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Rinascita Scott, Arena: “Il carabiniere-spia delle cosche coinvolto nelle truffe assicurative”

di Mimmo Famularo – La casa svaligiata dai ladri e la richiesta di aiuto a Bartolomeo Arena, oggi collaboratore di giustizia, ieri esponente di spicco di una delle principali articolazioni di ‘ndrangheta di Vibo, quella dei “Pardea-Ranisi”. A rivolgersi a lui sarebbe stato Antonio Ventura, non un cittadino qualsiasi ma un carabiniere, tra gli imputati di “Rinascita Scott”. Il particolare è stato confermato in aula da Arena rispondendo alle domande degli avvocati Vincenzo Cicino e Marcello Scarmato. Si tratterebbe di uno dei due episodi per i quali il collaboratore di giustizia avrebbe incontrato “riservatamente” il militare di origini pugliesi accusato di aver passato notizie riservati ai clan vibonesi e, in particolare, ai Piscopisani. Il furto subito da Ventura risalirebbe secondo i ricordi di Arena tra il 2011 e il 2012. “Gli rubarono alcuni preziosi in casa e venne da me – dichiara – più o meno nell’immediatezza, forse qualche giorno dopo. Ancora non aveva denunciato il furto ma non posso escludere che l’abbia fatto successivamente. In ogni caso non riuscimmo a trovare la refurtiva perché i ragazzi ai quali avevo intenzione di rivolgermi vennero arrestati in un’operazione di polizia”.

“Ci siamo salutati con il bacio”

Ventura sapeva chi fosse Arena e, allo stesso tempo, Arena sapeva che Ventura avrebbe passato informazioni riservate alle cosche. Conoscenza diretta? Non proprio da quanto emerso nel controesame. Che il carabiniere fosse una sorta di “spia” dei clan, il collaboratore di giustizia lo avrebbe saputo da un amico in comune, un imprenditore del quale fa anche il nome e che risulterebbe imparentato con i Piscopisani. “Si dimostrava disponibile e diceva – sostiene riferendosi al militare – che c’erano indagini su diversi soggetti senza specificare l’inchiesta precisa. Erano comunque notizie inerenti la faida tra i Piscopisani e i Patania di Stefanaconi”. Arena ha poi ribadito di aver parlato più volte con Ventura ma solo in due occasioni in modo riservato, faccia a faccia. Oltre alla storia del furto, anche in un’altra circostanza relativa a un falso incidente stradale: “In quella fase – spiega il pentito – mi fece parlare con sua moglie che aveva un’agenzia privata per accertare la veridicità dei sinistri”. L’ultimo incontro tra Arena e Ventura risalirebbe invece ad agosto-settembre del 2019 all’interno di un negozio di ottica. Un incontro casuale avvenuto qualche settimana precedente che il primo diventasse collaboratore di giustizia e che il secondo venisse arrestato nel maxi blitz sfociato dall’inchiesta “Rinascita Scott”: “In quell’occasione erano presenti anche la mia ragazza dell’epoca e quello dell’ottica. Con Ventura ci siamo anche salutati con un bacio”.

Il business delle false assicurazioni

Secondo quanto riferito dal pentito, Ventura avrebbe passato informazioni riservate fino al 2014 e sempre per il tramite dell’imprenditore amico dei due e imparentato con i Piscopisani. “Quando Ventura – precisa Arena – ha avuto problemi non abbiamo più saputo nulla”. Ma perché il militare che è stato in servizio anche al Nucleo investigativo di Vibo avrebbe dovuto vestire i panni dell’infedele e fare la spia per conto dei clan? “Ventura – chiarisce il collaboratore – non veniva pagato. Lo faceva per amicizia”. Con chi? Sempre con l’amico-imprenditore che faceva da tramite: “C’era un amicizia stretta anche perché insieme facevano diversi sinistri assicurativi falsi”. E qui lo storia si intorbidisce di più. “Ventura – aggiunge il pentito – se la vedeva con i periti anche in virtù del suo status di carabiniere”. Come funzionava la truffa alle assicurazioni? “Loro fingevano dei falsi incidenti – spiega Arena – poi Ventura se la vedeva con i periti per la liquidazione e nessuno contestava nulla”. Un ulteriore retroscena raccontato dalla persona che avrebbe fatto da tramite e che con il militare sarebbe stato anche in affari: “Mi diceva che tramite Antonio Ventura avevano fatto diversi soldi con le assicurazioni e i soldi se li dividevano”.

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