianco; Andrea Mantella; Antonio Iarullo; Francesco Carnovale; Alessandro Iannarelli; Salvatore Valenzise; Pantaleo Maurizio Garisto; Valerio Navarra; Antonio Vacatello. Al centro del processo una serie di omicidi commessi nel Vibonese e finiti tra le migliaia di pagine dell’inchiesta. Per alcuni imputati è caduta l’aggravante mafiosa e per questo motivo verranno giudicati dal Tribunale ordinari secondo la competenza territoriale. Così un pezzo di processo di “Rinascita Scott” si celebrerà a Cosenza con prima udienza fissata per il 15 aprile del 2021. Chiamati a difendersi dalle accuse saranno i politici Nicola Adamo, Pietro Giamborino, il nipote di quest’ultimo Filippo Valia e Giuseppe Capizzi. Dinnanzi al Tribunale collegiale di Catanzaro compariranno invece l’uno aprile del 2021 Giuseppe Calabretta, Rocco Delfino, alias “U Rizzu”; Salvatore Delfino; Roberto Forgione; Ilenia Tripolino e il colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli.

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